Psystar: OSX è mio e lo gestisco io

Il clonatore della Florida tenta una nuova carta in tribunale. Equiparando libri e software. Ultima mossa dettata dalla disperazione?
Il clonatore della Florida tenta una nuova carta in tribunale. Equiparando libri e software. Ultima mossa dettata dalla disperazione?

Anno nuovo, cavillo nuovo: l’ormai epica saga che vede contrapposte Apple e Psystar per il controllo di Mac OS (e la sopravvivenza dei cloni dei Mac), si arricchisce di un traballante ennesimo capitolo. Ora il clonatore della costa est fa appello alla disciplina della cosiddetta first sell , vale a dire la vendita in prima istanza di un bene come un libro ad una biblioteca che nell’ordinamento statunitense lascia aperte molte strade per la cessione a terzi. Una linea di difesa che tuttavia difficilmente verrà accolta dal giudice.

In sostanza, Psystar tenta un approccio che fino ad oggi non è stato quasi mai avallato da un tribunale: senza il principio della first sell certo le biblioteche non potrebbero esistere, visto che in nessun modo potrebbero prestare ai propri associati i libri di cui sono entrate regolarmente in possesso. Ma per quanto riguarda i media digitali, come quelli su cui appunto si trova la copia di Mac OSX che il produttore della Florida abbina alla vendita di ciascun clone da lui assemblato, lo stesso principio non dovrebbe essere valido.

Sebbene la disciplina in questo campo sia oggetto di numerose discussioni, anche in campo legislativo, con la contrapposizione netta tra i detentori dei diritti che premono per una riforma restrittiva e chi invece spinge per un allargamento del principio della first sell , nel campo del software si fa spesso riferimento alla cessione in licenza del bene piuttosto che alla sua vendita. È su questo principio che si imperniano tipicamente le EULA, che in un certo senso limitano la portata dell’acquisto di un software ai semplici supporti fisici che lo contengono (e alla scatola, naturalmente), lasciando ai produttori del software i diritti di gestire nei modi che ritengano opportuni quanto invece vi è contenuto.

A poco, dunque, dovrebbero servire le rimostranze di Psystar che chiarisce di aver acquisito in modo del tutto legale e in alcuni casi direttamente da Apple le proprie copie di Mac OSX: la distribuzione a terzi di quel prodotto, scaricando sulle spalle degli acquirenti la responsabilità di violare l’EULA installandolo sulle proprie macchine, potrebbe non essere una scappatoia percorribile . Di “copie” di un bene digitale per l’appunto si tratterebbe, da utilizzarsi secondo quanto scritto nella licenza d’uso e di cui non si può disporre a proprio piacimento: facilitando la violazione della licenza, Psystar potrebbe essere comunque giudicata responsabile di qualche infrazione. ( L.A. )

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15 01 2009
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