Quella giacca perduta finita su YouTube

Una storia che balla sul filo del virale, in bilico tra realtà e finzione. I precedenti agli antipodi non sono buoni, e gli utenti australiani gridano al fake in anticipo
Una storia che balla sul filo del virale, in bilico tra realtà e finzione. I precedenti agli antipodi non sono buoni, e gli utenti australiani gridano al fake in anticipo

Se fosse vera, sarebbe una storia molto romantica: ed è così che tutti la raccontano , come una novella Cenerentola in cerca del suo principe azzurro. Non foss’altro che a posizioni invertite, con lei che insegue lui e con uno strumento per identificarlo ben diverso dalla scarpina di cristallo: una giacca, un blazer blu postato urbi et orbi su YouTube in un videomessaggio di lei che si rivolge alla platea del Web per rintracciarlo. Al momento, pare senza successo.

Lei si chiama o, meglio, si chiamerebbe Heidi Clarke : venticinque anni, australiana di Sidney. Il condizionale è d’obbligo visti i contorni di questa storia. Il video, apparentemente molto ben realizzato, mostra lei nella sua stanza da letto che si dichiara follemente cotta di uno sconosciuto conosciuto per caso (galeotto un cameriere che invertì due ordinazioni) ad un bar: due parole scambiate mentre si scambiavano anche i piatti, la sensazione che la scintilla era scattata e l’inspiegabile ritorno al proprio tavolo senza aver chiesto nome, email o un più antiquato indirizzo o numero di telefono.

A corredo del video un sito (al momento finito offline per il troppo traffico), in cui Heidi si mostra con addosso poco più della famigerata giacca : quella che il suo paladino avrebbe dimenticato al bar quando se ne è andato, che è bella e ben fatta (che senso ha, si chiedono alcuni, specificare nel video che è sartorialmente ben realizzata?) e che è ancora impregnata del suo odore. È l’unico legame che la tiene ancora connessa a lui, che viene descritto genericamente come “Alto, muscoloso e carino”: indossava, oltre alla giacca, una camicia bianca, jeans e scarpe scure. E scriveva un documento fiume sul suo portatile.

Interpellati, i camerieri del bar hanno fatto sapere che la giovane infatuata si è davvero fatta vedere al locale ed ha effettivamente lasciato un bigliettino con i suoi riferimenti sperando che lo sconosciuto si faccia vivo per reclamare la sua giacca: di lui, comunque, nessuno si ricorda . In cambio della custodia, Heidi chiede solo che lui si renda disponibile a fare quattro chiacchiere e magari a concederle un appuntamento “vecchio stile”: se son rose, come si suol dire, fioriranno.

Sul profilo di Heidi e tra i commenti su YouTube si sprecano i “fake” urlati in ogni salsa, uniti a qualche sarcastico filmato di risposta. Strano che la ragazza sembri recitare un testo preparato, strano che metta online delle foto di stampo molto professionale in cui si mostra lasciando molto poco all’immaginazione. Strano altresì che questa giacca sembra faccia parte di una collezione non ancora uscita di un marchio di moda australiano, che si è affrettato a smentire ogni relazione con Heidi e il video in questione.

I precedenti , d’altra parte, non depongono a favore di Heidi. Per tentare di spingere al “gesto estremo” e alla partecipazione convinta al dibattuto concorso per trascorrere sei mesi in una località da sogno, l’ente del turismo del Queensland ha reclutato una finta fan del progetto pronta a farsi tatuare sul corpo uno slogan che provasse la sua passione per la barriera corallina. Una trovata per “mostrare un esempio della creatività” che gli organizzatori speravano di stimolare nei partecipanti: che invece si è ritorta contro di loro, una volta scoperta, causando un danno all’immagine della campagna e dei suoi promotori.

Luca Annunziata

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19 01 2009
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