Rojadirecta, i domini restano sotto sequestro

Libertà di parola e diritti collegati, ha deciso un giudice statunitense, sono tutelati dalla presenza di altri indirizzi oltre al .com e al .org
Libertà di parola e diritti collegati, ha deciso un giudice statunitense, sono tutelati dalla presenza di altri indirizzi oltre al .com e al .org

Un giudice federale ha respinto la richiesta della spagnola Puerto 80 di vedersi riassegnare i nomi a dominio Rojadirecta.com e Rojadirecta.org , sequestrati negli Stati Uniti all’inizio di quest’anno.

Mentre in patria la corte d’appello di Madrid ha considerato il sito solo un aggregatore di link , riconoscendone di fatto la legalità o meglio la non violazione diretta del copyright (tanto che gli omonimi domini .es e .me sono ancora attivi), il Department of Justice (DoJ) aveva stabilito , a meno di una settimana dall’inizio del Superbowl, il sequestro del dominio .org e poi .com in quanto ritenuti in violazione diretta dei diritti di trasmissione degli eventi sportivi, al pari dei siti che fattualmente ospitano lo streaming illegale.

Il noto sito di indexing sportivo aveva risposto al fuoco con il fuoco: i legali della startup spagnola Puerto 80 Projects hanno chiesto ad una corte di New York di ordinare la rimozione dei sigilli , ritenuta una misura eccessiva e illecita, dal momento che la violazione del copyright non avviene in maniera diretta e i siti non contengono che una serie di link, peraltro non tutti indirizzati a materiali illeciti.

Tuttavia, il giudice non ha ritenuto convincenti le motivazioni di Puerto 80, che riteneva la misura di sequestro non solo illecita (in quanto la violazione non era diretta), ma anche lesiva di “interessi sostanziali” in maniera non giustificata dalla violazione a cui si cerca di porre freno, e della libertà di pensiero degli utenti dei servizi di forum ospitati sugli stessi indirizzi .

Gli interessi di Rojadirecta, dice invece la sentenza , sono perfettamente tutelabili attraverso i suoi domini .es e .me , e Puerto 80 può sfruttare il suo network online anche per usare nomi diversi non collegati agli Stati Uniti o almeno non ai domini finora sequestrati.

Claudio Tamburrino

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