Pac-Man? Un'avventura testuale

Il videogame dell'uomo-pizza aduso al consumo cronico di pillole è ora disponibile in una versione tutta retrò e lacrimucce. Si gioca come Zork, con un pizzico di claustrofobia in più rispetto all'originale. Wakka wakka!
Il videogame dell'uomo-pizza aduso al consumo cronico di pillole è ora disponibile in una versione tutta retrò e lacrimucce. Si gioca come Zork, con un pizzico di claustrofobia in più rispetto all'originale. Wakka wakka!

Che Pac-Man sia un evergreen, che ha passato da tempo il confine dei videogame per approdare nell’immaginario collettivo di giovani e adulti, lo dimostra la presa che il personaggio ancora ha dopo 28 anni di labirinti, fantasmi e pastoni di pasticche dalla natura sconosciuta. Ma che un titolo tipicamente arcade, che fa dunque della frenesia delle sessioni di gioco il suo tratto distintivo, potesse sposarsi idealmente e concretamente con le vecchie avventure testuali risulta nondimeno sorprendente.

Zork , considerato il primo esponente del genere interactive fiction , per quanto sia nato nella stessa epoca di Pac-Man – siamo nei primi, magnifici anni 80 della golden age videoludica – vive e si nutre di sensazioni parecchio diverse. Se l’uomo-pizza evoca azione, frenesia e un gran senso di coordinazione tra la mente e il corpo che tiene in pugno il joystick, Zork e le avventure testuali sono il regno assoluto della fantasia , in cui la “grafica” di gioco se la immagina il giocatore stesso e il ritmo della vicenda lo dettano i comandi impartiti direttamente per mezzo della tastiera in plain english .

Una delle tante versioni del celebre videogame Eppure, nonostante l’abisso tra i due titoli, c’è chi nell’universo sempre imprevedibile di Internet ha pensato bene di sperimentare la chimera Pac-Zork, provando a fondere l’atmosfera dell’interactive fiction e il classico schema “wakka-wakka” dell’uomo pizza pillole-dipendente. Così è nato Pac-Txt , il Pac-Man in cui il protagonista si sposta con i comandi da tastiera, le pillole fluttuano ad altezza di bocca e i fantasmi tendono a riempire l’immaginazione molto più di quanto possano fare in un titolo con grafica animata.

L’incipit dell’avventura, da sempre fondamentale per preparare l’immaginazione e introdurre l’atmosfera di gioco, recita così: “Ti svegli in un grande complesso, leggermente disorientato. Palline lampeggianti svolazzano all’altezza della bocca intorno a te in ogni direzione. In lontananza puoi sentire il debole ululare di quello che puoi immaginare essere solo qualche tipo di fantasma o diversi fantasmi”.

Pac-TxT è certamente un’idea bizzarra e inconsueta, non per niente nata a margine di un festino a base di alcool verso le due di notte come lo stesso autore confessa sulla pagina del gioco. Un’esperienza forse improponibile per gli assatanati del joypad da PlayStation, ma certamente una sorpresa per chi avrà la pazienza di immergervisi .

Una delle tante versioni del celebre videogame Con la fantasia libera di sguazzare per un mondo di gioco che vive solo nella propria testa, i corridoi tendono ad essere ancora più claustrofobici, le pillole si ingeriscono con più gusto e i fantasmi, per quanto siano più rari da incontrare, incutono un timore inedito. Questo a ulteriore dimostrazione del fatto che l’essenzialità dei vecchi arcade ben si sposa – ancora oggi – con una immaginazione non completamente anestetizzata dalle mirabilie della grafica iper-realista delle produzioni videoludiche moderne.

Alfonso Maruccia

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06 11 2007
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