Robot, i nuovi stranieri

Spauracchio di disoccupazione, ipercompetitivi sui costo del lavoro e coagulo di diffidenze. Tranne per i bambini, per cui non vi sono differenze
Spauracchio di disoccupazione, ipercompetitivi sui costo del lavoro e coagulo di diffidenze. Tranne per i bambini, per cui non vi sono differenze

Robot – Secondo uno studio condotto da David Autor , economista del MIT, i robot stanno per sostituire gli umani in numerosi lavori.

Grazie alla raccolta di una serie di statistiche sul lavoro, di dati sulla polarizzazione delle fasce di lavoratori e di tendenze delle variazioni salariali, Autor (con la collaborazione di David Dorn dell’Università di Madrid) spiega che alcuni mestieri, in particolare quelli caratterizzati da compiti ripetitivi, sono maggiormente vulnerabili all’automazione .
In pratica, la paura dell’uomo disumanizzato dalla catena di montaggio, come per esempio rappresentato dallo Charlot di Tempi Moderni , non si completerà mai perché è proprio l’uomo ad essere destinato all’ accantonamento.

“La classe media sta sparendo soprattutto perché la tecnologia ne sta rendendo le abilità obsolete”, spiega lo studio , e in conseguenza di ciò anche l’adozione di sistemi IT sta aumentando : il cerchio si chiude, quindi, con la richiesta di lavoratori con competenze maggiori necessarie ad utilizzare i sistemi tecnologici adottati.

Questo, naturalmente, non significa che non vi sia già più bisogno di lavoratori umani: i robot, per esempio, non si costruiscono da soli. Per ora.

Nel frattempo stanno evolvendo e i ricercatori stanno pensando a come farli diventare meno minacciosi per gli umani : proprio con l’obiettivo dichiarato di ricreare un’atmosfera confortevole per gli umani più sulla difensiva il Media Lab del MIT sta sviluppando nuovi modelli nel progetto Nexi . I robot umanoidi così sviluppati, gli ultimi chiamati Mark III, oltre a riprodurre le espressioni facciali umane, possono riconoscere la persona con cui stanno interagendo a mezzo RFID e analizzare movimenti degli occhi e gesti per relazionarsi correttamente con l’essere vivente.

La possibilità di un’interazione naturale, per altro, è già intuibile da un’altra ricerca secondo la quale i bambini umani possono essere convinti che i robot siano esseri senzienti . Nel caso in cui un altro umano simula un rapporto naturale con la controparte meccanica il bambino in 13 casi su 16 ne segue lo sguardo, mentre senza un esempio precedente la fiducia concessa al soggetto metallico viene accordata in 3 casi su 16.

Claudio Tamburrino

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