Quando le macchine si sfidano a scacchi

Fuori i supercomputer, nel campionato mondiale di scacchi e mezzo computer si confermano i vincitori di sempre. Il motore scacchistico del Maestro Vasik Rajlich ha la meglio su tutti
Fuori i supercomputer, nel campionato mondiale di scacchi e mezzo computer si confermano i vincitori di sempre. Il motore scacchistico del Maestro Vasik Rajlich ha la meglio su tutti

Rybka , il software scacchistico del Maestro Internazionale Vasik Rajlich distintosi dai concorrenti per la prevalenza di giocatori professionisti rispetto ai programmatori nel suo team di sviluppo, ha vinto per la terza volta di fila il World Computer Chess Championship ( WCCC ), evento incluso nelle Computer Olympiads organizzate a Pamplona in Spagna dalla International Computer Games Association ( ICGA ). Nell’occasione si è imposto anche nella categoria scacchi di queste ultime e nella variante Blitz del WCCC.

In risposta agli sbilanciamenti nei rapporti di forza sul piano della potenza bruta delle CPU degli scorsi anni che aveva favorito le prestazioni di Shredder, Junior e dell’open source Crafty, da questa edizione una nuova controversa regola restringe la gara all’hardware “domestico” con un massimo di otto core (una motherboard fino a quattro socket) escludendo così i supercomputer già protagonisti di epiche sfide contro avversari umani.

I dieci partecipanti hanno reagito adottando quasi in massa, ben la metà di loro, l’Intel Xeon eight-core a 3.2 Ghz, due gli AMD, uno il Core Duo. Ignoti i restanti. Intel si pone dunque ai vertici di una ipotetica “classifica costruttori”.

Secondo Rajlich un simile approccio apporta un duplice danno: “Previene l’innovazione con cluster di componenti di ordinaria reperibilità e allo stesso tempo enfatizza l’uso di costose workstation”. Tale modifica al regolamento però non ha cambiato l’esito finale: Rybka primo con otto vittorie e due pareggi, Shredder si è dovuto accontentare del terzo posto dopo il belga Deep Sjeng (le varianti “Deep” di questi programmi sono per i multiprocessori, ndr), sono lontani i tempi in cui si batteva col grande assente Fritz per il primato. Ancora più giù c’è l’israeliano Junior al quarto gradino, solo ottava posizione per gli italiani di Equinox. Un rapido paragone con la classifica olimpica, competizione dove il limite summenzionato non valeva, ha confermato analoga graduatoria, il cluster di 52 core assemblato da Lukas Cimiotti per Rybka ha sbaragliato gli avversari, il solito Shredder si è scambiato l’ordine di arrivo col 56-core di Deep Sjeng e l’unico vero stravolgimento è stato il ritiro di Junior per problemi tecnici.

Dalla clamorosa sconfitta di Kasparov ad opera di Big Blue del 1997 al 6-0 tennistico rifilato da Hydra a Michael Adams nel torneo di Abu Dhabi, la sfida tra computer sta diventando un elemento sempre più rilevante per scoprire cosa sia rimasto di inesplorato dalla mente umana in questo sport.

Fabirizio Bartoloni

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