Phoenix infila Moblin nel BIOS dei PC

Ha sposato la propria tecnologia di accesso istantaneo HyperSpace, che permette di avviare un sistema operativo embedded direttamente da BIOS. Con la piattaforma Moblin, di cui assimilerà il cuore open source
Ha sposato la propria tecnologia di accesso istantaneo HyperSpace, che permette di avviare un sistema operativo embedded direttamente da BIOS. Con la piattaforma Moblin, di cui assimilerà il cuore open source

Phoenix Technologies , il più grande produttore al mondo di firmware per PC, ha annunciato che la prossima versione della sua tecnologia di instant-on HyperSpace poggerà sul cuore di Moblin , la famosa piattaforma mobile Linux-based ottimizzata per i processori Atom.

Phoenix ci aveva visto giusto quando, diversi anni fa, cominciò a sviluppare le fondamenta di HyperSpace . Questa tecnologia, che permette di avviare direttamente da BIOS un sistema operativo leggero nel giro di pochi battiti di ciglia, ha infatti introdotto concetti oggi diventati importantissimi nell’era dei netbook e dei MID. Non sorprende dunque che questa soluzione abbia incontrato una piattaforma, Moblin, destinata ad assumere sempre più rilevanza nel segmento dei PC ultraportatili.

HyperSpace, che già si basa su un kernel Linux, combinerà la sua interfaccia grafica e il suo middleware con alcuni dei componenti di basso livello di Moblin. In questo modo Phoenix spera evidentemente di tagliare i costi di sviluppo del suo software e di focalizzare le proprie energie nella creazione dei componenti di più alto livello, come GUI e applicazioni.

Ars Technica ritiene non sia un caso che l’annuncio di Phoenix sia arrivato a pochi giorni di distanza dalla rivelazione, da parte di Google, di Chrome OS . A suo avviso il matrimonio tra HyperSpace e Moblin va visto come una risposta al futuro sistema operativo Linux-based di BigG, il quale dovrebbe ispirarsi a molti dei concetti alla base della tecnologia di Phoenix: estrema leggerezza dell’ambiente applicativo, tempi di avvio ridotti, connettività always-on e un occhio puntato sulla sicurezza. In particolare, Ars sostiene che la licenza open source e gratuita sotto cui sarà distribuito Chrome OS potrebbe seriamente minacciare il mercato di HyperSpace, che al contrario è un prodotto a pagamento.

Phoenix può però sfruttare la sua posizione privilegiata di produttore di BIOS, che le consente di integrare HyperSpace direttamente nel firmware di MID o laptop e fornire, grazie all’uso della virtualizzazione, un ambiente completamente isolato dall’eventuale sistema operativo principale, quale ad esempio Windows. Da questo punto di vista il concorrente più diretto di HyperSpace appare Express Gate di Asus, un ambiente di instant-on che risiede in un chip flash integrato nel sistema. Anche Express Gate, come HyperSpace, utilizza un sistema operativo Linux-based, Splashtop , ed è in grado di operare in modo del tutto indipendente dall’eventuale sistema operativo installato sull’hard disk del PC.

Uno dei dirigenti di DeviceVM, la società che sviluppa Splashtop, ha recentemente affermato in un post che l’annuncio di Chrome OS non fa che confermare il crescente successo degli ambienti di instant-on, di cui Splashtop viene definito un precursore.

“L’instant-on è diventato possibile grazie al web. Un tempo il computing consisteva esclusivamente in pesanti applicazioni native. Oggi molto di quello che facciamo avviene nel browser, e le applicazioni sono cose tipo webmail, Twitter, Pandora e YouTube”, si legge nel post. “Focalizzandosi primariamente sul web, contrariamente ai sistemi operativi tradizionali, Slashtop si avvia in pochi secondi”.

La competizione per il Linux dall’avvio più fulmineo sta ormai coinvolgendo un po’ tutti i protagonisti del settore, inclusa una pioniera di Linux embedded come MontaVista, che nei giorni scorsi ha annunciato una versione del proprio sistema operativo Linux-based capace di fare il boot in 1 secondo. Va però precisato che si tratta di un sistema operativo embedded destinato alle applicazioni industriali, e progettato su misura per girare sul system-on-chip MPC5121e di Freescale: si tratta dunque di una soluzione molto più specializzata rispetto ad una classica distribuzione mobile di Linux, che deve integrare un numero decisamente maggiore di driver, servizi e applicazioni.

Alessandro Del Rosso

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