PA e Open Source: botta e risposta

Dopo la pubblicazione della notizia su Punto Informatico si apre la polemica politica


Roma – “Questo governo continua a stupirci per la sua tendenza reazionaria in tema di nuove tecnologie” – così si è espressa netWork, l’associazione diessina sull’innovazione tecnologica presieduta da Vincenzo Vita, in merito al bando di gara, pubblicato sul sito www.tesoro.it, per la fornitura di software al Ministero dell’Economia e delle Finanze, di cui si è parlato nelle scorse ore su Punto Informatico. Un bando che esclude tassativamente l’open source.

Sulla questione ha replicato il ministro all’Innovazione Lucio Stanca sostenendo le ragioni della scelta contenuta nel bando e spiegando che in quel caso l’adozione di sistemi operativi open source avrebbe causato un aggravio delle spese per lo Stato.

Alla risposta di Stanca hanno replicato ulteriormente esponenti diessini. Lo stesso Vita ha affermato che Stanca “dovrebbe per lo meno a spiegare ai suoi colleghi quali siano i vantaggi derivanti dall’introduzione di questo tipo di software. Se non riesce a incidere neppure su questo tipo di scelte, tutto il resto, a partire dal roboante piano dell’e-government presentato oggi, rimarrà lettera morta.”

Successivamente Pietro Folena, riferendosi alla notizia di Punto Informatico, ha affermato: “Il governo proibisce esplicitamente l’utilizzo di sistemi operativi open source obbligando così le pubbliche amministrazioni ad acquistare a prezzi altissimi programmi e servizi che sono disponibili di fatto anche gratuitamente e la cui efficienza è provatissima. Per questo ho presentato un’interrogazione parlamentare al governo ricordando che in Francia e Germania la Pubblica Amministrazione si apre ai programmi non prorietari, che risultano spesso essere più sicuri ed economici di quelli commerciali, mentre in Italia si segue la strada inversa”.

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