Oltre cinque anni fa, il Parlamento europeo aveva invitato la Commissione europea a presentare una proposta legislativa per contrastare le trasmissioni illegali di eventi sportivi. La Commissione ha adottato solo una raccomandazione non vincolante. Uno studio ha evidenziato che questo approccio non funziona. Sarebbe meglio un regolamento che introduce un blocco entro 30 minuti, come avviene in Italia con la piattaforma Piracy Shield.
Ordini di blocco per ISP, DNS, CDN e VPN
In base alla raccomandazione della Commissione sulla lotta alla pirateria online degli eventi sportivi e di altri eventi in diretta, i prestatori di servizi di hosting dovrebbero intervenire con urgenza per ridurre al minimo i danni causati dallo streaming illegale. Gli Stati membri dovrebbero inoltre consentire ai titolari dei diritti di chiedere ingiunzioni dinamiche (come avviene con Piracy Shield in Italia).
Un nuovo studio (PDF), commissionato dal Parlamento europeo e firmato dal professore Giovanni Maria Riccio dell’Università di Salerno, evidenzia che la raccomandazione non è sufficiente. Viene quindi suggerita l’introduzione di un regolamento vincolante per contrastare lo streaming illegale.
L’attuale risposta dell’UE alla pirateria dei contenuti in diretta rimane frammentata e non pienamente adattata alla velocità e alla complessità tecnica delle trasmissioni in diretta. Le norme esistenti forniscono strumenti utili, ma non garantiscono ancora un’applicazione coerente e tempestiva in tutti gli Stati membri.
Lo studio sottolinea la necessità di introdurre ordini di blocco per gli intermediari. Non solo ISP (Internet Service Provider), ma anche fornitori di DNS, CDN e VPN. Il blocco dovrebbe avvenire entro certe scadenze temporali (ad esempio 30 minuti come in Italia). Google ha recentemente evidenziato i possibili danni collaterali, mentre Cloudflare ha avviato uno scontro legale con AGCOM in Italia.
Nello studio viene evidenziata la scarsa efficacia dei blocchi tramite IP e DNS, in quanto possono essere bloccati siti e servizi legittimi. Nonostante ciò viene comunque suggerito di estendere l’approccio italiano a tutti i paesi europei.