I proiettili che uccisero Kennedy, in 3D

Il National Archives americano ha creato modelli tridimensionali in alta risoluzione dei proiettili che nel 1963 uccisero John Fitzgerald Kennedy.
Il National Archives americano ha creato modelli tridimensionali in alta risoluzione dei proiettili che nel 1963 uccisero John Fitzgerald Kennedy.

Un paio di settimane fa sono andate in scena le celebrazioni per il 56esimo anniversario dall’assassinio del Presidente JFK, ucciso con alcuni colpi di fucile esplosi da Lee Harvey Oswald. Oggi il National Archives di Washington, in collaborazione con il team balistico del National Institute of Standards and Technology, consegna ai posteri le scansioni 3D dei proiettili che sono costati la vita al 35esimo inquilino della Casa Bianca.

Omicidio JFK: le scansioni 3D dei proiettili

Le immagini in alta risoluzione sono state create utilizzando una tecnica definita “microscopia con variazione del fuoco” che prevede l’impiego di un’apparecchiatura dotata di più lenti impostate su differenti lunghezze focali. Le varie immagini così catturate sono analizzate estrapolando da ognuna le informazioni relative alle parti messe a fuoco correttamente, combinando infine i dati per ottenere una mappa tridimensionale della superficie. Un procedimento complesso che secondo i responsabili ha richiesto “un numero infinito di ore”.

La realizzazione dei modelli 3D dei proiettili che uccisero JFK

Oltre ai due proiettili che hanno causato la morte di John Fitzgerald Kennedy è stato sottoposto a scansione in tre dimensioni anche il cosiddetto stretcher bullet, la pallottola che secondo i sostenitori della magic bullet theory avrebbe ucciso sia il Presidente USA sia John Connally, Governatore del Texas presente sullo stesso veicolo anch’egli rimasto ferito nell’attentato, ma sopravvissuto in seguito a una lunga operazione. Il bossolo è stato rinvenuto nella stanza dell’ospedale che lo ospitava.

Le scansioni 3D delle pallottole che ferirono a morte John Fitzgerald Kennedy

Per quale motivo il National Archives ha messo in campo un’iniziativa di questo tipo? Lo scopo è duplice: preservare un oggetto che pur in modo tragico ha segnalo la storia del paese e consentire a chiunque di poterlo studiare, osservando dettagli impossibili da notare a occhio nudo.

Fonte: NIST
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