Radicali: rete libera garante di libertà

Il PRT chiede all'ONU di considerare una internet libera e aperta al flusso delle idee e delle informazioni come arma capace di garantire sicurezza e democrazia. Si parla di diritti universali e di open source
Il PRT chiede all'ONU di considerare una internet libera e aperta al flusso delle idee e delle informazioni come arma capace di garantire sicurezza e democrazia. Si parla di diritti universali e di open source


Bruxelles – Il Partito Radicale Transnazionale (PRT), uno dei soggetti che partecipano alla preparazione del WSIS, vale a dire del “World Summit on the Information Society”, ha presentato un documento che verrà discusso a Ginevra a fine anno. Un documento che si appella ai rappresentanti delle Nazioni Unite affinché Internet rimanga un ambiente aperto e libero, capace in questo modo di garantire sicurezza e democrazia.

Il prossimo luglio si terrà a Parigi un incontro che porterà alla definizione di questo e altri documenti di lavoro per la preparazione della bozza di Dichiarazione di Principi e della bozza dell’Action Plan che il prossimo dicembre verrà sottoposto per approvazione al summit delle Nazioni Unite.

In una nota il PRT sottolinea di dare “grande importanza allo sviluppo di strumenti che possano offrire miglior accesso ai diritti fondamentali” e di vedere “grandi potenzialità nelle opportunità offerte dalla società dell’informazione e dalla rivoluzione tecnologica viste come mezzi potenti per il rispetto della legge e dunque per la pace e la sicurezza internazionali”.

Il PRT ritiene dunque che “costruire una Società dell’Informazione libera e sicura dovrebbe correre parallelo allo sviluppo di una Internet aperta e democratica”.

Tra i punti-chiave del documento del PRT:

– Considerare una violazione dell’articolo 18 della Carta internazionale dei diritti civili e politici la chiusura di siti web o il monitoraggio e il perseguimento di utenti internet e attivisti online;

– Basare le leggi nazionali e internazionali sul principio della “neutralità tecnologica”. Vale a dire che non solo non vi dovrebbero essere discriminazioni basate sull’uso di una tecnologia piuttosto che di un’altra ma neppure criminalizzazioni di determinate attività perché la propria infrastruttura tecnologica è basata su certi sistemi.

– Il considerare come reato criminale l’accesso “senza diritto” ai sistemi informativi non dovrebbe essere esteso ad attività che hanno poca o nessuna conseguenza o a quelle condotte in nome dell’auto-difesa o per l’affermazione dei diritti umani universali.

– L’ONU e gli stati membri dovrebbero spingere per misure che consentano a ogni cittadino di accedere con vari mezzi, internet compresa, alle attività delle istituzioni pubbliche, alle riunioni degli organismi elettivi e ad ottenere documenti pubblici.

– L’informazione fornita online dovrebbe essere presentata non solo in forma grafica ma anche testuale, in modo che si accessibile anche a persone con disabilità.

– Tutte le informazioni dovrebbero essere fornite su sistemi user-friendly non basati su tecnologie proprietarie e non governati da sistemi di licenza o di brevetto. Tutte le informazioni che riguardino i diritti dei cittadini dovrebbero essere fornite gratuitamente e nessuna informazione prodotta dal settore pubblico dovrebbe essere soggetta a copyright o ad altre misure che ne possano limitare il riutilizzo e la diffusione.

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05 06 2003
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