Riconoscimento del volto, siamo alla svolta?

La promettono alcuni studiosi scozzesi, che dichiarano di aver scovato il segreto per il riconoscimento degli individui dal loro volto. Con successi nel 100 per cento dei casi
La promettono alcuni studiosi scozzesi, che dichiarano di aver scovato il segreto per il riconoscimento degli individui dal loro volto. Con successi nel 100 per cento dei casi

La biometria facciale, la capacità degli apparati tecnologici di individuare le persone partendo da immagini e algoritmi di sintesi su una base di volti noti, potrebbe presto acquisire una maggiore efficacia. Uno studio dei ricercatori della Università di Glasgow , Scozia, lascia intravedere la possibilità di un drammatico incremento della capacità di riconoscimento dei volti grazie all’implementazione di immagini intermedie, sistema che a parere degli studiosi mima quello impiegato dalla mente umana.

riconoscimento del volto Il lavoro degli universitari scozzesi metterebbe dunque fine alle perduranti polemiche sulla crescente pervasività degli apparati biometrici facciali, adoperati dalle autorità nonostante la loro efficacia sia tutto fuorché a prova di errore e non sia nemmeno lontanamente paragonabile a quella umana.

Prima di applicarsi ai software di riconoscimento biometrico, i ricercatori inglesi hanno lavorato a uno studio secondo il quale il cervello basa la propria capacità di individuazione dei volti sulla sintetizzazione di una media tra tante immagini della stessa faccia. Partendo da “scatti” mnemonici diversi degli stessi tratti somatici, sostengono i ricercatori, la mente umana genera una figura composita in grado di eliminare i possibili fattori di disturbo nel riconoscimento, come un diverso angolo di visione o i mutati riflessi luminosi dell’ambiente.

Per il loro nuovo lavoro appena pubblicato su Science , gli esperti inglesi non hanno fatto altro che applicare i risultati ottenuti in precedenza a un noto software biometrico , aumentando a loro dire “l’accuratezza di un algoritmo di riconoscimento facciale standard dell’industria dal 54% al 100%, portando l’eccellente performance della consueta familiarità umana a un sistema automatizzato”.

riconoscimento del volto Piuttosto che pensare a sviluppare un software personalizzato, i ricercatori hanno dunque applicato il frutto delle loro ricerche a una versione online del sistema FaceVACS , sviluppato dalla tedesca Cognitec Systems e impiegato nei sistemi di riconoscimento biometrico installati negli aeroporti. Per i test sono state utilizzate circa 500 immagini di 25 individui diversi.

Impiegando immagini singole, sostiene lo studio, l’accuratezza del sistema è largamente dipendente da quante immagini della stessa persona sono presenti nel database: con sette immagini l’accuratezza del riconoscimento è stata calcolata nel 16% del totale, mentre con 28 la percentuale di successo arriva al 90%.

Il discorso cambia quando entrano in gioco le immagini intermedie, ognuna delle quali generata da 20 scatti diversi dei 25 individui presi come riferimento: in questo caso la percentuale di successo è cresciuta enormemente, arrivando a un minimo del 55% fino all’accuratezza completa del 100% . A ulteriore riprova della validità della teoria, un secondo test è stato condotto sui volti non riconosciuti nel caso delle immagini singole: per ognuno di essi è stata creata un’immagine intermedia che è stata poi data in pasto al software, che in questo caso ha risposto con una capacità di riconoscimento all’80%.

Secondo gli autori della ricerca, l’implementazione di immagini intermedie nei sistemi preesistenti di riconoscimento dei volti è relativamente semplice , e potrebbe in definitiva rappresentare un miglioramento sostanziale del livello di efficienza delle tecnologie biometriche attualmente impiegate da autorità e organizzazioni private.

Alfonso Maruccia

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29 01 2008
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