PRISM, il web consegna le password?

Secondo le ultime indiscrezioni anonime, le autorità federali avrebbero chiesto ai giganti di Internet il rilascio di password e algoritmi di cifratura per la loro tutela. Smentite a raffica
Secondo le ultime indiscrezioni anonime, le autorità federali avrebbero chiesto ai giganti di Internet il rilascio di password e algoritmi di cifratura per la loro tutela. Smentite a raffica

Nuove rivelazioni sull’esteso programma di sorveglianza adottato dalla statunitense National Security Agency (NSA) per la lotta al crimine e al terrorismo, con una inedita forma di coinvolgimento delle principali web company. Stando alle indiscrezioni riportate alla stampa specializzata da misteriose fonti interne all’industria, il governo di Washington avrebbe chiesto la consegna delle password scelte dagli utenti per la registrazione ai più disparati servizi digitali .

In sostanza , le autorità federali a stelle e strisce avrebbero la possibilità di accedere a dati personali genericamente sottoposti a cifratura, sarebbero in grado di visionare la corrispondenza elettronica privata dei netizen. Sempre secondo le fonti rimaste anonime, le varie Internet company sarebbero state costrette a rilasciare gli specifici algoritmi di cifratura adottati per la protezione di milioni di account .

Da Microsoft a Google, le super-potenze del web hanno smentito categoricamente le indiscrezioni trapelate a mezzo stampa: nessuno avrebbe mai consegnato password o algoritmi di cifratura alle autorità federali. Un portavoce di Yahoo! ha poi aggiunto che il rilascio di informazioni personali può avvenire solo ed esclusivamente attraverso un’ordinanza firmata da un giudice competente , dunque secondo gli schemi legislativi nazionali.

Al di qua dell’Atlantico, il commissario irlandese per la protezione dei dati personali (ODPC) ha risposto alle interrogazioni presentate dal gruppo di attivisti per la privacy Europe v Facebook sulla presunta collaborazione dei vari operatori di Internet con la NSA e il suo programma PRISM. La denuncia del gruppo europeo non potrebbe proseguire a livello legale, dal momento che le aziende come Apple e Facebook sarebbero tutelate da accordi internazionali che garantirebbero tranquillità anche presso impianti legislativi in paesi esteri. Il commissario europeo Viviane Reding ha però dubitato di un sistema che potrebbe rivelarsi una mera scappatoia per le attività delle web company, in salvo dalle grinfie delle singole authority nazionali.

Mauro Vecchio

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29 07 2013
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