Pornoweb, se il business scivola nel penale

di Giancarlo Barbon (Lidis.it) - Quando è lecito offrire su web prodotti e contenuti pornografici? Per capirlo è bene comprendere cosa si intenda, in Italia, per pornografia, comune senso del pudore ed evoluzione dei costumi


Roma – Una Società di rilevazione ed osservatorio sulle tendenze Internet di Seattle, la N2H2, ha notato che negli ultimi 5 anni il numero delle pagine a contenuto pornografico che un navigatore può trovare su Internet è salito a quota 260 milioni, registrando un incremento del 1.800 per cento. Secondo quanto risulta dallo studio condotto dalla N2H2, una ricerca condotta su Google con la parola chiave “porn” consente di individuare più di 80 milioni di pagine per adulti .

La pornografia, sviluppatasi attraverso canali tradizionali quali riviste cartacee, cinema e videoregistrazione – è esplosa a dismisura attraverso le reti telematiche, dando vita ad un vero e proprio business su larga scala, difficilmente controllabile. Ma quali sono i limiti all’utilizzo di immagini pornografiche in rete? Come e quando questo business rischia di trasformarsi in illecito penale ?

Per rispondere a questa scomoda domanda occorre, innanzitutto, inquadrare giuridicamente la fattispecie in discussione, individuando la rilevanza penale dei concetti di “pornografico” e “pornografia”, per passare poi ad analizzare le modalità di utilizzazione delle immagini pornografiche, al fine di individuare i limiti alla loro diffusione in rete.

Il nostro ordinamento giuridico non definisce i termini “pornografico” e “pornografia”. Nemmeno con l’introduzione, da parte della legge n.269 del 1998, dell’art. 600-ter del codice penale, (intitolato “pornografia minorile”) né tantomeno con la recentissima revisione dell’articolo 600 ter e delle altre fattispecie in materia di pornografia minorile prevista dal Ddl dell’11 novembre 2003, si è ritenuto opportuno fornire una definizione di tale concetto. Ciò per l’estrema difficoltà, da parte del nostro legislatore, di fornire una definizione di “pornografia” che prescinda dai contesti in cui si siano tenuti i comportamenti nel caso concreto. Per valutare l’antigiuridicità ed i confini di liceità dell’immissione e della diffusione di immagini pornografiche in rete è necessario pertanto tradurre il termine pornografia con il termine oscenità e fare riferimento ai tradizionali parametri del nostro diritto positivo: i concetti di “osceno” e di ” offesa al pudore”, che si rinvengono negli artt. 528, 529 e 725 del Codice Penale.

L’art. 528 c.p. punisce, come delitto, la produzione, lo scambio, la detenzione e la messa in circolazione, “allo scopo di farne commercio, o distribuzione, ovvero di esporli pubblicamente”, di “scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni”, mentre l’art. 725 c.p. punisce, come contravvenzione, l’esposizione al pubblico, l’offerta in vendita e la distribuzione di “scritti, disegni o qualsiasi oggetto figurato, che offenda la pubblica decenza”. L’art. 529 c.p. precisa, al primo comma, che “agli effetti della legge penale, si considerano “osceni” gli atti e gli oggetti che, secondo il comune sentimento, “offendono il pudore” , ed, al secondo comma, che “non si considera oscena l’opera d’arte o l’opera di scienza, salvo che, per motivo diverso da quello di studio, sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore degli anni diciotto”.

Occorre dunque prendere le mosse dalla comprensione, in termini giuridici, del concetto di oscenità, che l’art. 529 c.p. definisce come “offesa al pudore “, da intendersi, quest’ultimo, “secondo il comune sentimento”. Ed è dunque proprio il concetto di pudore la chiave di lettura della rilevanza penale della circolazione di immagini pornografiche in rete: un concetto elastico che, al di là delle definizioni (ai nostri fini può essere propriamente definito come “quel sentimento che induce alla riservatezza in tutto ciò che attiene alle manifestazioni della vita sessuale”) è stato costruito dal legislatore in modo tale da consentire l’adeguamento della norma che lo contiene all’evoluzione della morale comune, e che è destinato ad allargare col tempo i propri confini. E proprio in questo senso va inteso l’inciso “secondo il comune sentimento”, di cui all’art. 529 del c.p., che relativizza il concetto di pudore, inquadrandolo non come bene individuale, ma come un collettivo protetto con riferimento ad un determinato momento storico ed ambiente sociale ( “il pudore, pur costituendo un bene individuale, è protetto dal legislatore in quanto comune ai singoli e, quindi, come bene della collettività” , così Tribunale di Torre Annunziata, sentenza del 30 ottobre 2000).

Inquadrato giuridicamente il concetto di “osceno” (e quindi, ai nostri fini, il concetto di “pornografico”), da intendersi come tutto ciò che offende il comune senso del pudore, bisogna analizzare le modalità di utilizzazione delle immagini pornografiche , per individuare i limiti alla loro circolazione e distribuzione in rete.

A tal fine, bisognerà concentrarsi sulla destinazione e sull’esposizione al pubblico delle immagini pornografiche. Da un’attenta lettura dell’art.528 c.p. si deduce come non esista un aprioristico divieto di creazione, acquisto, detenzione o messa in circolazione di immagini oscene: in base all’originaria costruzione della norma in questione, tali attività saranno vietate e punite soltanto qualora, destinate ad una libera esposizione al pubblico, al commercio o alla distribuzione, siano svolte con ostentazione in danno dei terzi non interessati o non consenzienti o dei minori degli anni diciotto.

Il divieto normativo di cui all’art. 528 c.p. va difatti letto alla luce dell’evoluzione dottrinaria e giurisprudenziale in materia, sollecitata dall’introduzione della legge 17 luglio 1975 n.355, che, esentando da responsabilità gli edicolanti che vendono le pubblicazioni oscene, ha svuotato di significato il divieto generale di commercio (e, indirettamente, anche il divieto di “produzione per il commercio”) di materiale pornografico, riconoscendo in tal modo la liceità di un’attività di commercio e di distribuzione di immagini oscene.


Così la giurisprudenza penale , movendo dalla diffusione del fenomeno della pornografia e dall’evoluzione del comune senso del pudore, si è progressivamente orientata verso il riconoscimento di una non punibilità dell’attività di produzione e messa in circolazione di immagini oscene, qualora questa sia svolta nel rispetto dei terzi non interessati o non consenzienti e dei minori.

Tale interpretazione è stata poi autorevolmente confermata dalla Corte Costituzionale che, con sentenza del 27 giugno 1992, n. 368, ha confermato la correttezza di una lettura restrittiva dell’art.528 c.p., che ne escluda l’applicabilità ai casi di detenzione e distribuzione non genericamente “pubblica ed al pubblico”, ma svolta in forma “riservata, e solo a chi ne faccia specifica richiesta” .

Più in particolare, la Corte Costituzionale, ha precisato che “la contrarietà al sentimento del pudore non dipende dall’oscenità di atti o di oggetti in sè considerata, ma dall’offesa che può derivarne al pudore sessuale, considerato il contesto e le modalità in cui quegli atti e quegli oggetti sono compiuti o esposti: sicchè non può riconoscersi tale capacità offensiva ad atti o ad oggetti che, pur avendo in sè un significato osceno, si esauriscono nella sfera privata e non costituiscono oggetto di comunicazione verso un numero indeterminato di persone ovvero sono destinati a raggiungere gli altri soggetti con modalità e cautele particolari, tali da assicurare la necessaria riservatezza e da prevenire ragionevolmente il pericolo di offesa al sentimento del pudore dei terzi non consenzienti o della collettività in generale. (.) La misura di illiceità dell’osceno è data dalla capacità offensiva di questo verso gli altri, considerata in relazione alle modalità di espressione ed alle circostanze in cui l’osceno è manifestato. E tale capacità (.) non può certo riscontrarsi nelle ipotesi in cui l’accesso alle immagini o alle rappresentazioni pornografiche non sia indiscriminatamente aperto al pubblico, ma sia riservato soltanto alle persone adulte che ne facciano richiesta.”

Su queste posizioni si è allineata qualche anno più tardi la Corte di Cassazione penale osservando che “in materia di detenzione a scopo di diffusione di materiale osceno, la illiceità penale della condotta è da configurarsi esclusivamente nelle ipotesi in cui attraverso la stessa sia posto in pericolo il sentimento del pudore di terzi non consenzienti, o che tale consenso non possano validamente manifestare, o della collettività in generale; conseguentemente va esclusa qualora l’accesso alle immagini o rappresentazioni pornografiche non sia indiscriminatamente aperto al pubblico ma venga riservato alle persone adulte che ne facciano richiesta” (così Cassazione penale, sez. III, 5 maggio 1995).


Ancora sul punto, la Corte di Cassazione penale, in tema di spettacoli osceni, ha statuito che “la capacità offensiva dell’osceno è condizionata dal contesto ambientale in cui è presentato; conseguentemente lo spettacolo osceno che si svolga con particolari modalità di riservatezza e di cautela in presenza di sole persone adulte non integra il reato in questione, ove il giudice di merito accerti, in relazione a dette modalità, che il comune senso del pudore non risulti offeso” (Cassazione Penale, Sez. 3, 10 gennaio 1998 n. 135), e, con riguardo al commercio di materiale pornografico, che “il commercio dell’osceno, se realizzato con particolari modalità di riservatezza e di cautela, idonee a prevenire la lesione reale o potenziale del pubblico pudore, non integra l’ipotesi di cui all’art. 528 cod. pen.” (Cassazione Penale, Sez. 3, 12 febbraio 1999, n. 1749).

Come dire, il materiale pornografico può liberamente circolare senza restrizioni nelle aree “riservate” della Rete , purchè, ovviamente, non abbia ad oggetto i minori degli anni diciotto e purchè ne sia impedito l’accesso ai minori.

Per quanto riguarda le aree “pubbliche” della Rete, l’offerta di immagini pornografiche potrà senza dubbio considerarsi lecita qualora si adottino le seguenti cautele :

1) le immagini pornografiche non dovranno avere ad oggetto i minori degli anni diciotto;

2) le immagini pornografiche dovranno essere destinate ai soli adulti (e solo dopo il loro consapevole e volontario accesso al sito);

3) l’offerta di immagini pornografiche dovrà avvenire in siti chiaramente riconoscibili dai terzi come offerenti tale prodotto, senza offrire in previsione immagini palesemente oscene o pornografiche.

Difatti, l’offerta indiscriminata di immagini pornografiche, anche in siti che non trattano tale materiale, rese immediatamente visibili a chiunque si colleghi al sito, senza preavvisare l’utente del contenuto pornografico delle stesse, è da considerarsi illecita, ledendo la libertà di scelta di ciascun utente internet, e, soprattutto, consentendo l’accesso da parte di chiunque – e quindi anche da parte dei minori – a tali immagini.

Naturalmente tutto cambia quando le immagini pornografiche abbiano ad oggetto minori, ma la tematica delle immagini pedopornografiche, che integra in diverse forme ipotesi criminose molto gravi, esula dalla presente trattazione.

Avv. Giancarlo Barbon
Studio Legale Sarzana & Partners
Lidis.it

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  • deltree scrive:
    Re: 144/166 non proprio uguali
    Io con paypal ci campo ma sappi che alla fine tra spese di trasferimento fondi, cambio valuta, tariffazione, passaggio dal credito virtuale al credito reale, il fisso che paga chi riscuote si aggira sui 2 euro a pagamento MINIMI che lievitano in una quota percentuale mi pare quando l'importo supera i 5 euro. Tutto questo sulle spalle di chi vende. Ti faccio un esempio pratico: su un software che vendo a 19.99 io pago 5-6 euro a pagamento di media (molti sono esteri ma dall'italia ricevo meno dell'1% delle vendite) a paypal.Il mio target era 10 euro ma con servizi come paypal o share-it è impossibile solo pensare di accettare piccoli pagamenti senza rimanere praticamente con niente in mano. E sinceramente me ne sbatto che il pagante (che molte volte sono anche io, visto che uso paypal anche per acquisti privati) non sborsi una lira e che tutte le spese ricadano solo su chi il bene lo produce e non su chi lo compra a prezzi anche dimezzati rispetto alla reperibilità tramite diffusione nei negozi (almeno per i miei prodotti).Io sarei felice di vendere a 10 euro, come detto (e badate che le mie licenze valgono sino a che i programmi, indipendentemente dalla versione saranno in sviluppo e, cessato lo sviluppo e il supporto, tutto diventa freeware) ma se devo seguire 5-6 software e trovarmi con meno di 5 euro (lorde, perché poi ci sono anche le tasse per il commercio) per copia mi rode un po' il culo a spenderci sopra anche 10-12 ore al giorno, non credete (licenso poco meno di 1000 copie al mese)?E ti assicuro che un sistema di banking online dedicato è molto più oneroso sia per me che per chi paga (in quel caso anche loro avrebbero una ulteriore commissione).Prima di dire che so tutti ladri pensate pure ai costi di chi vi offre le cose che comprate!
  • deltree scrive:
    Re: 144/166 non proprio uguali
    E, diciamocela tutta, la legge non stabilisce perché se è scritto piccolissimo e è un documento molto lungo l'italianotto qualunquista si deve sentire in diritto di non leggere.Se riesce a leggere un corriere o una gazzetta al giorno, quando deve sottoscrivere un contratto si mette in poltrona e si legge quello e alla fine non firma/non clicca connetti alle donnone nude sul dialer.Si può dire tutto sui dialer tranne il fatto che siano usati all'insaputa dell'utente (come lo spyware). C'è sempre stata la licenza d'uso e il setup separato dal browsing (cosa che non esiste proprio per certi banner pubblicitari senza popup che usano script js per loggare la tua attività nel browser), poi che la gente non legge va bene, ma se non si riesce a denunciare un dialerista uno per condotta disonesta e ci si deve abbattere su telecom e MS (come se mozilla/firefox - che uso io - non te li facesse installare, lol!) per ricevere i soldi che si sono dilapidati per 4 pippe vuol dire che la mancanza sta nel consumatore che skippa i disclaimer.
  • deltree scrive:
    Re: Tanto si è detto, ma ....
    Senza contare che i dialer si installano anche da mozilla e firefox (che uso io e con cui ogni tanto mi diverto a dare la caccia ai dialer "disonesti" - tanto non ho connettività PSTN - ).La storia del browser e dei bug è solo una delle tante storielle messe in giro da chi sta facendo sempre più populismo travestito da informatica (e ha già stretto alleanze molto dubbie e che fanno veramente pensare su quale sarà il loro futuro). Cmq senza entrare nel merito, i dialer si installano separatamente dal browser, non sfruttano quasi mai i controlli ActiveX al di là di quello che fa da "testa di ponte" per l'installazione (che però non avviene mai all'insaputa dell'utente anche perché se no i dialeristi farebbero la fine degli spywaristi) e che se non hai IE viene sostituito di solito da uno script DOM.Gli unici servizi web veramente disonesti (e anche questi cross-browser) sono gli spyware, diversi dai dialer. Non a caso un sacco di aziende sono state condannate (giustamente) per aver lavorato dietro le quinte dell'utente mentre per i dialer alla fine gli allocchi fregati hanno dovuto tirare in causa la telecom (non si sa perché poi) per riavere i soldi spesi perché non hanno voluto leggersi quelle 4-5 paginette di contratto di utilizzo che nel dialer appaiono ad ogni avvio...Che mondo di merda.
  • deltree scrive:
    Re: La Polizia Postale: il Dialer è LEGA
    E' giusto.Tutti i dialer in cui mi sono imbattuto (e che non uso) all'alba dei tempi (ovvero quasi 6 mesi prima che la maggior parte degli utenti internet se ne accorgesse - ho messo in guardia un sacco di amici & colleghi idioti che li usavano e li consigliavano, senza aver letto i disclaimer -) anche se fanno sempre affidamenti allo stesso software presentavano sempre in bella mostra nella pgina col link per il download al dialer stesso la scritta "leggere attentamente le condizioni di utilizzo prima di utilizzare il servizio", che poi sono nella prima schermata del dialer stesso (prima che si connetta). Per questo mai nessun dialerista è stato mai arrestato e/o processato per scorrettezza o truffa (che io sappia chi è rimasto inculato se l'è presa sempre e solo con la telecom) anche se forse qualche disonesto (specie in italia) ci sarà sicuramente stato.Se l'utente è sprovveduto e ha il click facile, sinceramente, cazzi suoi. Ho visto molta più disonestà in attività "etiche" che in un dialer succhiasoldi ma ben documentato. Di questo passo potremmo anche giustificare un idiota che compra una ferrari e poi non paga perché non aveva i soldi e non aveva fatto caso che costava così tanto...D'altronde solo l'italiano medio approssimativo, fregarolo e paraculo può credere che ti diano tutto gratis (e non si fa venire sospetti del perché per accedere ad un determinato sito devi installare un programma e per accederci devi sempre cliccare sul programma sul desktop che ti propone una specie di accesso remoto con un pacco di scritte che fanno riferimento a condizioni d'uso e tariffazione).==================================Modificato dall'autore il 11/03/2004 7.36.46
  • Anonimo scrive:
    Re: Tanto si è detto, ma ....
    - Scritto da: Anonimo
    Mi trovo assolutamente daccordo con te.

    Anche se mi spiace per gli altri che ci sono
    cascati trovo che, oltre alla
    disonestà di chi propone i dialer, te
    li sponsorizza e li reclamizza in qualsiasi
    sito è assolutamente disonesto il
    comportamento della M$.

    Connessioni fantasma che si attivano a tua
    insaputa o valanghe di pop-up che si aprono
    ogni volta che clicchi una pagina (basta
    guardare se apri un sito porno cosa ti
    succede....).

    Personalmente utilizzo OSX con safari, dove
    c'è la magnifica opzione di blocco
    dei popup ed ogni d/l che parte lo puoi
    abilitare tu e comunque ti appare la
    bellissima finestrella in primo piano.

    Di dialer e virus ne ho visti passare tanti
    e senza risultati (per me).

    Anche questo è il bello di chi usa un
    Mac.

    D. (apple)non serve spendere fior di milioni per un applel'apple tienitelo pure io intantoinvece che l'exploder uso firebird mozilla per win32(e tanti saluti al caro destriero...---Shrek---)
  • Anonimo scrive:
    Re: Tanto si è detto, ma ....
    Mi trovo assolutamente daccordo con te.Anche se mi spiace per gli altri che ci sono cascati trovo che, oltre alla disonestà di chi propone i dialer, te li sponsorizza e li reclamizza in qualsiasi sito è assolutamente disonesto il comportamento della M$.Connessioni fantasma che si attivano a tua insaputa o valanghe di pop-up che si aprono ogni volta che clicchi una pagina (basta guardare se apri un sito porno cosa ti succede....).Personalmente utilizzo OSX con safari, dove c'è la magnifica opzione di blocco dei popup ed ogni d/l che parte lo puoi abilitare tu e comunque ti appare la bellissima finestrella in primo piano.Di dialer e virus ne ho visti passare tanti e senza risultati (per me).Anche questo è il bello di chi usa un Mac.D. (apple)
  • Anonimo scrive:
    La Polizia Postale: il Dialer è LEGALE!
    E' dal 19-07-2003 che nel sito Ufficiale della Polizia Postale si afferma chiaramente che il DIALER è illegale SOLO se non specifica i COSTI della connessione. ERGO, è LEGALE in tutti gli altri casi.Ecco infatti cosa scrivono:"Se si effettua l'installazione di un programma che ha le caratteristiche dei c.d. "dialer", ovvero programmi che sostituiscono la propria connessione predefinita di accesso remoto, con una che prevede una tariffazione differente, bisogna fare attenzione a che vengano evidenziate le specifiche contrattuali delle condizioni di utilizzo del programma. Nel caso in cui questi avvisi non vengano evidenziati, come prevedono le vigenti normative, si ha la facoltà di denunciare l'accaduto presso il più vicino Ufficio di Polizia Postale e delle Comunicazioni ovvero presso qualunque altro Ufficio di Polizia, avendo cura, in tal caso, di corredare l?atto con tutte le informazioni e la documentazione disponibile."vedi:http://www.poliziadistato.it/pds/faq_new/index.php?cat=Internet&so=Dialer&id=115&zoom=1Del resto anche il Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri ha effettuato la stessa precisazione sin dall'ottobre 2003. Eppure, a tutt'oggi, ci sono ancora Reparti di Polizia Postale, Procure della Repubblica e altre Autorità inquirenti che perquisiscono sedi di fornitori, aprono fascicoli indagativi, investono risorse dello Stato per perizie tecniche improprie e ricerche surreali, alla ricerca di uno strano "virus informatico", chiamato "Dialer", oppure addirittura "Trojan Horse" (che invece è ben altra cosa) e che servirebbe non per creare connessioni, ma per "truffare" gli utenti, in quanto, chissà perché, esso agirebbe SEMPRE E SOLTANTO a loro INSAPUTA, secondo tali improvvisati "sceriffi telematici".Quando tutto sara' finalmente chiarito, si rischiano condanne non per i fornitori, ma per gli utenti che hanno effettuato querele SENZA ALCUNA PROVA che attestasse l'illegalità del programma utilizzato. Nella quasi totalità dei casi, infatti, i dialer specificano i COSTI, come è gia' emerso da molte perizie delle stesse autorità inquirenti.Morale della favola: una errata querela per spese telefoniche di 50 o 100 euro, potrà costare all'utente da 100.000 a 500.000 euro di danni morali e materiali per calunnia, diffamazione, oltre alle conseguenze penali del falso in atto pubblico e procurato allarme. Più le spese processuali e naturalmente quelle legali.
  • Anonimo scrive:
    I DIALERS: LA VERA STORIA
    Indipendentemente dalla tecnologia usata, e sebbene esistano diverse procedure, tutti i Dialers utilizzati dai Fornitori italiani che hanno operato correttamente, hanno generalmente in comune i seguenti elementi:1) Notifica del costo di connessione e delle condizioni d'uso;2) Pulsante che attiva la connessione a pagamento, se desiderata; oppure:3) Pulsante che annulla l'operazione, senza alcuna conseguenza;4) In caso di accettazione, con il pulsante di cui al punto 2 si ottiene la connessione richiesta, con tutte le normali procedure tecniche: autenticazione, attribuzione di un IP dinamico, proiezione in rete. 5) Grazie ad una ulteriore caratteristica, il Dialer fa sì che il browser dell'utente si apra esattamente all'indirizzo Internet (URL) contenente il servizio richiesto, e l'utente, a scanso di equivoci, riceve dunque ulteriore conferma che sta navigando in un'Area Riservata, e non in un normale sito gratuito.6) Ovviamente il dialer non deve fare nulla che vada oltre gli utilizzi desiderati, né dovrà influenzare in alcun modo le connessioni di default.Dal gennaio 2002 divenne operativa una specifica numerazione, appositamente creata dal Ministero delle Comunicazioni PER ESSERE UTILIZZATA CON I DIALERS, ovvero il codice "a tariffazione specifica" 709. Prima di allora i dialers utilizzavano numeri 166, che però avevano una durata massima di soli 8 minuti, inadatta alla navigazione Internet, perché la brusca interruzione del collegamento dopo pochissimi minuti, era più un intralcio per gli utenti piuttosto che una garanzia a loro tutela. DATO CHE IL 709 DOVEVA SERVIRE SOLO E SOLTANTO PER CONNESSIONI VIA DIALERS, tale numerazione venne invece ESENTATA dal messaggio vocale gratuito in quanto si è giustamente ritenuto che la notifica dei costi doveva essere presentata soltanto in forma scritta nelle condizioni di utilizzo dei dialer.Nel biennio 2002-2003 le tariffe subirono, purtroppo, una veloce escalation, cosa che fu probabilmente una delle vere premesse all'allarme sociale prodottosi nel 2003. Dall'iniziale tariffa di 1,50 euro al minuto del 2002 si giunse infatti, alla fine dell'anno, a 2,00 euro al minuto, tariffa poi elevata a ben 2,50 euro all'inizio del 2003. Per il singolo webmaster, l'aumento tariffario comportava, certo, maggiori proventi, essendo egli il maggior beneficiario della tariffa, tuttavia ad ogni aumento tariffario faceva immediatamente riscontro una impennata dei costi pubblicitari che, come detto sopra, salirono fino a ben 1 euro a "clic", una cifra che in molti casi provocava più rimesse che guadagni!LA CAMPAGNA ANTI-DIALERNei mesi di marzo-aprile 2003, alcuni giornalisti, ed in particolare Oliviero Beha, conduttore di "Radio a Colori" di Rai Radio Uno, volendo condurre una campagna anti-709 motivata dall'eccessivo costo (su questo non c'e' alcun dubbio: le tariffe avevano raggiunto livelli surreali) hanno avuto la sciagurata idea di "suggerire" abbastanza esplicitamente agli utenti "pentiti" di aver speso troppo (magari a causa di comportamenti incauti o superficiali nel saper valutare i costi) di sporgere querela "contro ignoti" per aver "trovato" addebiti 709 sulla propria bolletta.Ma le precipitose conclusioni di Beha erano piuttosto drastiche e non lasciavano spazio a dubbi: "sentirsi" truffati dall'eccessivo costo del conto telefonico equivaleva ad una truffa vera, indipendentemente se l'utente abbia accettato costi e condizioni. Tuttavia si ammetteva che tale espediente (della querela) doveva servire soprattutto a farsi rimborsare (o stornare) l'eccessiva spesa per le connessioni 709 effettuate, più che una protesta verso i webmasters che offrivano i servizi.Occorre dire che, fortunatamente, molte altre Polizie Postali hanno fatto un corretto monitoraggio della situazione, e in alcuni casi hanno chiarito i fatti dimostrando l'infondatezza delle accuse degli utenti, documentando i TESTI DELLE CONDIZIONI D'USO, la REGOLARITA' DEI DIALERS UTILIZZATI, ed evidenziando così che molte querele erano un semplice espediente per sollecitare rimborsi.Il chiarimento fornito dal Ministro delle ComunicazioniFinalmente, nell'ottobre 2003 il Ministro delle Comunicazioni, bontà sua, dato un certo clima di "caccia alle streghe" innescato dai mass media, che generava equivoci e confusione nelle stesse Polizie Postali, ha speso una autorevole parola chiarificatrice per DISTINGUERE il Dialer come normale attività di fornitura di servizi a pagamento, dalle pubblicità ingannevoli che spingono l'utente a connettersi senza rendersi conto che si tratta di accessi a pagamento."I DIALER sono uno strumento - spiega Gasparri in una nota - PER COLLEGARSI AI SERVIZI A VALORE AGGIUNTO DELLA RETE. Invece le pubblicità che collegano i più grandi portali a siti che attivano automaticamente, e ad insaputa degli utenti, servizi a pagamento, devono essere assolutamente evitate". vedi: http://www.itportal.it/news/internet/ottobre2003/3/ Nel frattempo Telecom Italia, (ma non se n'è accorto quasi nessuno) poco dopo la chiusura del 709 ha avviato, guarda caso, le procedure per chiedere all'AGCOM il RADDOPPIO di alcune tariffe internazionali del sud-est asiatico, della Polinesia e del Centro America. La benedizione dell'AGCOM è arrivata, e dal 1° gennaio 2004 esistono ben 32 codici internazionali dal costo di 3,16 euro al minuto più Iva. Dalla durata, ovviamente, illimitata. Che la Telecom sia interessata ad un improbabile business di conversazioni telefoniche con gli abitanti dell'isola di Samoa, di Niue, o di Tonga è alquanto improbabile. E' invece molto più probabile, come è accaduto spesso, che alcuni di questi prefissi internazionali siano destinati, con gli opportuni reindirizzamenti, alla fornitura di servizi a pagamento.Questa volta però, in un contesto privo di regole e controlli.
  • Anonimo scrive:
    p.i. troppo p.c.
    "ammucchiare e chiudere la porta"???mah, a me suona meglio "buttare nel cesso e tirare lo scarico"! eheheh 8)
  • Anonimo scrive:
    Tanto si è detto, ma ....
    C'è stato il periodo che sui vari massmedia nazionali non si faceva che parlare di 'sti dialer e delle loro conseguenze sulle bollette, dando colpe a destra e a manca, chi a coloro che li pubblicavano, chi alle varie compagnie telefoniche..., ma mai si è data la colpa a chi ha veramente la colpa maggiore: Microsoft e il suo Internet Explorer buggoso (e windows segue a ruota).Perche' ? chiediamocelo !!!Forse prendere in ballo questa multinazionale vorrebbe dire andarsi a scontrare contro un potere troppo grande ? se si, allora ciò mi preoccupa, perchè vorrebbe dire che a MS tutto è permesso !!E' innegabile come IE sia stato un tramite per i dialer, perchè a tutti quei clienti a cui ho installato e fatto usare Mozilla o Opera, di dialer non ne hanno MAI presi, differentemente da quelli che in maniera testarda han continuato ad usare il buggoso IE !!!Mi sembra che ci sia un legame anche tra i dialer e i vari banner e finestre pop-up, magari non direttamente, ma un legame c'e' !! e qua cascano varie coperture:In IE non e' possibile, ne bloccare i banner ne disabilitare il pop-up selvaggio, cosa che in altri browser è una realtà presente ormai da taaaaaanto tempo.Perche ??? forse perche' se MS desse la possibilità agli utenti di limitare il fenomeno banner/pop-up e ancor di più dialer avrebbe miriade di aziende che campano su questo businness che si lamenterebbero ??Insomma, mi pare che i prodotti M$ facciano sempre piu' gli interessi dei publicitari , di coloro che guadagnano alle spalle altrui e delle Majors e sempre meno gli interessi dell'utente.Ma tutte queste colpe non sono MAI state dette, MAI e' stato detto che con altri browser il rischio DIALER sarebbe diminuito di un 95% (un babbe che lo scarica e lo installa in maniera beota c'e' sempre) !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!PERCHE? mi chiedo !!!chiediamocelo !!!!saluti !!!
  • Anonimo scrive:
    Re: 144/166 non proprio uguali
    Per pagare cifre piccoline c'e' PayPal, i dialer servono solo a truffare.
  • Anonimo scrive:
    Invasione fermata? Mah...
    "Oggi, quella che dodici mesi fa era un'invasione, pare essersi trasformata in una svelta ritirata. Le pubblicità sempre meno presenti" I'm not so sure...
  • Anonimo scrive:
    Re: 144/166 non proprio uguali
    La legge certo non stabilisce che si debba scrivere piccolissimo, anzi...
  • Anonimo scrive:
    Re: 144/166 non proprio uguali
    peccato pero' che le tariffe nelle
    pubblicita' di tali
    numeri erano scritte a caratteri
    microscopici..La legge stabilisce così, andatelo a dire a chi le approva!Le banche sono anni che fanno soldi così, così è la vita
  • Anonimo scrive:
    Re: 144/166 non proprio uguali
    144/166 chiamano i bambini e ragazzini! non c'e' nessuna differenza, in 10 minuti ti fai un po' di soldini all'insaputa invece che dell'utente del capofamiglia!Accendilo questo cervellino, invece di dire queste cose- Scritto da: Anonimo
    Gli 144/166 e simili sono certamente una
    porcata ma a differenza dei dialer sei TU
    che devi chiamare. I dialer funzionano
    aggirando l'utente e sfruttando la sua
    ignoranza (informaticamente parlando).
    C'è poi da dire che i numeri "a
    tariffazione speciale" a volte si rivelano
    utili per micro pagamenti, per esempio. Io
    di dialer "utili" non ne ho visti, anche se
    potrebbero essere funzionali per pagare
    cifre piccoline.
  • samu scrive:
    Re: 144/166 non proprio uguali
    - Scritto da: Anonimo
    Gli 144/166 e simili sono certamente una
    porcata ma a differenza dei dialer sei TU
    che devi chiamare.porcata e' proprio il termine corretto :-)))peccato pero' che le tariffe nelle pubblicita' di talinumeri erano scritte a caratteri microscopici..
  • Anonimo scrive:
    144/166 non proprio uguali
    Gli 144/166 e simili sono certamente una porcata ma a differenza dei dialer sei TU che devi chiamare. I dialer funzionano aggirando l'utente e sfruttando la sua ignoranza (informaticamente parlando). C'è poi da dire che i numeri "a tariffazione speciale" a volte si rivelano utili per micro pagamenti, per esempio. Io di dialer "utili" non ne ho visti, anche se potrebbero essere funzionali per pagare cifre piccoline.
  • picdp scrive:
    Re: chi manca?
    - Scritto da: samu
    beh nella lista di queste aziende, che non
    guardano tanto all'etica pur di intascare
    qualche soldino, manca mamma T.I.
    che fino a prova contraria e' lei a
    permettere l'uso di questi "prefissi
    anomali" .
    Tutto nasce dai vecchi 144 ... 166 ve li
    ricordate ? Che cosa
    ha fatto allora T.I. per aiutare il povero
    consumatore ? il servizio
    di disattivazione per quei prefissi ...
    peccato pero' poi ne abbia
    introdotti altri nel mercato..vecchio proverbio: cambia la banda, ma la musica è sempre la stessa
    Un altro applauso va sicuramente a chi ha
    approvato le tariffe
    di questi prefissi .. l'agcons (ma non sono
    sicuro sia proprio lei, prometto di
    documentarmi meglio) .il problema non sono le tariffe: se voglio buttare 100 euro sono libero di farlo, ma devo essere consapevole di farlo
    Per finire il solito ringraziamento agli
    sviluppatori di I.E. .. che da anni aiutano
    il mercato di antivirus, antitrojan ecc.
    ecc. .. insomma se non ci fossero loro il
    buon signor norton sarebbe
    a piantare un orticello.eppure il signor torwald ha la soluzione, ma non tutti l'hanno capita. non ho mai sentito nessuno usare (linux) e lamentarsi dei dialers
  • samu scrive:
    chi manca?
    beh nella lista di queste aziende, che non guardano tanto all'etica pur di intascare qualche soldino, manca mamma T.I. che fino a prova contraria e' lei a permettere l'uso di questi "prefissi anomali" .Tutto nasce dai vecchi 144 ... 166 ve li ricordate ? Che cosaha fatto allora T.I. per aiutare il povero consumatore ? il serviziodi disattivazione per quei prefissi ... peccato pero' poi ne abbiaintrodotti altri nel mercato..Un altro applauso va sicuramente a chi ha approvato le tariffedi questi prefissi .. l'agcons (ma non sono sicuro sia proprio lei, prometto di documentarmi meglio) .Per finire il solito ringraziamento agli sviluppatori di I.E. .. che da anni aiutano il mercato di antivirus, antitrojan ecc. ecc. .. insomma se non ci fossero loro il buon signor norton sarebbea piantare un orticello.
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