Lo strano giorno di Rousseau: il futuro in un click

Lo strano giorno di Rousseau è il giorno con cui riflettere sulle cause e sulle conseguenze del voto odierno: come ci si è arrivati e cosa rappresenta.
Lo strano giorno di Rousseau è il giorno con cui riflettere sulle cause e sulle conseguenze del voto odierno: come ci si è arrivati e cosa rappresenta.

La storia della nostra democrazia è costellata di grandi eventi e di giornate strane, svolte imprevedibili, inserti che sembrano piombati improvvisamente in questo grande libro repubblicano. Oggi è una di quelle giornate perché, nel bene o nel male, a prescindere dal giudizio tecnico-politico che ognuno può maturare, questo è il giorno in cui il futuro governo, l’andamento dello spread, miliardi di capitalizzazione in Borsa, fragili equilibri bancari e molto altro dipendono dal click di poche persone. Oggi è il giorno di Rousseau.

Come si è arrivati a tutto questo? Una storia iniziata con un V-Day, costellata (parola non casuale) di colpi di scena sullo sfondo di un’utopia tecnocratica: una storia che passa dal comico (altra parola non casuale) al tragico, alla ricerca di un finale che apra ad un nuovo capitolo. Perché forse non è chiaro a tutti, ma questa strana giornata è probabilmente la fine della prima serie, in attesa di un sequel che rimescolerà i personaggi e costruirà una nuova narrazione.

Tutti a guardare Rousseau

A prescindere da quel che succederà, il M5S ha raccolto un primo incontestabile successo: oggi tutta Italia guarda a cosa succede sulla piattaforma Rousseau. Da oggetto di dileggio a cuore pulsante della politica nazionale. Non guardano tutti nello stesso modo a Rousseau, ovviamente: la stessa piattaforma rappresenta per qualcuno una chimera ideale di altissima democrazia, mentre per altri non va oltre la becera bestemmia contro le istituzioni e la Costituzione. In mezzo a queste visioni estreme ci sono tutte le sfumature di un passaggio politico del tutto anomalo, che fa trasecolare e sognare al tempo stesso sulla base del punto di vista dell’osservatore.

Rousseau è la piattaforma di democrazia diretta del MoVimento 5 Stelle. I suoi obiettivi sono la gestione del MoVimento 5 Stelle nelle sue varie componenti elettive (Parlamenti italiano ed europeo, consigli regionali e comunali) e la partecipazione degli iscritti alla vita del MoVimento 5 Stelle attraverso, ad esempio, la scrittura di leggi e il voto per la scelta delle liste elettorali o per dirimere posizioni all’interno del MoVimento 5 Stelle.
Rousseau è la piattaforma del MoVimento 5 Stelle dove puoi esprimere le tue idee e sostenere le sfide in cui credi, proponendo disegni di legge, votando le leggi proposte dagli altri utenti che ritieni più utili o urgenti, e portando tematiche di interesse collettivo all’attenzione dei nostri Portavoce.

Il cambiamento è anche nelle tue mani, a partire da qui.

Oggi il proseguimento dell’attività di Governo sarà deciso a colpi di click. Non era mai successo. Non può essere un giorno come gli altri e capirlo è fondamentale per capire su quali basi poggi ora quell’impianto repubblicano che ci hanno consegnato i padri costituenti.

La solidità di un voto

Quanto è attendibile un voto gestito con tecnologie la cui trasparenza è tutto fuorché certificata? Si può immaginare di affidare il destino del Paese ad un processo di voto non trasparente e quindi a quella che con sicurezza è soltanto la percezione di una democrazia diretta? La questione è di principio: non si discute se il voto sia inquinato o meno, ma sulla possibilità che possa esserlo. Non è lana caprina: una democrazia diretta può definirsi tale soltanto in proporzione alla solidità dei suoi strumenti, poiché altrimenti si rivela ancor più fragile di una democrazia che, pur basata su strumenti più grezzi e tradizionali, ha superato più sfide e può definirsi più collaudata.

Pensare che in questa giornata un “man-in-the-middle” possa cambiare l’esito di un voto non è qualcosa che dovrebbe far riflettere? Pensare che processi di hacking sociale, di forzatura dell’opinione pubblica o di semplici sfumature sulla formulazione del quesito possano decidere le sorti dell’Italia, non dovrebbe portare a cautele estreme e minor abbandono alla semplice propaganda? Per contro: siamo certi che le grandi riunioni con cui altri partiti regolano i propri processi interni abbiano dinamiche più trasparenti, meno inquinate e meno votate alla sterilizzazione del dibattito? E se arrivasse un DDOS? E se qualcuno manomettesse i DNS? E se un worm riuscisse ad inquinare il risultato? E se votasse anche R0gue_0? Chi lo spiegherebbe a chi potrebbe pagarne a caro prezzo le conseguenze?

La giornata di Rousseau sia un giorno nel quale tutti si specchiano e provano a guardarsi al proprio interno: siamo sul ciglio di una democrazia svuotata, di una democrazia apocrifa o semplicemente di una democrazia che sta evolvendo verso nuove forme – con tutte le fragilità del caso?

L’hacking dell’ordine

Una cosa è certa: non è questa l’idea di democrazia che avevano in mente i padri costituenti. Al tempo stesso i padri costituenti non potevano avere idea del fatto che un giorno sarebbe nato il Web, avrebbe spazzato via l’ordine precostituito e avrebbe iniziato a riscrivere uno ad uno i pezzi fondamentali della società, dell’economia e della politica.

Rousseau è la punta di un iceberg contro cui la nostra storia sta andando a sbattere: un testo pensato per arginare il rischio di un nuovo dittatore si trova a veder imbrigliate le proprie maglie da qualcosa di molto più sottile: la percezione stessa della rappresentatività. Il termine “senza vincolo di mandato” sbatte contro i regolamenti di partito e le relative epurazioni; la parola ultima di un Presidente della Repubblica o di un Presidente del Consiglio incaricato viene sostituita dalla parola ultima di un social network da poche migliaia di iscritti; la logica della rappresentatività di un popolo tramite i suoi eletti viene scardinata dall'”uno vale uno”.

Non è incostituzionale in sé, ma mi sembra contro lo spirito della Carta far diventare la piattaforma Rousseau, o un’altra simile, uno strumento per l’esercizio della sovranità.

Giovanni Maria Flick

Il Movimento che voleva scardinare le logiche dei partiti è arrivato alla sua battaglia estrema senza avere però una proposta forte da contrapporre alla nobile arte espressa dai testi costituzionali: oggi è solo il giorno in cui il grimaldello ha forzato io meccanismi, ma andare oltre significa costruire un nuovo ordine a partire dal caos.  Oggi assisteremo inermi allo spettacolo dei click.

La politica non è si/no

“Il partito dei no” contro il “partito dei si”, a questo si è ridotto il dibattito degli ultimi mesi. Una contrapposizione ideologica svuotata di qualsiasi contenuto, è diventata soltanto puro e asettico bipolarismo che su qualsiasi tema contrappone il proponente contro il suo contrario, cercando di colonizzare in fretta le poltrone del “Si” prima che inizino a scottare a causa della pressione dei “No”. La demonizzazione del “nemico” è parte integrante del gioco, poiché quando il dialogo si interrompe e le sfumature sono ignorate, la controparte non è mai un elemento di confronto, ma solo e soltanto una sponda di lite.

La contrapposizione tra i Si e i No è la degna (indegna?) conclusione di un processo politico che è andato svuotandosi di ideali e di visione: il dibattito è oggi improntato sulla pragmatica, asettica e limitata visione caso-per-caso. Senza visioni non servono spiegazioni, senza lungo periodo non servono argomentazioni, senza ideologie non servono idee: è tutto applicazione e immediatezza, all’Essere si contrappone il “partito del fare”, non c’è spazio per riflessione e compromesso. Si o No, purché immediato, purché allineato, purché emotivo e funzionale alla prossima tornata elettorale.

In questo contesto, e nell’esasperata visione ideologica della tecnocrazia, la democrazia diretta non può che portare a quella che è la strana giornata di Rousseau dove con un Si o con un No si tenta semplicisticamente di dipanare uno dei più importanti dilemmi che questa legislatura avrà da affrontare. Si o No, nessun “ma”, perché nell’epoca dell’istantaneità e dei social non c’è spazio per le argomentazioni se non funzionali allo share per i ricchi salotti della tv-dibattito. Il mea culpa sia generalizzato, perché non c’è Partito che non abbia contribuito a modo proprio alla degenerazione (o all’elevazione) verso questo percorso sulla strada del voto online odierno.

La formazione dell’opinione

Gli iscritti alla piattaforma Rousseau arriveranno sul quesito passando attraverso il “Blog delle stelle“, organo di comunicazione del Movimento ed evoluzione del precedente riferimento in Beppe Grillo. Interessante a tal proposito è il giudizio che un riferimento come NewsGuard attribuisce al blog: se certifica il fatto che non pubblica fake news né utilizza titoli ingannevoli, al tempo stesso boccia il sito poiché:

  • raccoglie e presenta informazioni in modo non responsabile
  • non corregge o spiega con regolarità e in modo chiaro gli errori
  • non gestisce la differenza tra notizie e opinioni in modo responsabile
  • non fornisce informazioni riguardanti il suo assetto proprietario e i suoi finanziamenti
  • non indica i nomi dei responsabili e tutti i possibili conflitti di interesse
  • non fornisce informazioni sugli autori dei contenuti del sito

Il blog delle Stelle secondo NewsGuard

Alcune di queste critiche vanno oltre i semplici doveri di un sito che è di fatto funzionale alla comunicazione/propaganda di partito, ma laddove queste lacune diventano la base su cui maturerà il click che darà la stura al nuovo Governo, allora è comprensibile quanto fragile e ingenuo possa essere questo passaggio politico.

L’inizio o la fine

In prospettiva si potrebbe pensare però che questa strana giornata di Rousseau possa rappresentare un passaggio di consegne tra un passato ed un futuro, un Movimento che non sa più di esserlo e un Partito che non sa ancora di esserlo. Può essere la fine di un inizio o l’inizio di una fine, così come può identificare il momento nel quale si butta un’ultima occhiata sul capitolo precedente mentre in mano si ha già la pagina che si intende sfogliare.

Lo strano giorno di Rousseau non può chiaramente diventare prassi istituzionale, a meno di non scardinare definitivamente le istituzioni con questo blando grimaldello. Più credibilmente, bisogna invece pensare che sia una sorta di male necessario in un processo evolutivo che presenta all’ordine costituito una nuova possibilità e che dall’ordine costituito impara misura, equilibrio e rispetto. Sarà un passaggio tollerato come inevitabile, derubricandolo a mero gioco delle parti funzionale ad una trattativa chiaramente cruciale.

Nei fatti, il voto su Rousseau (comunque vada) non farà altro che indicare la direzione che il Paese prenderà nei prossimi giorni, ma le decisioni di lungo periodo sono in mano a chi ha ricevuto un voto e un incarico. La Costituzione non perde il controllo della situazione e la forza dei padri costituenti avrà la meglio anche in questa situazione. La forza degli ideali di allora sono una cornice fondamentale anche oggi, anche quando da più parti si è tentato di scardinarne i fondamenti. La cornice è solida, ma gli artisti cambiano e la tela viene ridipinta da capo ogni volta.

Lo strano voto su Rousseau non cambierà la storia, ma di questa storia è un elemento fondamentale. Il “Sistema operativo del MoVimento 5 Stelle” conterà i click fino alle ore 18 ed il diritto al voto è concesso ai 115.372 iscritti. La domanda è semplice:

Sei d’accordo che il Movimento 5 stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?

La politica ha ceduto i “Si” e i “No”, tenendo per sé soltanto i “ma”. Codice binario che nasce da uno strano sistema operativo.

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

03 09 2019
Link copiato negli appunti