Playboy abbandona il DVD: tutto è in rete

Il più celebre marchio dell'eros anticipa una svolta forse inevitabile: ai licenziamenti fa seguire l'abbandono di supporti obsoleti. La rete detta legge
Il più celebre marchio dell'eros anticipa una svolta forse inevitabile: ai licenziamenti fa seguire l'abbandono di supporti obsoleti. La rete detta legge

Playboy Enterprises , publisher della rivista omonima e casa di produzione di una lunga lista di prodotti e accessori del settore a doppia e tripla x, ha comunicato la propria intenzione di abbandonare la realizzazione di DVD per concentrarsi su modalità di distribuzione maggiormente profittevoli , come Internet.

playche? La decisione, che di certo non passa inosservata visto il “prestigio” del marchio coinvolto, rientra nell’ambito di un più esteso piano di riassetto per tornare presto agli utili.

Secondo quanto comunicato dalla società alla U.S. Securities and Exchange Commission , assieme ai DVD marcati Playboy se ne andranno via 80 posti di lavoro e si dovranno affrontare costi di ristrutturazione per 2 milioni di dollari, ma in compenso il taglio dovrebbe far risparmiare 12 milioni di dollari di spese all’anno .

Non è un momento particolarmente fortunato per Playboy, che ad agosto scorso ha registrato una perdita quadrimestrale di 2,1 milioni di dollari, 6 cent ad azione, in confronto ai guadagni corrispondenti a “soli” 1,9 milioni. Tagliando via i DVD e qualcos’altro il management ha intenzione di far tornare il brand ai profitti entro il 2009 .

Il memo della società parla della necessità di fronteggiare una concorrenza sempre più agguerrita da parte di nuovi operatori di mercato , i costi dell’inchiostro e della carta alle stelle e altre voci di spesa costantemente affiancate al segno “+”. Via dunque (assieme ai DVD) gli straordinari, le feste promozionali, i viaggi delle conigliette ai quattro angoli del mondo e un benvenuto a magazine più leggeri e luci a risparmio energetico.

I contenuti per adulti finiranno su Internet , settori non vitali del magazine verranno ceduti in outsourcing a società terze. Il marchio internazionale più noto del divertimento per adulti si attrezza a passare il momento di crisi (il terremoto finanziario non risparmia evidentemente nessuno) ma allontana da sé lo spettro della bancarotta.

“Al contrario di altre società che hanno cominciato nella stampa, noi abbiamo una TV che frutta utili, business online e in mobilità che hanno potenzialità di crescita sia in patria che all’estero”, dice la presidente della società Christie Hefner, figlia dello storico fondatore del magazine Hugh Hefner .

Il digital delivery, sostiene la Hefner, sarà una delle chiavi di volta del ritorno ai ricavi per Playboy assieme al rafforzamento delle politiche di licensing che hanno dato vita a profumi marcati Playboy, locali Playboy a Las Vegas e Macau e chissà cos’altro.

Alfonso Maruccia

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16 10 2008
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