Le criptovalute come moneta non tracciabile per il pagamento di riscatti non solo quando si tratta di liberare i computer dalla morsa dei ransomware, ma anche quando in gioco c’è la vita di una persona. Sono già diversi i casi di rapimento in cui i criminali anziché chiedere il pagamento di una somma in moneta corrente lo fanno chiamando in causa wallet e valute virtuali.

Costa Rica: il riscatto in Bitcoin

L’ultimo è quello di un imprenditore statunitense, William Sean Creighton Kopko, proprietario di una piattaforma online per il gioco d’azzardo, scomparso mentre si trovava in Costa Rica nel settembre scorso. La sua famiglia ha acconsentito al pagamento di un riscatto in Bitcoin dall’ammontare equivalente a circa 950.000 dollari, ma dell’uomo ancora nessuna traccia. I rapitori, una volta intascata la somma, si sono dileguati tentando di far perdere le loro tracce e nascondendosi a Cuba. Due sono stati fermati dopo aver fatto il loro ingresso in Spagna, a Saragozza, dove hanno provato ad affittare un appartamento in cui nascondersi. Il caso ha già portato a un totale di dodici arresti.

Un altro caso in Norvegia

Di recente è balzata agli onori delle cronache una vicenda del tutto simile. Questa volta a fare da sfondo al rapimento è l’Europa e più precisamente la Norvegia. A fine ottobre Anne-Elisabeth Falkevik Hagen, moglie del magnate dell’industria immobiliare Tom Hagen (tra le persone più ricche del paese), è scomparsa dalla propria abitazione nella città di Lørenskog, nei pressi di Oslo. Nei giorni scorsi la richiesta di riscatto: circa 9 milioni di euro da versare in Monero, criptovaluta che a differenza di Bitcoin garantisce un livello maggiore di anonimato delle transazioni che viaggiano sulla sua blockchain.

Rapimento e tortura in Sudafrica

Tra novembre e dicembre si è invece parlato della vicenda di un uomo sudafricano, identificato come Andrew, avvicinato da individui interessati a saperne di più su Bitcoin e criptovalute. Dopo averlo invitato a partecipare a una presentazione lo hanno imprigionato e torturato finché la vittima non ha accettato di versare all’interno dei loro wallet l’equivalente di circa 60.000 dollari in moneta virtuale.

È il lato oscuro dell’universo FinTech, l’impiego malevolo di una tecnologia che proprio per via della sua natura decentralizzata e per l’anonimato degli scambi che si attuano sulla blockchain rischia di divenire lo strumento perfetto per le attività criminali, sia quelle online e sia quelle che si concretizzano nel mondo reale.

Fonte: The Next Web

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti