Il primo sistema vascolare stampato in 3D

Ricercatori della Rice University e della University of Washington hanno realizzato il primo sistema vascolare funzionante con le stampanti 3D.

La tecnologia alla base delle stampanti 3D sembra poter offrire prospettive concrete non solo in ambito industriale, dove già da tempo viene impiegata per processi come quello di prototipazione, ma anche nel territorio medico. Torniamo a parlarne oggi per segnalare l’iniziativa nata dalla collaborazione tra ricercatori della Rice University e della University of Washington, in grado di ricreare un sistema vascolare funzionante.

Stampanti 3D e organi umani

Impossibile non richiamare alla mente un altro progetto di cui abbiamo scritto su queste pagine solo poche settimane fa: quello della Tel Aviv University che ha permesso di ricreare un cuore partendo dalle cellule del paziente, seppur di dimensioni inferiori rispetto a quello umano. Speranze concrete per chi auspica di poter arrivare un giorno non troppo lontano a far leva su questo tipo di ricerche al fine di replicare organi e tessuti da destinare ai trapianti. Una corretta vascolarizzazione è essenziale per la loro sopravvivenza e nel nostro corpo a occuparsene è il sistema circolatorio. Riprodurlo costituisce da sempre una sfida e questo tipo di approccio potrebbe rappresentare la giusta strada da percorrere.

Il materiale impiegato in fase di stampa è una soluzione di idrogel depositata in strati molto sottili, un colloide che solidifica quando esposto a una particolare frequenza di luce. Il metodo utilizzato ha permesso di avere il controllo completo sulla complessa architettura interna dei vasi (quelli più piccoli hanno un diametro pari a soli 300 micrometri), potendo così strutturarli in modo da gestire in maniera ottimale il flusso dei liquidi e dei gas che vi passano all’interno. Va detto che anche in questo caso le dimensioni del modello sono parecchio ridotte, ben inferiori rispetto a quelle di una moneta.

Dell’iniziativa parla questa settimana la rivista Science, citando la sua natura open source. I ricercatori hanno infatti impiegato tool o progetti aperti e, a loro volta, dopo aver dato vita allo strumento SLATE (Stereolithography Apparatus for Tissue Engineering) hanno deciso di renderlo liberamente accessibile dall’intera comunità scientifica. Così facendo qualunque istituzione accademica, laboratorio o team può partire dal risultato già raggiunto e migliorarlo ulteriormente oppure trarne ispirazione per finalità di altro tipo.

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Fonte: Rice University
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