Privacy, l'Acero lacera Facebook

Il social network in blu annuncia modifiche nelle sue policy relative alla protezione dei dati personali. Soddisfatte le autorità canadesi

Roma – “Questi cambiamenti dimostrano che la privacy di 200 milioni di utenti Facebook in Canada e nel resto del mondo sarà protetta decisamente meglio”: alla fine il social network in blu ha deciso di seguire il sentiero indicato da Ottawa, come evidenziato dalle soddisfatte dichiarazioni ufficiali di Jennifer Stoddart, commissario canadese per la protezione dei dati personali. Facebook ha quindi annunciato di avere in programma alcuni importanti cambiamenti nelle policy del sito , dando ai suoi utenti un controllo maggiore sulle informazioni personali caricate sulle bacheche.

“Siamo molto soddisfatti – ha continuato Stoddart – che Facebook abbia fornito risposte alle nostre raccomandazioni”. A luglio, un’analisi da parte del Canadian Internet Policy and Public Interest Clinic (CIPPIC) aveva indicato falle piuttosto serie nella tutela della riservatezza degli utenti, specificando alcune aree in cui il sito di Mark Zuckerberg avrebbe dovuto conformarsi alle leggi vigenti nel paese nordamericano. Un mese di tempo era stato dato e trenta giorni sono bastati per rassicurare gli animi più preoccupati.

Stoddart si è mostrata, dunque, ottimista sulla reale possibilità che i nuovi piani di Facebook permettano ai suoi utenti di controllare meglio i propri dati personali , soprattutto quelli forniti per via indiretta alle applicazioni di terze parti presenti nel sito in blu. Il primo punto indicato dall’autorità canadese, infatti, denunciava i seri rischi derivanti da giochi e quiz privi di misure di sicurezza adeguate a limitare la raccolta di dati da parte di terzi.

Un problema serio, data la presenza di circa 1 milione di sviluppatori di applicazioni in 180 paesi del mondo. Ora, Facebook ha accettato di intervenire al riguardo, creando nuovi modelli di avviso per specificare all’utente quali categorie di informazioni verranno consegnate all’applicazione scelta. “Ci sarà – si legge nella risposta di Facebook – anche un link che indirizzerà l’utente verso un avviso dello sviluppatore, a spiegare come verranno utilizzati i dati”.

Secondo fondamentale punto sollevato dall’indagine di CIPPIC, una sostanziale confusione generata dalla poco chiara differenza tra la disattivazione di un account e la sua eliminazione. Violazione della privacy era, dunque, la conservazione dei dati dell’utente anche dopo la definitiva morte elettronica di un profilo. Facebook ha accettato di spiegare più nettamente la distinzione nelle sue policy, spiegando che, in caso di disattivazione, i dati resteranno nelle sue mani “anche per 10 anni”.

“Vogliamo che i nostri utenti sappiano – ha detto Michael Richter di Facebook – che hanno la possibilità di tornare quando vogliono, nel caso cambino idea”. Ci penseranno forse i 12 milioni di utenti canadesi, in attesa delle nuove policy in materia di privacy, definite dal vice-presidente della global communications and public policy di Facebook Elliot Schrage “un nuovo standard per questo settore”. Il social network ha poi annunciato che i lavori per i cambiamenti inizieranno immediatamente, affinché siano operativi entro 12 mesi.

Mauro Vecchio

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  • Giggetto scrive:
    Non c'è problema
    Fin quando una nazione mantiene regole così platealmente stupide e invasive io non ci metto piede, evitando di portarci soldi.. come sempre, colpire dove fa più male, nel portafoglio..
    • Mauro scrive:
      Re: Non c'è problema
      eheh, se è per questo ho giurato di non andare più in america per lo stesso motivo... ed ho parenti che sarebbero felicissimi di ospitarmi aggratise.E' questione di principio, sì, posso creare una immagine crittata da scaricare successivamente... ma PERCHE'? E' una perdita di tempo, e ti impedisce di accedere ai tuoi dati, se ti servono, nel periodo che intercorre tra prima della partenza all'arrivo alla prima rete wifi o cablata.
  • INTERNET scrive:
    Ma pensarci 2 secondi no?
    ancora non capisco perchè tutti questi controlli sui dispositivi elettronici...andavano bene una volta, ma adesso con le reti superveloci trasmettere dati dall'altra parte del mondo in tutta sicurezza è un gioco da ragazzi penso....quindi i controlli a che servono?o c'è ancora gente tipo nei film che ruba hardware superavanzato per portarlo nel proprio arretrato paese?che anche lì conviene inviarlo via posta penso...boh...datemi una risposta convincente...
    • battagliacom scrive:
      Re: Ma pensarci 2 secondi no?
      infatti quello che pensavo anche io.Se io voglio far entrare/uscire informazioni dagli USA non penso che li terrei su un portatili,ma farei un bel pacchetto supersicuro con programmi di crittografia, ecc... poi lo affiderei ad un servizio di hosting, vado nel mio paese e lo riscarico tranquillamente. Solouno stupido attraverserebbe la frontiera USA con merce che scotta nel proprio laptop.
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