Il sì del Regno Unito a Huawei per le reti 5G

Atteso a breve l'annuncio del primo ministro Boris Johnson: il Regno Unito non metterà al bando Huawei per l'allestimento dei network mobile 5G.
Atteso a breve l'annuncio del primo ministro Boris Johnson: il Regno Unito non metterà al bando Huawei per l'allestimento dei network mobile 5G.

Dopo la Germania, anche il Regno Unito sembra intenzionato da aprire a Huawei per l’allestimento dei network 5G. Manca solo l’ufficialità. Stando a quanto riportato nel fine settimana dal Times, il primo ministro Boris Johnson ne darà l’annuncio a breve.

5G: anche il Regno Unito dice sì a Huawei

Il colosso cinese potrà dunque fornire agli operatori UK le componenti destinate alle infrastrutture di rete, purché si tratti di elementi “non-contentious” ovvero non in grado di mostrare il fianco a potenziali operazioni di sorveglianza da parte del governo di Pechino. Il riferimento è ai timori ormai da lungo tempo manifestati dagli Stati Uniti e che hanno portato all’inclusione di Huawei nella Entity List del Dipartimento del Commercio di Washington con una misura che impedirà all’azienda di Shenzhen di partecipare alla creazione delle reti 5G negli USA.

Stando alle informazioni fin qui trapelate, tutte le quattro principali realtà britanniche impegnate nel mercato (vale a dire EE, O2, Three e Vodafone), avrebbero già siglato accordi con l’azienda cinese per avviare la fase di fornitura, anche incentivate da accordi economici ritenuti vantaggiosi. Questo potrebbe avere ripercussioni dirette sul business di concorrenti europei come Ericsson e Nokia, anch’essi impegnati nel medesimo territorio.

Da verificare come la posizione assunta dal Regno Unito, che ripetiamo dovrebbe essere confermata in via ufficiale a breve, verrà presa dagli Stati Uniti. Oltreoceano il braccio di ferro che vede impegnati da una parte l’amministrazione Trump e dall’altra Pechino prosegue ormai da diversi mesi. La questione legata al ban di Huawei costituisce solo uno dei tasselli di un puzzle più ampio che vede sul tavolo accordi commerciali, dazi e questione di natura prettamente politica.

Fonte: The Times
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