Raymond: Sun liberi il codice di Java

Replicando ad una recente dichiarazione del boss di Sun, Raymond sostiene che l'open source potrà essere amico di Sun solo se spezzerà i lucchetti che imprigionano il codice di Java
Replicando ad una recente dichiarazione del boss di Sun, Raymond sostiene che l'open source potrà essere amico di Sun solo se spezzerà i lucchetti che imprigionano il codice di Java


Web – “Lascia andare Java”. Questo l’appello che Eric Raymond, guru del movimento open source e presidente dell’ Open Source Initiative (OSI), ha lanciato a Sun con la pubblicazione di una lettera aperta.

La lettera arriva in risposta ad una recente dichiarazione in cui il CEO di Sun , Scott McNealy, ha affermato che “il modello open source è nostro amico”. Affermazione che, secondo Raymond, contraddice la politica che Sun da sempre applica allo sviluppo e alla concessione in licenza della tecnologia Java.

“Lo stretto controllo che Sun continua ad esercitare sul codice di Java ha finito per danneggiare gli interessi a lungo termine dell’azienda, frenando l’accettazione del linguaggio da parte della comunità open source”, si legge nella lettera di Raymond. “Questo fa sì che Java stia cedendo terreno (e probabilmente il proprio futuro) a linguaggi di scripting rivali (e open source, N.d.R.) come Python e Perl”.

Secondo il celebre difensore del movimento open source, fra “controllo e ubiquità” Sun avrebbe fino ad oggi scelto la prima opzione.

“Le clausole di Sun sono così restrittive – ha continuato il noto autore del “manifesto” dell’open source “The Cathedral and the Bazaar” – che le distribuzioni di Linux non possono includere nemmeno i binari di Java da utilizzare come plug-in per i browser”.

Raymond applaude le iniziative che in passato hanno spinto Sun a rilasciare il codice open source di OpenOffice e le specifiche del file system di rete NFS, due tecnologie che, secondo lui, hanno avuto tanto successo proprio perché libere e aperte. Raymond ricorda invece come l’interfaccia grafica proprietaria di Sun, NeWS, abbia dovuto cedere il passo a X Window System, un software che, benché – a suo dire – tecnicamente inferiore, si è diffuso grazie al fatto di essere open source.

Raymond afferma che il più grande errore di Sun è considerare l’open source come l’equivalente di un’opera di beneficenza, senza dunque prospettive di guadagno: questa concezione dimostrerebbe, secondo il boss dell’OSI, che quando parla di open source “Sun non sa bene di cosa stia parlando”.

Raymond fa poi appello alle radici “hacker” di Sun.

“Sun è stata fondata da appassionati di informatica come noi in un periodo in cui IBM (ora massima paladina di Linux, N.d.R.) era chiamata il Grande Satana”.

“Avete milioni di potenziali alleati qui nella comunità open source”, assicura Raymond, ma per conquistarne i cuori Sun deve togliere dal codice di Java ogni lucchetto.

La svolta proposta da Raymond non sembra tuttavia piacere molto a Sun. L’azienda guidata McNealy ha infatti affermato, attraverso alcuni portavoce, di aver già raggiunto il giusto bilanciamento fra il controllo di Java e “il rischio che un’azienda come Microsoft possa minare le basi di questo standard”. Sun ritiene che il modello di sviluppo di Java seguito dalla Java Community Process offra già un “sistema democratico” che permette ai suoi membri di influenzare da vicino il progresso di questo software.

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16 02 2004
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