Quando il robot impara a volare

Gli elicotteri della Stanford University svolazzano e si esibiscono in acrobazie. Hanno imparato grazie all'intelligenza artificiale. E sono molto, molto più bravi dei piloti in carne e ossa

Roma – Insegnare a volare ad un roboelicottero con l’intelligenza artificiale. E riuscirci facendogli fare meglio di quanto abbia fatto il pilota vero che gli ha dato “l’esempio”: questo l’obiettivo che si sono posti alcuni scienziati della Stanford University . Ci sono perfettamente riusciti .

elicotteri L’insolito – ma promettente – progetto ha fornito come risultato un elicottero autonomo, che può esibirsi in un completo e appassionante airshow di evoluzioni, facendo tutto da solo . Tali acrobazie sono “senz’altro le più complesse manovre acrobatiche svolte con un elicottero controllato da computer”, ha detto Andrew Ng, il docente che ha diretto il lavoro di ricerca dei laureandi Pieter Abeel, Adam Coates, Timothy Hunter e Morgan Quigley.

Il sistema di intelligenza artificiale concepito dall’Ateneo ha “imparato” come far fare acrobazie a dei droni da oltre 1 metro di lunghezza osservando come li radiocomandava il pilota Garrett Oku. A “fine apprendimento”, in totale autonomia, gli elicotteri dotati di nuovi skill hanno messo in scena un’esibizione entusiasmante, con manovre pericolosissime, alcune delle quali sono state realizzate addirittura meglio di quanto non sia riuscito a fare lo stesso esperto pilota. “Penso che le manovre di cui sono capaci siano senz’altro molto complesse – ha detto Eric Feron, professore di aeronautica e astronautica del Georgia Tech – Ma ciò che più colpisce è la tecnologia dietro a tutto ciò. In una parola, la macchina insegna a se stessa come farlo guardando il volo di un pilota esperto. Ciò è impressionante”.

Durante il volo, parte della strumentazione risiede a bordo, parte a terra. Insieme, esse monitorano continuamente la posizione, la direzione, l’orientamento, la velocità e l’autorotazione dell’elicottero in più dimensioni . Il sistema a terra elabora i dati, svolge velocemente i necessari calcoli e comunica via radio le nuove indicazioni di volo all’elicottero per ben 20 volte al secondo .

Sul velivolo ci sono accelerometri, giroscopi e magnetometri. Questi ultimi utilizzano il campo magnetico terrestre per capire in che direzione è puntato l’elicottero. La posizione esatta è determinata con un GPS e/o con una telecamere a terra ma con un velivolo più grande, tutto potrebbe stare a bordo, specificano gli scienziati.

Molteplici sono i campi in cui una simile scoperta potrebbe trovare applicazione: ricerca delle mine, mappatura degli incendi in tempo reale e molte altre. “Per affidarci a simili strumenti in missioni reali dobbiamo disporre di esemplari molto robusti e particolarmente affidabili, che possano volare meglio di quanto non potrebbe fare il miglior pilota del mondo”, ha riferito il docente. Il lavoro della Stanford, secondo il luminare, è stato un enorme passo avanti proprio in questa direzione.

Marco Valerio Principato

( fonte immagine )

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