Perché i videogiochi violenti hanno successo?

Una ricerca finanziata dal governo neozelandese cercherà di capire le ragioni che spingono milioni di videogiocatori a preferire l'intrattenimento a base di sangue finto e violenza sintetica

Waikato (Nuova Zelanda) – Gareth Schott, psicologo presso l’ Università di Waikato in Nuova Zelanda, ha avviato un progetto di ricerca piuttosto insolito per fare luce sulla delicata questione dei videogiochi violenti , spesso al centro di speculazioni politiche e grandi polemiche.

Lo scienziato, sul quale il governo neozelandese ha investito una cospicua somma di denaro, vuole capire i motivi che spingono una persona ad apprezzare i videogiochi violenti. La metodologia di ricerca adottata da Schott è piuttosto insolita, quasi etologica : osservare costantemente interi gruppi di giocatori, rinchiusi dentro apposite “sale d’osservazione” attrezzate con tutto il necessario per divertirsi di fronte ad uno schermo.

Durante ogni sessione di ricerca, Schott prenderà nota del comportamento dei singoli partecipanti, intervistandoli approfonditamente con una serie di domande mirate: quale è il ruolo della violenza videoludica nella vita quotidiana di ogni giocatore? I videogiocatori tendono ad emulare gli atteggiamenti ed i comportamenti dei loro avatar digitali? Cosa c’è di affascinante nel distruggere in modo doloroso una schiera di nemici virtuali fatti di pixel?

“I videogiochi non sono più cose da bambini”, ha detto Schott, “e la maggioranza dei videogiocatori sono piuttosto maturi, tanto che il mercato sta allargandosi in maniera quasi lineare”. Lo psicologo, nato in Gran Bretagna, conta numerose pubblicazioni sullo studio empirico dei videogiochi e soprattutto sull’effetto sociale e comportamentale che questi prodotti hanno sullo sviluppo di una persona. Secondo alcune indagini di mercato svolte da diversi istituti di ricerca, la maggior parte dei videogiocatori ha più di 18 anni. La percentuale di videogiocatori incalliti con meno di 18 anni è pari al 45% del totale.

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  • Anonimo scrive:
    Quanti capiscono?
    Se un individuo su 100 capisce cosa vuol dire in maniera chiara potro' anche essere ottimista.
    • Anonimo scrive:
      Re: Quanti capiscono?
      io...ma forse solo perchè ci ho fatto la tesi di laurea su web semantico OWL ed RDF :\
      • Anonimo scrive:
        Re: Quanti capiscono?
        Idem :)
        • Anonimo scrive:
          Re: Quanti capiscono?
          - Scritto da:
          Idem :)allora potreste provare a spiegare a noi poveri mortali? ;)
          • Anonimo scrive:
            Re: Quanti capiscono?
            Seguire il collegamento sulla parola "web semantico" che rimanda a wikipedia potrebbe già bastare a chi non ha compreso il senso dell'articolo.Sul tema degli standard web c'è molto da fare, la speranza è che si possa raggiungere una coscienza universale sull'importanza di determinati obiettivi. Oggi siamo ancora molto lontani dalla loro diffusione..
    • Anonimo scrive:
      Re: Quanti capiscono?
      Beh, allo stato attuale non è molto semplice capire tutto quello che c'è dietro al Semantic Web. Si va dalle problematiche collegate alla rappresentazione della conoscenza fino ad arrivare ad affrontare argomenti collegati al trusting delle informazioni ("chi ha detto cosa" e "come fidarsi di chi a detto cosa e con che politiche").Il concetto fondamentale di Semantic Web è quello di rappresentare le informazioni in maniera "comprensibile" alle macchine. Con "comprensibile" alle macchine non si intende il fatto di far "capire" alle macchine di cosa si sta parlando (tipico problema trattato dall'intelligenza artificiale) ma si intende "rappresentare le informazioni in maniera che le macchine possano essere in grado di trattarle automaticamente su base concettuale". Per fare questo, le informazioni vengono strutturate su di un grafo utilizzando un apposito "framework" l'RDF...ed i concetti espressi tramite l'RDF vengono formalizzati a livello semantic attraverso l'uso di ontologie (anche quì nasce il problema di: quale ontologia utilizzare, come strutturare l'ontologia che esprime la semantica dei dati, etc....le problematiche sono molte).Già il fatto di avere informazioni strutturate si di un grafo semantico, in maniera scollegata dalla rappresentazione visuale, offre notevoli e chiari vantaggi rispetto al fatto di rappresentare, o comunque, organizzare le informazioni in tabelle o altro (tipico dei database relazionali), etc. Posso assicurare ai non addetti ai lavori che la strada per far si che il Web Semantico sostituisca l'attuale Web è ancora lunga...e...posso anche dire che in Italia ci sono gruppi di ricerca molto conosciuti anche all'estero, che affrontano tali problematiche da anni.
      • Anonimo scrive:
        Re: Quanti capiscono?
        - Scritto da:
        Beh, allo stato attuale non è molto semplice
        capire tutto quello che c'è dietro al Semantic
        Web. Si va dalle problematiche collegate alla
        rappresentazione della conoscenza fino ad
        arrivare ad affrontare argomenti collegati al
        trusting delle informazioni ("chi ha detto cosa"
        e "come fidarsi di chi a detto cosa e con che
        politiche").

        Il concetto fondamentale di Semantic Web è quello
        di rappresentare le informazioni in maniera
        "comprensibile" alle macchine. Con
        "comprensibile" alle macchine non si intende il
        fatto di far "capire" alle macchine di cosa si
        sta parlando (tipico problema trattato
        dall'intelligenza artificiale) ma si intende
        "rappresentare le informazioni in maniera che le
        macchine possano essere in grado di trattarle
        automaticamente su base concettuale".

        Per fare questo, le informazioni vengono
        strutturate su di un grafo utilizzando un
        apposito "framework" l'RDF...ed i concetti
        espressi tramite l'RDF vengono formalizzati a
        livello semantic attraverso l'uso di ontologie
        (anche quì nasce il problema di: quale ontologia
        utilizzare, come strutturare l'ontologia che
        esprime la semantica dei dati, etc....le
        problematiche sono
        molte).
        Già il fatto di avere informazioni strutturate si
        di un grafo semantico, in maniera scollegata
        dalla rappresentazione visuale, offre notevoli e
        chiari vantaggi rispetto al fatto di
        rappresentare, o comunque, organizzare le
        informazioni in tabelle o altro (tipico dei
        database relazionali), etc.


        Posso assicurare ai non addetti ai lavori che la
        strada per far si che il Web Semantico
        sostituisca l'attuale Web è ancora
        lunga...e...posso anche dire che in Italia ci
        sono gruppi di ricerca molto conosciuti anche
        all'estero, che affrontano tali problematiche da
        anni.Ti sei laureato al PoliMI ?
        • Anonimo scrive:
          Re: Quanti capiscono?

          Ti sei laureato al PoliMI ?No, in un altra università italiana, ma faccio ricerca sul Semantic Web da diversi anni.
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