Samsung con le mani nella marmellata dei benchmark

I test confermano: il Galaxy S4 si comporta diversamente durante i test rispetto alla vita di tutti i giorni. Ma da Seoul smentiscono ogni sotterfugio: è una questione di ottimizzazioni

Roma – Dopo l’ incresciosa vicenda dei benchmark AnTuTu “truccati” da Intel per lo smartphone K900 di Lenovo con CPU Atom a sfavore di Samsung (più o meno volontariamente), un nuovo scandalo coinvolge il colosso sudcoreano che questa volta svolge il ruolo di presunto responsabile di una truffa ai danni degli utenti. Che nella vita di tutti i giorni hanno a disposizione terminali meno potenti di quanto l’azienda faccia sembrare.

Lo scandalo è nato come rumore di corridoio sui forum di Beyond3D , ed è stato in seguito confermato dal lavoro di approfondimento svolto da AnandTech : i sistemi SoC (CPU e GPU) montati sui terminali Galaxy S4 hanno performance superiori solo nel caso in cui l’utente faccia girare particolari applicazioni presenti in una whitelist codificata sul dispositivo – soprattutto nel caso dei software di test e benchmark.

una delle prove svolte da anandtech

In condizioni normali la GPU funziona con una frequenza di 480MHz, mentre nel caso di benchmark come il già citato AnTuTu, GLBenchmark 2.5.1 e Quadrant la frequenza viene portata automaticamente a 532MHz. La CPU, che normalmente varia la propria frequenza di funzionamento in base al carico, viene invece lasciata funzionare a livelli di frequenza fissi.

L’ipotesi di AnandTech è che Samsung sfrutti una quantità di risorse non irrisoria per migliorare le performance dei propri terminali nei benchmark, trascinando così tutta la coda seguente di fan appassionati, recensioni e notizie che a partire da quelle performance alimentano la popolarità dei gadget Galaxy.

Che l’utente dei forum di Beyond3D e AnandTech ci abbiano visto giusto lo conferma la stessa Samsung sul proprio blog corporate: la corporation spiega – anzi “chiarisce” – che la GPU del Galaxy S4 viene degradata a una frequenza inferiore a quella massima per “certe app ludiche in grado di causare un sovraccarico di lavoro”, ma questo meccanismo è stato pensato per “fornire un’esperienza utente ottimale ai nostri clienti” e non certo per migliorare i risultati dei test.

Alfonso Maruccia

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