Proxy e copyright, guerra di nervi

L'industria musicale britannica contro il proxy aperto dal Partito Pirata per il libero accesso alla Baia. Nei Paesi Bassi, BREIN incontra la WIPO. Mistero in Italia dopo la chiusura di Torrentreactor.net

Roma – La grande guerra tra i signori del copyright e tutti quei servizi proxy che permettono di aggirare i blocchi imposti dai giudici di mezza Europa ai principali provider nazionali. Un gioco di nervi come quello del gatto col topo, fatto di ponti digitali e bombe a livello DNS. Come a dire, distrutto un proxy se ne fa subito un altro.

Nel Regno Unito, i vertici della British Phonographic Industry (BPI) denunceranno la divisione britannica del Partito Pirata, accusata di aver facilitato l’aggiramento dei blocchi DNS imposti dalla High Court di Londra alla Baia dei pirati . Il chairman di BPI Geoff Taylor ha scritto una minacciosa missiva legale all’attenzione di Loz Kaye, attuale leader del Pirate Party d’Albione.

In un video-appello pubblicato su YouTube, lo stesso Kaye ha chiesto l’aiuto dei supporter della fazione politica, per racimolare i soldi necessari a fronteggiare la causa intentata dall’industria musicale britannica . Al centro del contendere, il servizio proxy tpb.pirateparty.org.uk , utile per rimuovere i sigilli applicati a The Pirate Bay nella scorsa primavera.

Se il Pirate Party si prepara alla trincea legale per “difendere la libertà di espressione e informazione sul web”, gli operatori di un altro proxy per la Baia – l’olandese fuck.timkuik.org – hanno dovuto chiudere i battenti cibernetici in seguito alla denuncia dello stesso Tim Kuik, a capo dell’organizzazione anti-pirateria BREIN.

Kuik si era rivolto alla World Intellectual Property Organization (WIPO) per chiedere l’abbattimento del sito pirata, accusato di violazione del trademark nell’adozione del dominio timkuik.org . I responsabili della WIPO hanno ora dato ragione al boss di BREIN, che oltretutto aveva sottolineato come il proxy servisse ad aggirare i blocchi imposti nei Paesi Bassi alla Baia più famosa del file sharing.

Ultimo caso, quello relativo ai siti Torrentreactor.net e Torrents.net , sigillati su ordine della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Stando ad un recente articolo pubblicato dalla testata specializzata TorrentFreak , il sito come.in permetterebbe ai downloader italiani di continuare ad accedere indisturbati alle due popolari piattaforme del torrentismo.

Al momento della stesura di questo articolo, come.in risulta inaccessibile . La relativa copia cache mostra un dominio in attesa di essere acquistato. Provando a raggiungere il servizio proxy attraverso un ulteriore ponte proxy il sito risulta visibile, proponendosi come dedicato a “coloro che hanno problemi ad accedere a siti torrent”. Non è chiaro se i fornitori di connettività del Belpaese abbiano già ricevuto l’ordine di inibire gli accessi a come.in .

come.in

Mauro Vecchio

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti