P2P, le diffide di BSA agli ISP italiani

Punto Informatico approfondisce con Vira, tra gli operatori che stanno ricevendo notifiche dai produttori di software proprietario, secondo cui utenti internet italiani usano il P2P per condividere programmi illegalmente
Punto Informatico approfondisce con Vira, tra gli operatori che stanno ricevendo notifiche dai produttori di software proprietario, secondo cui utenti internet italiani usano il P2P per condividere programmi illegalmente


Roma – Non si ferma la crociata delle major della musica, del cinema ma anche del software, contro i sistemi peer-to-peer e gli utenti che vengono accusati di sfruttarli per condividere file illegali, una crociata che spesso e volentieri tira in ballo, loro malgrado, anche gli ISP italiani . Come è successo a Vira , operatore di spicco che di recente ha iniziato a ricevere notifiche da parte di Business Software Alliance , relative all’attività P2P dei propri utenti.

A fronte di un quadro regolamentare tutt’altro che chiaro e di leggi antipirateria particolarmente pesanti, Vira ha adottato una formula secondo cui l’utente di cui alla notifica viene avvisato una prima volta. Al secondo avviso, la sua connessione viene terminata. Per approfondire il tema, e comprendere le difficoltà in cui anche operatori di primo piano si dibattono su questo delicatissimo fronte, Punto Informatico ha approfittato della disponibilità di Giovanni Prignano , presidente di Intratec-Vira.

Punto Informatico: In un momento così complesso per le proprietà intellettuali nell’era digitale, le segnalazioni che vi arrivano da Business Software Alliance certo non sorprendono. E’ la prima volta? Non vi sono mai giunte altre segnalazioni da altre organizzazioni di difesa del diritto d’autore, ad esempio RIAA o MPAA?
Giovanni Prignano: No è la prima volta che accade ma abbiamo motivo per credere che sia la prima di una lunga serie.

PI: Le segnalazioni di BSA non hanno in effetti un carattere ultimativo, né per Intratec né per l’utente. Nel testo di BSA si parla infatti di una sorta di “segnalazione” che puo’ rendere “non necessarie” eventuali misure di carattere legale. Questo se il provider prende per buone le affermazioni di BSA, ossia che sui computer di alcuni utenti segnalati dalla stessa BSA si trovino in effetti i software pirati che la stessa BSA elenca. Ma che prove ci sono che un file come “McAfee VirusScan ITA 10.0.25.rar” contenga effettivamente un prodotto proprietario? Non dovrebbe accertarlo un tribunale? Voi provvedete ad accertarvene? E in che modo?
GP: Noi non facciamo assolutamente nulla di invasivo ne investigativo, ce ne guardiamo bene!
Dalla comunicazione inviata da BSA si evince chiaramente che quel file è (o è stato) pubblicamente esposto per lo scarico in P2P. Pensiamo che con ogni probabilità la stessa BSA prima di inviare la comunicazione lo abbia effettivamente scaricato, sarebbe strano se non lo avessero fatto.

PI: Qualora Intratec si rifiutasse di prendere provvedimenti sulla scorta della segnalazione di BSA, potrebbe subire delle conseguenze legali?
GP: Sì, noi e i nostri legali siamo di questo parere.

PI: Un’accusa diciamo di complicità o favoreggiamento di attività di abuso delle proprietà intellettuali può prescindere dall’accertamento della natura dei file che vengono scambiati?
GP: No, assolutamente no. Ma non sappiamo a che punto dell’indagine siano e per questo preferiamo agire cautelativamente rispettando le loro indicazioni.

PI: Altri operatori Internet italiani intervistati da Punto Informatico in passato, anche loro investiti da note e diffide di major di varia natura, hanno dichiarato che non effettueranno alcun tipo di controllo né blocco fino a quando non sarà la magistratura a chiederlo. Che ne pensate di questa posizione? E’ giuridicamente sostenibile?
GP: Ognuno agisce secondo le proprie cognizioni e responsabilità. Noi crediamo che il rispetto di un “avviso bonario” possa evitare a tutti problemi ben più gravi di un semplice avviso.
E’ fuori discussione che prima o poi qualcosa si muoverà e noi non vorremmo essere tra quelli che hanno agito con omissione.

PI: In una nota postata sui vostri forum si legge: “In caso di secondo avviso, saremo costretti a sospendere la connessione dell’utente per uso improprio e segnalare l’intera questione alle autorità giudiziarie competenti al controllo”. Non dovrebbe essere la BSA a procedere con una denuncia? Non rischiate così di perdere la fiducia dei vostri utenti?
GP: La fiducia crediamo si ottenga dimostrando trasparenza e serenità nell’affrontare un problema oramai evidente.

PI: La trasparenza degli operatori è un bene raro per gli utenti…
GP: Nascondere la testa sotto la sabbia puo’ far comodo forse per ottenere più utenti ma di certo non cautela ne l’azienda ne tantomeno il Cliente in caso di prosecuzione giudiziaria. Ripetiamo che una mail di avviso oggi puo’ evitare guai ben peggiori: perchè il Cliente dovrebbe avercela con noi?
Se, nonostante i nostri avvertimenti, il Cliente ritiene di poter continuare nella sua attività, sarà lui stesso ad assumersi le responsabilità di cio’ che accadrà ma non potrà dire di non essere stato avvisato.
Una nostra inattività dopo l’avviso potrebbe essere interpretata giuridicamente come un favoreggiamento o peggio, come complicità.

PI: Il difficile ruolo svolto dai provider è reso ancora più complicato dai toni che spesso assume la battaglia senza quartiere condotta contro la pirateria e il file sharing. A vostro avviso le normative sono sufficientemente chiare? E’ giusto che un provider sia considerato spesso qualcosa di diverso da una compagnia telefonica: a quest’ultima nessuno chiede conto dei contenuti delle telefonate…
GP: Le leggi non sono affatto chiare e questo non facilita di certo il nostro lavoro. Con una maggiore chiarezza si delineerebbero facilmente i confini della legalità a favore di una maggiore serenità sia dell’impresa che dell’utenza. Non crediamo sia davvero possibile paragonare una telefonata con una connessione internet, con la quale si possono trasferire proprietà, se pur intellettuali.
In chiusura, Intratec non è contro il peer to peer legale, ma non possiamo rischiare sulla nostra pelle per attività ritenute illegali. La legge esiste e va applicata ma soprattutto rispettata.
Siamo certi che gli altri provider che hanno ricevuto le stesse nostre comunicazioni, avranno modo di riflettere meglio sul da farsi evitando di rimandare a domani qualcosa che sta già accadendo oggi. Magari evitando così guai ben più gravi della presunta perdita di quegli utenti offesi da una semplice mail di avviso.

a cura di Paolo De Andreis

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16 03 2006
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