Rifiuti hi-tech, produttori nel pallone

Nessun grande player dell'ICT, con la sola eccezione di 3 Italia, è oggi disponibile a raccontare come si sta preparando alla svolta. Dal primo gennaio in Italia cambia tutto, per legge. Ma cambierà davvero?
Nessun grande player dell'ICT, con la sola eccezione di 3 Italia, è oggi disponibile a raccontare come si sta preparando alla svolta. Dal primo gennaio in Italia cambia tutto, per legge. Ma cambierà davvero?

La normativa sta cambiando, dal primo gennaio 2008 l’intero ciclo del rifiuto tecnologico cambia natura, vita, struttura. Gli italiani sono pronti, le discariche non aspettavano altro da lungo tempo, ma i produttori? Sono proprio loro infatti a doversene occupare, e alla svelta. Ormai manca meno di un mese. Eppure non tutti sembrano pronti, alcuni preferiscono peraltro non parlarne affatto. Ecco una prima inchiesta di Punto Informatico su come e cosa sta accadendo.

Premessa: il Decretone
Attendeva da anni la ratifica ufficiale da parte del Ministero dell’Ambiente, ma finalmente il mese scorso è stato approvato il decreto sulla gestione e lo smaltimento dei rifiuti tecnologici, composti da apparecchiature elettriche ed elettroniche altamente inquinanti e impossibili da gestire adeguatamente all’interno del tradizionale ciclo di raccolta e smistamento dei rifiuti semplici .

Secondo quanto stabilito dal ministero, il compito di occuparsi dei RAEE passa dagli organismi comunali agli stessi produttori , che d’ora in poi saranno responsabili dei propri dispositivi sia prima che dopo la vita commerciale sul mercato e nelle case dei consumatori. Più precisamente, c’è tempo fino al 31 dicembre perché le società hi-tech si curino di adottare una adeguata politica di gestione dell’e-waste, termine entro il quale sarà ancora compito delle istituzioni provvedere.

Dal primo gennaio 2008, invece, la palla passerà tutta in mano alle suddette società, che dovranno raccogliere, smistare, smaltire ed eventualmente riutilizzare i RAEE. La raccolta potrà avvenire attraverso due canali diversi : nel primo, sarà lo stesso consumatore a rivolgersi al commerciante durante l’acquisto di un nuovo dispositivo, e quest’ultimo sarà obbligato a ritirare il vecchio secondo il principio dello scambio 1 a 1. Le stesse regole che attualmente valgono per lavatrici, televisori e frigoriferi verranno insomma d’ora in poi applicate a computer, palmari, player multimediali e quant’altro.

Nel secondo caso, il consumatore potrà portare il suo e-waste nelle eco-piazzole comunali appositamente predisposte – al cui allestimento i produttori stanno contribuendo monetariamente in questo periodo di transizione – e sarà cura delle stesse aziende di elettronica, organizzate in consorzi, raccogliere i rifiuti e provvedere alla loro gestione.

rifiuti

L’obiettivo di questa “vera e propria rivoluzione per i rifiuti tecnologici”, sostiene il Ministero in un comunicato , è incrementare le garanzie di tutela dell’ambiente raggiungendo entro la fine del 2008 gli obiettivi fissati già da tempo dalla comunità europea, vale a dire aumentare la raccolta media pro capite di RAEE all’anno dagli 1,15 kg attuali stimati dall’ APAT a 4 chilogrammi, per 240mila tonnellate totali – su una produzione stimata a livello nazionale in più di 14 kg pro capite e 850mila tonnellate complessive. Di questi, il 70-80% dovrà essere recuperato e il 50%-80% riciclato/reimpiegato.

I produttori al centro
Come detto, il nuovo sistema pensato negli uffici ministeriali e “fortemente voluto e ispirato” dalla Comunità Europea, basa tutta la propria efficacia sui consorzi o “sistemi collettivi” di produttori, che dovranno passare periodicamente dalle eco-piazzole comunali per raccogliere l’e-waste e portarlo alla destinazione designata. Viene in tal senso istituito il Registro dei Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche , al fine di controllare la gestione dei RAEE e definire in dettaglio la quota di mercato in base alla quale verranno stabiliti gli oneri da accollare al singolo produttore. La registrazione è ovviamente obbligatoria per tutti quei soggetti che rientrino nella definizione di produttore di apparecchiature elettriche ed elettroniche secondo l’articolo 3 comma 1 della nuova normativa ( FAQ numero nove ).

Al di sopra del Registro A.E.E. vigilerà il Comitato di vigilanza e controllo , nato di concerto al primo e presieduto dal Dott. Valerio Angelelli della Segreteria Tecnica del Ministro dell’Ambiente. Il comitato si occuperà della gestione del Registro, dei dati relativi ai prodotti immessi in commercio e di eventuali ispezioni nei confronti dei produttori. Il lavoro del Comitato di vigilanza sarà infine coadiuvato da due ulteriori organismi di coordinazione delle operazioni di gestione, il Centro di Coordinamento e il Comitato di indirizzo . Per le aziende dell’hi-tech non ci sarà insomma alcuna scappatoia, dovranno volenti o nolenti partecipare al nuovo sistema pena finire nel mirino degli ispettori del Ministero dell’Ambiente. Ma chi produce tecnologia è davvero pronto ad integrarsi in un sistema siffatto, con tutte le incombenze che la cosa comporta? Punto Informatico ha contattato nei giorni scorsi alcuni dei principali player tecnologici operanti nel Bel Paese, inclusi gli operatori di telefonia mobile, le catene specializzate nella vendita di personal computer e di soluzioni integrate per la stampa.

rifiuti Di questi, solo 3 Italia ha fatto pervenire la propria risposta alle nostre domande. Ad oggi, dunque, 3 Italia risulta tra le prime società hi-tech italiane ad annunciare l’approntamento di una politica adeguata alle esigenze di rispetto per l’ambiente da parte di tutti i protagonisti del ciclo economico, siano essi consumatori o produttori.

“La piena attuazione della normativa per la gestione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (R.A.E.E.) è ormai una necessità – spiega l’operatore telefonico a Punto Informatico – Con riferimento al settore delle telecomunicazioni mobili, in Italia c’è una media di due cellulari a persona a fronte di un ciclo di vita del prodotto non superiore ai 12-18 mesi: è evidente che il tema dello smaltimento dei terminali obsoleti può assumere i connotati di un problema di dimensioni nazionali”.

TRE non nasconde le difficoltà di attuazione a livello aziendale della nuova normativa, e sta impiegando i 90 giorni di tempo previsti per l’iscrizione al Registro A.E.E. a partire dal 25 settembre scorso – data in cui è entrata in vigore la legge – “per capire quale possa essere il sistema migliore, collettivo o individuale, per poi procedere all’iscrizione”.

Quello che è invece già chiaro alla telco è il nuovo ruolo centrale svolto dal “rifiuto” in quanto tale, prodotto di scarto inevitabile della società dell’informazione che in un’ottica di smaltimento intelligente e possibile riutilizzo va “inteso come un’opportunità: la sua re-immissione sul mercato, previe le dovute modifiche, può soddisfare le aspettative di una particolare nicchia di mercato”.

A tal proposito, TRE ha pensato a Rigenerazione 3 , il videofonino “a emissioni zero che allunga il ciclo di vita dei terminali ottimizzandone la filiera produttiva e diminuendo le emissioni di CO2”. Produrre meno terminali mobili implica un minor rilascio di anidride carbonica nell’ambiente , così come impatta sull’inquinamento la riforestazione di un parco dell’area nord della città di Milano in cui è altresì impegnata TRE. A certificare la riduzione delle immissioni di gas serra ci penserà AzzeroCO2 , società di servizi di Legambiente, che rilascerà a TRE un corrispettivo “credito” di Verified Emissions Reductions a dimostrazione dell’avvenuta compensazione da parte della società.

Per il consumatore, scegliere uno dei videofonini rigenerati – ritornati cioè prodotti nuovi, ancorché maggiormente ecosostenibili – comporterà ovviamente un risparmio notevole sul prezzo finale: tra i cellulari elencati da TRE , tutti marcati LG, il costo oscilla tra i 29 e i 49 euro. È importante sottolineare che per ottenere i telefonini rigenerati senza operator lock occorre sborsare ulteriori 50 euro.

Se la partecipazione ai sistemi consortili per la raccolta dei RAEE nelle eco-piazzole è ancora in fase di valutazione, Tre ha già predisposto i punti di raccolta per il ritiro dell’usato nei punti vendita propri del marchio. Per il resto dei canali distributivi come le rivendite online, i negozi in franchising e così via la società si dice impegnata nell’esaminare “le varie opzioni disponibili”.

“Inserita in una prospettiva di questo tipo – sostiene TRE – troviamo corretto che l’attribuzione del costo di smaltimento di ogni terminale sia a carico di chi lo produce o lo distribuisce”. Importante è inoltre mettere a punto “una adeguata campagna di comunicazione verso i cittadini”, premessa indispensabile perché la normativa sui R.A.E.E. venga attuata in maniera efficace. “In particolare è indispensabile che i consumatori siano informati su dove e come riconsegnare il proprio telefonino – si legge nel comunicato – mentre le aziende devono avere la possibilità di studiare alternative alla semplice dismissione”. Se fino a questo momento solo TRE si è sentita sufficientemente attrezzata per rispondere alle domande di Punto Informatico è comprensibile il pessimismo che ancora attanaglia i sostenitori delle politiche verdi per l’alta tecnologia che, almeno nel nostro paese, non sembrano decollare, decreto o non decreto.

rifiuti Per questo PI ha voluto ascoltare anche Legambiente , l’organizzazione legata alla tutela del patrimonio ambientale che sta seguendo da vicino l’intera questione del cosiddetto e-waste . E il quadro che ne emerge non è brillante, a partire dal parere sulle misure adottate dal ministero in recepimento della Direttiva europea RAEE.

Katia Le Donne, dell’Ufficio scientifico di Legambiente, sintetizza a Punto Informatico la posizione di Legambiente in tre punti chiave.

In primo luogo, la normativa entrata in vigore appare “un passo avanti rispetto alla normativa precedente”. Giusto insomma il principio sottostante alla direttiva, secondo il quale chi inquina paga e la responsabilità di provvedere allo smaltimento dei rifiuti elettronici deve ricadere sulle spalle di chi quei dispositivi li ha costruiti prima e messi in commercio poi.

Destano però preoccupazione “le continue proroghe sui decreti attuativi”. Com’è noto, prima di arrivare all’approvazione il decreto è stato rinviato più volte , e gli obiettivi temporali di riutilizzo fissati dalla recente decisione del Ministro Pecoraro Scanio sono ipotesi rimaste invariate da due anni a questa parte ; ora con due anni di tempo in meno per il completamento.

Allo stesso modo “non convince” Legambiente “il sistema che permette il continuo proliferare dei consorzi”. Sistema atteso al varco per il prossimo anno, quando finalmente il decreto dovrebbe diventare pienamente operativo e i produttori saranno chiamati a prendersi tutte le responsabilità previste dalla legge per porre un freno al crescente problema dei RAEE.

I produttori sono avvisati: dal primo gennaio tutte le loro attività in materia di e-waste saranno nel mirino dell’opinione pubblica. Il countdown è iniziato.

Alfonso Maruccia

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

05 12 2007
Link copiato negli appunti