Roma vara la Legge Urbani

L'Italia approva il carcere per chi duplica e fa uso personale di certi file attraverso Internet. Cortiana ritira gli emendamenti. Urbani: vi chiedo di legiferare come non si dovrebbe legiferare. Il resoconto della manifestazione

Roma – Il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani ce l’ha fatta: ieri al Senato il provvedimento che introduce anche la galera per chi duplica certi file via Internet è divenuto legge. La speranza degli oppositori, e tra questi il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana che ha ieri ritirato quasi 750 emendamenti al provvedimento, è che il Governo faccia presto ciò a cui si è impegnato, cioè introduca, in una successiva legge, le correzioni ritenute necessarie.

La nuova Legge Urbani , che apparirà nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale, oltre al finanziamento pubblico per certe attività cinematografiche e sportive si scaglia a peso morto, come noto, contro il peer-to-peer o, meglio, l’uso che anche in Italia centinaia di migliaia di utenti ne fanno. L’introduzione della locuzione per trarne profitto sostitutiva di a fini di lucro , come noto, ha portato nel testo ormai approvato la possibilità di incorrere in sanzioni penali anche per chi fa esclusivamente uso personale di file protetti, a causa di precedenti interpretazioni in Cassazione su questa locuzione. Il testo completo del provvedimento è disponibile qui .

Hanno votato a favore tutti i partiti della Casa delle Libertà mentre si sono astenuti i Democratici di Sinistra, Margherita, UDEUR e SDI. Hanno votato contro soltanto i Verdi, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e dipietristi.

Da segnalare che il provvedimento approvato dal Senato non è piaciuto a nessuno: da più parti si sono levate voci molto critiche, anche da partiti, come i DS, che hanno poi scelto l’astensione. Lo stesso Urbani nella sua replica ieri mattina ha dichiarato: “Chiedo al Senato il sacrificio di legiferare come tutti sappiamo che non si debba fare “.

Come accennato, c’è una qualche prospettiva, però, che entro un certo numero di mesi entri in vigore una nuova legge che abolisca le misure sanzionatorie dell’articolo 1 del provvedimento Urbani, rimuova la tassa su masterizzatori e software di masterizzazione nonché tolga di mezzo l’obbligo di apporre un bollino , una “nota informativa”, su tutti i materiali protetti da diritto d’autore circolanti in rete. Tutti obblighi che saranno nei prossimi giorni vigenti a tutti gli effetti.

La prospettiva di cui sopra è legata agli ordini del giorno approvati dal Senato che impegnano il Governo ad effettuare queste correzioni al più presto, con un provvedimento che dovrebbe iniziare l’iter già entro una o due settimane. Sebbene gli Ordini del giorno siano noti per non riuscire ad essere vincolanti, in questo caso sono stati appoggiati dai capigruppo ed è quindi lecito nutrire un qualche ottimismo.

Proprio a questo si appella peraltro il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana , costretto a rinunciare ai 750 emendamenti presentati per il contingentamento dei tempi che avrebbe reso vano lo sforzo ostruzionistico che rappresentavano. Cortiana però li ha ritirati soltanto dopo l’esplicita dichiarazione con cui il ministro Urbani ha pubblicamente preso l’impegno per rimediare a quelle che lo stesso Ministro ha dichiarato essere “non poche pagliuzze” nel testo (contrapposte alle “travi”, quali il finanziamento al cinema).

Secondo Cortiana “le nostre ragioni contro gli errori, contro i quali verdi si sono schierati fin dal primo momento, hanno convinto, finalmente, anche il ministro Urbani che in aula si è impegnato a presentare in un articolo apposito le necessarie correzioni nell’imminente provvedimento annuale recante interventi nel settore dei beni e delle attività culturali, che dovrebbe essere presentato martedì prossimo alle Camere”. Cortiana si augura che “tutti quelli che hanno costruito questa battaglia insieme a noi” continuino a “fare pressioni sul Governo perchè rispetti gli impegni presi”.

E ieri, nel giorno in cui l’Italia si distingueva nel mondo per il varo di quella che il ministro Urbani ha definito una normativa pioneristica , a Roma si svolgeva la manifestazione di protesta alla quale hanno partecipato alcuni protagonisti di questa vicenda. L’inviato di Punto Informatico Tommaso Lombardi ha documentato l’avvenimento e ha potuto intervistare, oltre allo stesso Cortiana, anche altri oppositori della legge, come il candidato verde Beppe Caravita e il parlamentare europeo radicale Marco Cappato. Il resoconto della manifestazione e le interviste nelle pagine che seguono. Pochi partecipanti, giovani ed arrabbiati. La manifestazione sostenuta dai Verdi è stata un flop ? Non proprio: il popolo della Rete ha appena iniziato a muovere i primi passi. Parola di Cortiana.

Una cinquantina di manifestanti, molti buoni propositi ma scarsi risultati per contrastare un DL già tramutatosi in legge. Alle 10.00 arriva il furgone marchiato con l’inconfondibile effige dei Verdi. Due giovani studenti universitari commentano le novità introdotte dalla nuova legge: “la situazione è impossibile, dopo l’approvazione del DL Urbani torneremo al modem 56k. Banda larga, addio!”. (Guarda il Video della manifestazione – formato wmv).

Ma le proteste di gente come Cappato (radicali) o Caravita (verdi) sono mute, attutite da un insabbiamento mediatico pressochè totale. L’appello della coalizione trasversale è chiaro: “salviamo Internet dalle lobby dell’infotainment”. Si sprecano i riferimenti alla SIAE (accusata di essere una “storica lobby democristiana”), alla posizione di Aurelio de Laurentis (a capo di una battaglia per la tutela del diritto d’autore) o all’insolito conflitto d’interessi che coinvolge il Presidente del Consiglio Berlusconi. Entrambi, Caravita e Cappato, stupiscono quando ipotizzano e auspicano l’avvio di un’indagine della magistratura sul ruolo dell’UDC nel Decreto Urbani. Il sospetto è terribile: corruzione.

Di fronte al cordone delle forze dell’ordine, sotto lo sguardo attento di una telecamera di sicurezza, alcuni attivisti dei Verdi distribuiscono volantini e cartelli. Chi afferra i manifesti è giovane ed arrabbiato: forse ha lo sguardo di chi vede il proprio paese sprofondare verso una effettiva mercificazione totale della cultura, seguendo la tendenza internazionale. Gran parte dei presenti sono adolescenti . Un simpatico ragazzo, forse intorno ai 13 anni, esprime tutta la sua preoccupazione per il decreto: “Accidenti ma sai che cosa racconto a mia madre se mi arrestano? Io scarico solo due canzoni…”. Arrestano la madre?

Ad un certo punto la voce del ministro Giuliano Urbani riecheggia nella via, mentre il furgoncino dei Verdi trasmette il GR Parlamento. Urbani invita a guardare verso “un futuro da pionieri” , per sottolineare l’unicità dell’Italia, “il paese più coraggioso d’Europa” nella lotta alla pirateria. Secondo Urbani è “difficile salvaguardare il rispetto della legge e della libertà” perchè “bisogna essere sperimentali”. Un pionierismo che sicuramente comporta rischi notevoli, nell’ottica di dare un “sostegno allo spettacolo”. Si sente poi la voce di Gabriella Carlucci , relatrice del DL alla Camera, che cerca di cancellare un timore diffuso: “i giovani che scaricano due o tre canzoni, lo sappiamo tutti, non sono un problema per l’economia”. Nel frattempo, i manifestanti sventolano i loro slogan: “Scarichi un MP3? Quattro anni di galera!”

I manifestanti Cappato e Caravita, che parlano di “nuova forma di proibizionismo”, propongono un’alternativa già conosciuta in materia di droghe leggere: la “legalizzazione dell’uso personale” . In questo caso non si tratterebbe di spinelli ma di musica, cinema, libri: cultura. Un po’ come in Canada, dove grazie ad una tassa sugli abbonamenti broadband, gli artisti lesi dalla pirateria vengono rimborsati da un fondo pubblico.

Ma il problema fondamentale, evidenziato da Beppe Caravita , autore ieri di un curioso moblogging , è che l’opinione pubblica non sia stata sensibilizzata sui risvolti pratici di questo fosco ed apparentemente incontrovertibile futuro condizionato dal copyright. La sua visione è pessimistica: l’Occidente sta progressivamente vertendo sul modello americano di democrazia lobbista. Una tendenza che mette in luce la paura nutrita dai gruppi di potere nei confronti della Rete : uno strumento che, nella migliore delle ipotesi, può iniziare una nuova condizione sociale, nella quale Internet supplisce alla mancanza di comunicazione diretta tra istituzioni e cittadini (vedi la Videointervista a Caravita ( parte1 e parte2 – formato wmv).

Nonostante la partecipazione di numerose associazioni ( Generazione Ecologista , Laboratorio Giovanile , Linux Club Italia , ADUSBEF e AIIP ), la grande ed attesissima manifestazione nazionale si è rivelata un gruppuscolo di utenti indignati e delusi dal Governo.

I manifestanti Ma il popolo della rete c’è , anche se timido, e secondo Cortiana è il soggetto politico del futuro. Zammataro (Verdi) annuncia trionfante che il testo del DL Urbani è stato “il più letto nella storia della Repubblica” . Il merito è tutto delle proprietà comunicative della Rete.
Il deputato europeo Marco Cappato sostiene con veemenza che Internet è “nata libera, per fare in modo che il cittadino possa essere protagonista nel mondo”. Un’altra Rete è forse possibile: servirebbero meno regolamentazioni e la decriminalizzazione di qualsiasi attività comunicativa, andando a collidere con gli enormi interessi delle grandi associazioni di autori (vedi la Videointervista a Cappato ( parte 1 e parte 2 – formato wmv)

Il Sen. Cortiana annuncia così l’inizio di una nuova epoca, che casualmente coincide con l’inizio del nuovo millennio: sarà Digital Millennium? Il vero motore della manifestazione si augura poi che questa manifestazione “sia solo l’inizio di una democrazia digitale “. Viviamo infatti in un’epoca caratterizzata dalla comunicazione di massa ed Internet può fornire una valida alternativa ai media tradizionali: l’importante, puntualizza Cortiana, è che “Internet non venga ridotta a semplice strumento informativo, ma sia un’arma pacifica per la democratizzazione del mondo” (ascolta l’ Audiointervista a Cortiana – formato wma).

Insomma: non bisogna sottovalutare la forza della Rete.

È infatti sotto gli occhi di tutti. Ci sono i primi e deboli segni che qualcosa sta cambiando : un’antropogenesi telematica in grado, potenzialmente, di distruggere i piani di chi vuole una cultura timbrata da brevetti e marchi registrati. Al solito, non sembrano esserci vie di mezzo: oggi l’Italia decide di stare dalla parte della “cultura schiava delle logiche di marketing”, parafrasando un pensiero di Beppe Caravita. Forse domani è già troppo tardi per cambiare le sorti di questa insidia silenziosa. Un pericolo che, come al solito, finirà al più presto nel dimenticatoio collettivo degli Italiani anestetizzati da un’informazione, dicono i manifestanti, sempre meno libera.

Di seguito alcune ulteriori significative dichiarazioni rilasciate da Cappato e Caravita. Marco Cappato
Il DL urbani rimane all’interno di una svolta internazionale atta a criminalizzare l’uso libero della rete.
Ci sono grandi gruppi che hanno interesse alla crescita di una rete chiusa, dove il modello della televisione -chi trasmette e chi riceve – sia riproposto, aggiornato con l’interattività. Sia per il software che per i contenuti in genere. Il problema è che tutti i vari aspetti, Digital Rights Management, brevetti, la criminalizzazione del file sharing… Sono tutti aspetti di una unica cosa.. Non perchè ci sia bisogno di una grande mente o di un grande vecchio, ma perchè rispondono ad una solita concezione. il problema è dare forza all’alternativa. Dove l’individuo, cittadino, persona, possa essere protagonista anche sconvolgendo gli attuali modelli di business.

Un’altra rete è possibile. Rispetto ad altre cose è ancora più evidente che sia così. La rete è nata per libera interattività. Le regole servono, per evitare la prevaricazione del più forte, per evitare che la rete venga usata per disegni criminali. Poche regole, chiare, sanzione per comportamenti davvero pericolosi e non per modificare tutto quanto stia accadendo. Questo è il problema.

In Europa l’idea è questa. Fa comodo per i governanti europei: dare la colpa all’America per fare leggi che in realtà erano già in preparazione da noi, che sfruttando l’occasione realizziamo immediatamente.
Il problema del popolo della rete, di chi si oppone al proibizionismo informatico, è di non stare solo sulla difensiva per ritagliarsi i nostri piccoli spazi di libertà. Bisogna andare all’attacco. Se si parla di democrazia contro il terrorismo, allora noi dobbiamo dire che la libertà in rete è una precondizione per i peggiori dissidenti di questo pianeta.

Il WSIS di Tunisi è tra un anno. Noi dobbiamo dire che a Tunisi ci sono decine di persone in carcere per aver tentato di diffondere informazioni tramite i propri computer. La risposta a Bush etc non è questa: non bisogna chiedere più tolleranza, bisogna fare di più. La libertà della rete è un tassello fondamentale per diffondere conoscenza, informazione, sopratutto laddove non c’è il diritto di conoscere nulla. Non c’è solo il caso italiano: da noi l’informazione ha problemi di libertà e monopoli, in quei paesi pero’ è la negazione totale.
Un minimo di democrazia passa anche dalla rete. Se il terrorismo nasce dall’incapacità di portare la democrazia e la libertà… la rete non è un nemico ma un punto forte.

Beppe Caravita
Il rischio vero proviene dalle polizie private e dalle lobby.
C’è una guerra in corso oggi, tra una concezione di democrazia storica ed aperta ed una concezione di regime fatta da lobby petrolifera (guerra in Iraq), lobby discografica (internet), lobby dappertutto che controllano le organizzazioni.

Non c’è trasparenza. Azioni senza senso apparente. Questa è la vera guerra. Loro hanno paura di internet. una trasformazione epocale. il completamento del canale di comunicazione inverso essenziale per la democrazia.
La riforma della costituzione materiale del pianeta. Dare la possibilità a tutti di avere voce in capitolo.
1746, l’ideale della costituzione di Philadelphia. Loro hanno paura, perchè padroni del vapore.
La Siae è stata trasformata col tempo in uno dei più grandi esattori di tasse italiani. Una lobby storicamente democristiana.

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