Paesi Bassi, indagini a mezzo spyware

Un rappresentante del governo olandese propone l'istituzione di "super-poteri" in grado di garantire l'installazione di spyware da remoto, e persino la cancellazione di dati su sistemi presenti fuori dai confini

Roma – Mentre in Germania si continua a discutere sul trojan di stato , nei Paesi Bassi si invoca l’istituzione di nuove norme che permetterebbero alla polizia di installare spyware da remoto e fare anche di peggio. A proporre la ratifica di “super-poteri” telematici è nientemeno che il Ministro della Giustizia Ivo Opstelten, e le motivazioni sono naturalmente di sicurezza piuttosto che di spionaggio sui cittadini comuni.

La proposta di Opstelten prevede in particolare la possibilità di installare spyware per permettere alla polizia di “prendere il controllo” dei PC sospetti, fare ricerche sul sistema anche nel caso in cui questo si trovi fuori dai confini dei Paesi Bassi e persino distruggere i dati (presumibilmente illegali) trovati sui computer analizzati.

Privacy? Rogatorie? Giusto processo? Per il politico olandese è tutto superfluo o comunque meno importante della sicurezza e del contrasto ai rischi del cyber-crimine: grazie ai loro poteri di controllo, i poliziotti potrebbero in teoria mettere fuorigioco botnet e cancellare materiale pedopornografico individuato sui server sotto indagine.

Le associazioni per la difesa dei diritti digitali la vedono in maniera diversa, come prevedibile: Bits of Freedom evidenza i “rischi inaccettabili” insiti nella proposta di Opstelten soprattutto per quel che concerne la sicurezza, visto che installare spyware – ancorché “di stato” – diminuisce piuttosto che aumentare i problemi connessi alla salvaguardia dei sistemi informatici.

Contro una proposta di legge attesa al debutto in parlamento entro i prossimi mesi, l’associazione dei Paesi Bassi chiama a raccolta un’opposizione internazionale contro quella che potrebbe trasformarsi in una minaccia alla sicurezza e alla privacy anche altrove in Europa.

Alfonso Maruccia

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