Posta/Come installare Linux Router

Molti lettori, dopo aver letto l'articolo sul Linux Router Project, ci hanno chiesto delucidazioni su come scaricare e installare questa distribuzione. Eccoli accontentati


Sullo scorso numero abbiamo pubblicato un articolo su Linux Router Project (LRP), una distribuzione ai minimi termini di Linux ottimizzata per funzionare da router/firewall anche su PC molto modesti.

Purtroppo diversi lettori hanno alzato bandiera bianca già in fase di download, ma questo è comprensibile visto che la distribuzione va praticamente assemblata a mano, prendendo dal sito FTP i moduli che servono e poi, tramite una procedura non certo intuitiva, creando il disco di boot. Vediamo dunque insieme quali file scaricare e come generare il nostro dischetto di boot.

Colleghiamoci come utenti anonimi al sito ftp.linuxrouter.org/linux-router/ ed entriamo dentro la directory “/dists”: quello che vedremo è una serie di directory contenenti varie versioni della distribuzione LRP. Al momento della stesura di questo articolo le versioni disponibili erano la 2.9.4, la 2.9.5pre e la “unstable”, ovvero una versione alpha ancora in piena fase di testing. Visto che LRP, per svolgere bene i suoi compiti, deve essere il più stabile possibile, è meglio rivolgersi alla versione attualmente definitiva, la 2.9.4, basata sul kernel 2.0.36.
Una volta entrati in “/dists/2.9.4” ci apparirà una lista di file e directory simile alla seguente:

05/29/1999 12:00 Directory.
06/08/1999 12:00 Directory..
05/29/1999 12:00 4,983 ChangeLog
05/29/1999 12:00 294 Maintainers
05/30/1999 12:00 436 README
05/29/1999 12:00 1,107 TODO
05/11/1999 12:00 Directory addons
05/29/1999 12:00 Directory base
05/29/1999 12:00 Directory boot
05/29/1999 12:00 1,474,560 idiot-image_1440KB_2.9.4
11/04/1998 12:00 Directory kernel
05/29/1999 12:00 Directory packages
05/29/1999 12:00 Directory source

Per “assemblare” i componenti base della distribuzione dovremo scaricare da “/base” tutti i file che vi troveremo all’interno (“etc.lrp”, “local.lrp”, “log.lrp”, “modules.lrp”, “root.lrp”), da “/boot” i due file “syslinux.cfg” e “syslinux.dpy” e da “/kernel” il file “2.0.36pre15-1.tar.gz”. A questo punto abbiamo in mano già tutto ciò che ci serve per mettere insieme una distribuzione funzionante. Per la creazione del disco di boot, essenziale per lanciare LRP, abbiamo però bisogno di una utility che si trova sotto “/utils” (all’interno della directory radice) e si chiama “syslinux-1.44.zip”.

I moduli (.lrp) che si trovano sotto la directory “/base” sono quelli essenziali al funzionamento della distribuzione, mentre quelli sotto “/packages” sono quelli opzionali: qui possiamo trovare i demoni per l’implementazione di server DNS, WWW, X, ecc. I più utilizzati sono senz’altro “dhcp.lrp”, per l’assegnazione automatica di indirizzi IP ai client, e “ppp.lrp”, per la configurazione di connessioni ad Internet via modem (analogico o ISDN).


La creazione del disco di boot può avvenire in vari modi, a seconda di quale supporto e sistema operativo si utilizzi. Noi qui prenderemo in considerazione solo il caso più comune, ovvero la creazione di un floppy disk di boot sotto DOS.

a) Formattiamo un dischetto con il comando “format a: /s”, oppure trasferiamo, su di un dischetto già formattato, i file di sistema con il comando “sys a:”.
b) Scomprimiamo l’archivio “syslinux-1.44.zip” scaricato in precedenza in una directory temporanea del nostro hard disk e, da qui, lanciamo il comando “copybs a: a:dos.bss”.
c) Sempre dall’interno della cartella temporanea lanciamo il comando “syslinux a:”. In caso di anomalie in fase di boot si può provare anche la modalità compatibile “syslinux -s a:”.
d) cancelliamo dal dischetto i file di sistema: “Io.sys”, “Msdos.sys” e “Drvspace.bin”. Questa operazione, in realtà, non viene contemplata dalla documentazione di Syslinux, ma con i file di sistema del DOS 7.x, quello per intenderci di Windows 9x, è necessaria affinché si riesca a far spazio sul dischetto a kernel e moduli di base. Per cancellare questi file bisognerà però ricorrere a Windows e abilitare la visualizzazione dei file nascosti e di sistema.
e) Copiamo sul dischetto tutti gli altri file scaricati in precedenza con l’accortezza di rinominare il file di kernel “2.0.36pre15-1.tar.gz” in “linux” e tutti i moduli che si chiamassero “nome_modulo.lrp..lrp” in “nome_modulo.lrp”.

Bene, a questo punto siamo pronti per partire. Infiliamo il dischetto all’interno della macchina “cavia”, assicuriamoci che all’interno del BIOS sia abilitato il boot da floppy e avviamo il PC: se tutto va bene nel giro di uno o due minuti dovremmo vedere il tipico prompt dei comandi di Linux che ci chiede di immettere il nome utente (“root”) dopodiché accederemo ad un menu da cui sarà possibile configurare ogni aspetto di Linux Router.

Tutti i parametri relativi al boot si trovano all’interno del file “syslinux.cfg” e sono descritti in dettaglio all’interno del file “syslinux.doc” che accompagna Syslinux. Le due linee più importanti di questo file sono “boot=?” e “LRP=?”: con il primo comando si imposta la periferica da cui deve essere eseguito il boot (con i nomi di periferica in standard Unix), con il secondo si indicano quali moduli vanno caricati in fase di boot.

Nel file “syslinux.doc” viene descritto anche il caso in cui si voglia creare un dischetto di boot sotto Linux: visto comunque che le istruzioni del manuale sono un po ‘ “tirate via” e non molto aggiornate, considerate sempre tutti i passaggi presi in considerazione in questo articolo.

La creazione del boot su di un hard disk è ugualmente molto simile a quella già vista per un dischetto e se ne discosta solo per la creazione della partizione primaria (Syslinux può operare solo sulla prima partizione primaria del disco) e del Master Boot Record (comando DOS “Fdsik /MBR”). Naturalmente all’interno del file “syslinux.cfg” va modificata la linea “boot=/dev/fd0,msdos ” che diverrà, nel caso di un hard disk master su canale primario, “boot=/dev/hd1,msdos”.


Nonostante i creatori di Linux Router sostengano che questa distribuzione potrebbe essere utilizzata anche da persone che sanno poco o nulla di Linux, la realtà delle cose è che questo vale solo nel caso in cui la configurazione predefinita del kernel possa soddisfare le nostre esigenze, in caso contrario occorrerà scaricare i sorgenti del kernel e procedere ad una ricompilazione degli stessi, cosa tutt’altro che consigliabile ad un profano di Linux.

Purtroppo l’eventualità di dover ricompilare il kernel è tutt’altro che remota visto che l’immagine del kernel distribuita di default (parlo del 2.0.36) non contiene ad esempio i moduli per l’IP Masquerading (NAT) o diversi driver per alcune famiglie di schede di rete.

Ma del resto c’è anche da dire che la configurazione del router o delle politiche di sicurezza richiedono comunque un bagaglio di conoscenze nel campo delle reti non comune.
Il Linux Router Project va preso per quel che è: un’ottima occasione di risparmio per le piccole e medie aziende che già hanno un responsabile tecnico in grado di installare e configurare un router, ed un’occasione di guadagno per i tecnici che possono offrire alle aziende qualcosa di molto economico ed enormemente flessibile.

Alessandro Del Rosso

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