Per AOL, Bebo è da buttare

Entro maggio, se non si faranno avanti acquirenti, il social network verrà chiuso. Facebook ha vinto e resistere è inutile
Entro maggio, se non si faranno avanti acquirenti, il social network verrà chiuso. Facebook ha vinto e resistere è inutile

AOL aveva acquistato Bebo , social network che nel 2008 raccoglieva milioni di adolescenti soprattutto britannici, per 850 milioni di dollari : a soli due anni da quell’esborso non trascurabile sembra pentirsene e annuncia l’intenzione di farne a meno. Vendendo la piattaforma o, in mancanza di offerte più convenienti della dismissione, chiudendolo.

Quando è stato acquistato per colmare le mancanze sul fronte “social” di AOL, Bebo raccoglieva quasi 40 milioni di utenti: ma nel frattempo le cose sono molto cambiate, soprattutto sul fronte dei social network. Nel frattempo, per esempio, è esploso Facebook : dal momento che in gran parte il valore di queste piattaforme è commisurato ai rapporti in rete che genera, allora si capisce come investire in possibili concorrenti di FB oggi sia difficile.

Insomma gli eventi hanno reso l’acquisto pressoché inutile per AOL. Per cui la notizia della dismissione non sorprende affatto gli osservatori .

Nel 2009, poi, l’ex CEO di Bebo Joanna Shields ha lasciato AOL (e oggi lavora proprio per Facebook). Fatto che sembrava solo il logico preludio ad una decisione che si dava ormai per scontata .

Ora lo riferisce AOL con una nota ai suoi dipendenti: “È chiaro che il social networking sia uno spazio con una pesante competizione e dove contano le economie di scala – spiega il comunicato riferendosi indirettamente a FB – mentre Bebo, sfortunatamente, è un business in declino che richiederebbe ingenti investimenti per riguadagnare competitività. E attualmente AOL non è nella posizione per finanziare ulteriormente Bebo per questa ripresa”.

Insomma non ci sono fondi ulteriori per tentare un rilancio che sembra molto difficile, e si valuterà in fretta (entro la fine di maggio) se vi sono parti interessate. Altrimenti la chiusura e la fine del sito.

Claudio Tamburrino

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