Sci-fi via newsgroup, la via all'Oltrecosmo

Al Concorso Oltrecosmo si partecipa con OpenOffice per fare esperienza dentro e fuori dalla rete come aspiranti scrittori di fantascienza. Una chiacchierata con gli organizzatori del Concorso
Al Concorso Oltrecosmo si partecipa con OpenOffice per fare esperienza dentro e fuori dalla rete come aspiranti scrittori di fantascienza. Una chiacchierata con gli organizzatori del Concorso

Punto Informatico: Innanzitutto, mi raccontate cos’è Oltrecosmo? Come è nato? Di cosa si occupa? Come è organizzato?
Dario Borghino: L’Oltrecosmo è un premio letterario per racconti di fantascienza nato poco più di un anno fa e per mia iniziativa sul newsgroup it-alt.arti.scrivere.fantascienza. Si tratta di un concorso decisamente atipico sotto vari aspetti, primo tra tutti quello della libertà e della trasparenza.

PI: Che intendi?
Dario Borghino: Nella prima edizione, tutti i racconti in gara venivano inoltrati su questo newsgroup in forma anonima e potevano essere commentati e giudicati da chiunque: gli stessi membri di giuria si servivano del gruppo per assegnare i voti e giudizi ai racconti in gara. Il risultato è una votazione totalmente trasparente, che fuga ogni possibile sospetto di presunte irregolarità.
Con questa procedura i concorrenti hanno poi la possibilità di confrontarsi direttamente con gli altri partecipanti, capire perché un dato racconto è stato giudicato meglio o peggio del proprio, insomma di imparare dai propri difetti e da quelli degli altri, cosa più che mai utile per uno scrittore in erba.

PI: E chi vince? Cosa vince?
Dario Borghino: Diamo a tutti i racconti, e ai vincitori in particolare, una visibilità davvero di tutto rispetto: pubblicazione su e-zine e in antologie virtuali e cartacee, interviste e molto altro. Ultimamente si è parlato anche di tradurre e pubblicare i racconti all’estero.

PI: Il vostro concorso è arrivato quest’anno alla seconda edizione. Ho letto sul vostro sito che l’edizione precedente ha raccolto oltre 120 racconti, un bel successo per un concorso alla sua prima edizione.
Che impressione avete maturato da quella prima esperienza?

Dario Borghino: Sicuramente 120 racconti alla prima edizione sono un risultato di tutto rispetto, ma l’impressione più positiva l’abbiamo avuta dai pareri degli stessi partecipanti, che hanno accolto con sincero entusiasmo questo nostro progetto, mostrando di gradire la possibilità di essere letti e giudicati, di confrontarsi in piena libertà, insomma di imparare dai propri errori e da quelli degli altri in un ambiente creativo e dinamico come quello di un newsgroup, il che non è poco.

PI: Chi ha mandato racconti? Appassionati? Scrittori affermati?
Dario Borghino: Credo sia particolarmente significativo il fatto che abbiamo ricevuto racconti sia da esordienti che da scrittori che già si erano fatti un nome di tutto rispetto nei lidi della fantascienza nostrana: un segno più che mai positivo per noi organizzatori, che crediamo di aver già centrato in pieno questo primo, importante bersaglio.
È la dimostrazione che nessuno scrittore, per quanto dotato possa essere, nasce veramente “imparato”, ma che si ha sempre e comunque il bisogno continuo di confrontarsi col proprio pubblico.

Marco Guasti: Il mio punto di vista è forse particolare, perché nella prima edizione ero solo un concorrente, e sono entrato nel gruppo degli organizzatori solo adesso, con la seconda edizione. Non so cosa diranno gli altri, ma per me, che appunto seguivo il tutto dall’esterno, è stata un’esperienza molto molto istruttiva.
Molti dei racconti inviati erano di autori esordienti e, leggendoli, ho potuto imparare più di quanto avrei fatto seguendo dieci corsi di scrittura (Stephen King nel suo “On writing” aveva ragione). Ho potuto riconoscere alcuni dei miei stessi difetti, le ingenuità, gli errori… così come, naturalmente, i punti di forza e le carte giuste da giocare (almeno spero, ah ah).

PI: Il vostro concorso ha la curiosa caratteristica di essere legato all’uso di OpenOffice come strumento di scrittura. Come mai questa scelta? Avete deciso di abbracciare la causa dell’open source?
Gianluca Turconi: temo di essere, almeno in parte, il “colpevole” di questo legame tra il concorso e il Progetto OpenOffice.org.
Sono entrato nella Comunità OOo ai suoi inizi, nella primavera 2001, e vi ho partecipato a tempo praticamente pieno fino al 2005, quando ho dovuto rallentare i ritmi per ragioni di lavoro. Il fatto curioso è che mi avvicinai per la prima volta a OpenOffice.org unicamente perché ero in cerca di un elaboratore di testi che sostituisse l’accoppiata Microsoft Word-Sun StarOffice utilizzata fino a quel momento.
Ho quindi apprezzato prima la qualità del software libero e poi sono entrato in contatto con le idee che sono alla sua base. Da lì in poi è stato inevitabile partecipare alla vita politica della Comunità, con i suoi alti e i suoi bassi.
Quando quest’anno mi sono “intromesso” nell’organizzazione del Premio Oltrecosmo, mi è parso subito che una delle sue particolarità fosse proprio quella della piena libertà, unita alla trasparenza. Dario e gli altri del nostro gruppo, nonché Davide Dozza, attuale co-mainteiner del progetto italiano OpenOffice.org, si sono subito detti disponibili a una collaborazione. Avevamo idee simili in campi differenti e non è stato difficile capire che insieme avremmo potuto sensibilizzare i rispettivi target (letterario e informatico) che non sempre risultano vicini.

PI: Che cosa vi aspettate da questa edizione del concorso? Vi aspettate che qualche tema particolare venga affrontato più spesso di altri dagli autori? Pensate che qualche stilema avrà un successo particolare, come è successo a suo tempo per le atmosfere cupe del cyberpunk? Nutrite qualche speranza particolare, in fondo al cuore?
Dario Borghino: In realtà, nei racconti della scorsa edizione, non c’è stato un vero e proprio tema privilegiato: al contrario, a stupirci è stata la fantasia degli autori nel trattare i temi più disparati. La Science fiction è in effetti un genere che si presta molto ai crossover con i generi più svariati: giallo, noir, fantasy, grottesco e romanzo storico sono solo alcune delle – pressoché infinite ? possibilità.
La nostra principale aspettativa per le future edizioni, e per la prossima in particolare, riguarda la partecipazione di un numero sempre crescente di autori affermati. I complimenti per l’iniziativa e le innumerevoli proposte di collaborazione che sono fioccate durante l’intero anno ci hanno dato fiducia, e siamo cresciuti, rispetto alla scorsa edizione, sotto moltissimi aspetti. Insomma, guardiamo al futuro con grande serenità e fiducia.

Giampietro Stocco: Saperlo! il punto è che al momento, anche guardando ad altri concorsi, non emergono tendenze particolari; semmai si nota il tentativo comune a molti autori di cercare una via personale alla fantascienza. Ciò che è a un tempo una ricchezza e un limite. Io penso tuttavia che sia necessario moltiplicare i concorsi e le possibilità di farsi notare. Solo così emergono autori e gruppi di autori, e in ultima analisi, anche quella scuola che manca del tutto in Italia.

Marco Guasti: La mia speranza è semplicemente di leggere materiale divertente, intelligente e piacevole. Devo dire che non ho particolari preferenze tra i temi che possono venire affrontati. Una cosa che mi affascina e che mi piace sempre trovare è quando materiale classico viene rielaborato in forme nuove e sorprendenti. Non intendo semplici rimasticature di cose già viste, aggiustamenti “cosmetici” (questi capita spesso di leggerne) ma qualcosa di più… radicale, diciamo. Nuovi punti di vista. Nuovi contenuti, nuove idee presentate attraverso forme già note. PI: Qual è il vostro rapporto con il mondo dell’editoria cartacea? Siete riusciti ad avviare qualche contatto fruttuoso? Vi sembra che sia possibile un dialogo costruttivo con il mondo editoriale o pensate invece che l’autoproduzione sia ormai l’unica strada possibile per gli autori emergenti?
Gianluca Turconi: L’autoproduzione non è l’unica strada, ma una strada possibile per gli autori emergenti. Nel mio caso particolare, ho avuto modo di pubblicare seguendo entrambe le vie – l’autoproduzione e l’editoria tradizionale – e le esperienze che ho vissuto sono estremamente contrastanti.
Ormai, più che un modo di pubblicare, adesso cerco la professionalità in entrambi i campi, merce non sempre diffusa e, soprattutto, a buon mercato. In compenso, il contatto con l’editoria tradizionale mi ha permesso di farmi una chiara idea di cosa sia giusto e di cosa sia sbagliato nel rapporto tra un autore e un editore. Cosa sia giusto è un piccolo segreto che mi tengo stretto!;-)

Marco Guasti: Penso che l’autoproduzione sia un canale sempre più importante, ma non l’unico. Gli spazi editoriali per chi vuole scrivere fantascienza, sia pur ridotti, ci sono. Le case editrici specializzate non smettono di esistere, e continuano ad essere interessate ai nuovi autori emergenti.

PI: Vi trovate in una posizione privilegiata per capire in che direzione potrebbe andare la fantascienza nei prossimi anni. Avete colto qualche segno particolarmente interessante? Avete incontrato autori che vi hanno colpito in modo particolare?
Gianluca Turconi: non posso dire di aver incontrato un autore di fantascienza italiana che mi abbia particolarmente colpito, piuttosto l’intera categoria mi ha lasciato sbalordito per due ragioni: l’estrema professionalità e la qualità della scrittura. La selezione nostrana è decisamente più dura di quella estera, a causa di un mercato proporzionalmente più ristretto, il che comporta un’emersione lenta e a volte tardiva di alcuni autori. D’altro canto, ciò ci permette di poter godere di alcune delle personalità più originali in cui mi sia imbattuto in vita mia.

Marco Guasti: Se intendi tra gli autori che hanno partecipato al concorso, la cosa più interessante che si intravedeva era la passione viva dei concorrenti e un certo entusiasmo. Forse a livello letterario niente di davvero epocale, ma ugualmente i motivi di soddisfazione non sono mancati. Se invece s’intendeva al di fuori del concorso, devo confessare che da tempo non mi capita più di essere conquistato da un nuovo scrittore come mi capitava una volta…

PI: La fantascienza, come genere, ha ormai più di 60 anni. Dopo Philip K. Dick, Isaac Asimov, Ballard e altri geni di questo livello, com’è ancora possibile concepire qualcosa di nuovo e di sorprendente? Non è già stato immaginato tutto l’immaginabile e non è già stato scritto tutto il narrabile?
Dario Borghino: Assolutamente no. Vista “da dentro”, è facile accorgersi che la fantascienza è un mondo ben più vasto di quel che possa sembrare di primo acchito, fatto non solo dei soliti androidi e navi spaziali ma anche di – volendo citare alcuni dei racconti partecipanti – delfini e isole sperdute nel Pacifico, ostriche telepatiche o astronavi a forma di cesso, epiche partite a scacchi o città sepolte nel deserto.
Se anche si dovesse arrivare a un punto tale per cui tutto sia già stato scritto (cosa che mi pare decisamente impossibile), non sarà questa la fine. A volte, ed è questa la sfida più grande, basta solo un particolare per trasformare un racconto da pedestre plagio a capolavoro della fantascienza.

Giampietro Stocco: È il reale a offrire come sempre gli spunti più fantastici: lo tsunami in Asia Orientale che si abbatte insieme su paesi poverissimi e su colossi nascenti; i temi già accennati della nuova scienza che cambierà nel futuro i nostri corpi e allungherà la durata delle nostre vite e che impatto avrà tutto ciò sulla nostra etica e sul nostro senso religioso, se ne avremo ancora uno o se lo riguadagneremo. No, non abbiamo ancora scritto tutto, ci mancherebbe: un consiglio è ancora una volta andare all’estero e leggersi autori come Greg Egan: un quadro essenziale e plausibile del nostro futuro secondo me è lì.

Gianluca Turconi: con tutto il rispetto possibile, questa domanda mi pare tanto simile alla convinzione di molti filosofi medioevali che si richiamavano ad Aristotele, considerandolo inarrivabile e, soprattutto, non contraddicibile. Fortunatamente, la letteratura fantascientifica, come la verità, è figlia del suo tempo. Ogni autore scrive in un dato contesto storico e socio-politico, e da questo viene influenzato. Se a ciò aggiungiamo l’elemento “fantasia”, si capisce come i confini del narrabile non soltanto non siano stati raggiunti, ma neppure intravisti. PI: Pensate che il particolare momento storico in cui viviamo, con le sue guerre ed i suoi personaggi controversi, possa fornire spunti interessanti agli autori? So che Giampietro si occupa in modo particolare di ucronia . Questo settore potrebbe risentire in modo particolare degli stimoli che ci fornisce quotidianamente la realtà?
Gianluca Turconi: naturalmente sì. Non solo per le ucronie, ma anche in altri sottogeneri della Sci-Fi tradizionale. Il consumo delle materie prime, gli scontri tra religioni, l’evoluzione di un mondo occidentale a contatto con i nascenti giganti asiatici, ciascun argomento può far da spunto per una storia interessante. Che poi sia fantascienza o cronaca dipende molto dalle inclinazioni letterarie dell’autore.

Giampietro Stocco: Sicuramente. Anche perché sono sicuro che tra qualche anno casi come quelli di Guantanamo e Abu Ghraib diventeranno non solo sceneggiature per film alla Oliver Stone, ma anche modelli sulla base dei quali organizzare la detenzione in altre parti del mondo. Io la vedo un po’ come il vecchio Heinlein: essendo la democrazia il sistema di governo meno insoddisfacente, conviene tenercelo, ma il futuro potrebbe tingerla di fosco. Leggiamoci allora con attenzione gli ultimi volumi dedicati al cosiddetto Impero di Toni Negri (sì, proprio lui) per capire che se dobbiamo dare spazio crescente alla sicurezza a scapito dei diritti occorre anche un forte antagonismo sociale che prenda in mano le sorti del cambiamento. A un potere forte che in molti auspicano possa opporsi alla minaccia del terrorismo globale occorre opporre un sistema di rinnovamento “dal basso” più ampio possibile, per evitare degenerazioni fin troppo ovvie. Quanto all’ucronia, è chiaro che dall’undici settembre cambia molto anche per questo genere, anche se mi pare che nessuno finora abbia provato a cimentarsi con l’argomento. Sarà per timore, sarà perché siamo tutti ancora rintronati.
In Italia siamo ancora a menarcelo su fascismo sì- fascismo no, e il politicamente corretto impazza quando qualcuno cerca di scrivere qualcosa di nuovo. Credo che anche per quanto riguarda l’ucronia occorre creare una scuola, un gruppo di scrittori abbastanza credibile per mettere a tacere i soloni che vogliono sempre indirizzare ogni discussione in una direttrice precisa e a loro gradita.

Marco Guasti: Prescindendo dal discorso dell’ucronia, e volendo parlare di FS nel senso più ampio, direi… certo che sì! Anzi, credo che una delle componenti fondamentali delle migliori opere di questo genere siano proprio gli stimoli provenienti dalla realtà. Un racconto che non avesse nessun contatto con il mondo reale, nemmeno a livello simbolico o emotivo, avrebbe per me ben poco appeal.

PI: In questo momento, molti aspetti della nostra vita digitale, sia personale che sociale, sono oggetto di pesanti attacchi da parte di molti grandi centri di potere, come MPAA, RIAA, BSA, alcune lobby industriali al Congresso USA e via dicendo. Dall’altra parte, molte associazioni di volontari, come EFF e FSF, lottano disperatamente per difendere alcuni diritti digitali fondamentali del consumatore e del cittadino. Che impressione vi siete fatti di questa situazione? Vi sentite in qualche modo coinvolti da queste controversie?
Gianluca Turconi: più che sentirmi coinvolto in qualche modo, vi sono stato dentro in pieno, ai tempi della mia partecipazione attiva in OpenOffice.org. Dall’esperienza ne ho tratto una conclusione sconfortante: un cittadino medio, di un qualsiasi paese del mondo, non è pienamente cosciente di quali pericoli per le libertà individuali siano legati alla creazione di posizioni dominanti in ambito informatico o di protezione della proprietà intellettuale. Non certo per colpa dei cittadini, ma piuttosto per una cronica mancanza di informazione e di interesse da parte delle istituzioni politiche che tali libertà dovrebbero proteggere.
Portiamo un esempio legato ai formati per documenti digitali: attualmente, il formato di una nota Suite software di proprietà statunitense è in generale il più diffuso. Un utente medio solitamente non si preoccupa di quale software utilizza per scrivere un documento digitale; gli importa solo che altre persone siano in grado di poterlo leggere. Fin qui tutto bene, se le altre persone hanno il suo stesso software o uno compatibile.
Quando ciò non succede, si hanno due scelte: o si accetta di non essere letti (la disgrazia più grande per un autore!;-) o si va ad acquistare proprio quel software che la maggioranza possiede. Si è persa cioè la libertà di investimento economico e di scelta.
Ancora più grave è il caso in cui siano le amministrazioni pubbliche a imporre l’uso di un formato legato a un solo produttore, per la distribuzione di certificazioni o nell’interscambio con l’utente privato. Si obbligherebbero i cittadini a sostenere spese aggiuntive per il solo fatto di dover colloquiare con un’amministrazione.
Fortunatamente, qualcosa si sta muovendo a livello politico internazionale, proprio grazie allo standard Open Document. Forse in un prossimo futuro potremo finalmente occuparci solo del contenuto di un documento digitale e non del suo contenitore. PI: Pensate che da queste guerre per i diritti digitali possano nascere spunti interessanti per gli autori? Philip K. Dick, in Minority Report ed in molti altri romanzi, ci ha mostrato chiaramente quali effetti potrebbero avere le tecniche biometriche sulla nostra vita personale. Pensate che verranno analizzate in modo simile anche certe controverse novità tecnologiche come il Trusted Computing?
Dario Borghino: Lo credo senz’altro dato che la fantascienza è per sua stessa natura legata al mondo tecnologico, e a quello informatico in particolare. Il Trusting Computing è a mio parere qualcosa di cui – purtroppo – sentiremo parlare molto nei prossimi tempi, per cui mi aspetto che saranno molti gli autori, di fantascienza ma non solo, a trattare l’argomento.

Gianluca Turconi: William Gibson ci parlava di megacorporation del software già venti anni fa (pensando più al Giappone che agli Stati Uniti) perciò è solo questione di tempo – che l’uomo comune sbatta il muso contro queste nuove tecnologie – perché anche la letteratura di genere se ne interessi appieno. Forse per il Trusted Computing la fantascienza è un po’ in ritardo, perchè più che di futuro, ormai parliamo di presente.

PI: Pensate che la letteratura, in particolare quella di fantascienza, possa svolgere un ruolo attivo nella difesa dei diritti civili e dei diritti digitali? In che modo?
Gianluca Turconi: Certo che sì. George Orwell ne è un esempio lampante. Era capace di denunciare il presente politico come in “La fattoria degli animali” e anticipare i pericoli futuri, basti ricordare “1984”. Nella fantascienza, l’elemento fantastico fa spesso da filtro, lasciando al lettore la possibilità di dire: “È tutta fantasia!” Un autore che si volesse davvero impegnare nella difesa dei diritti civili rivolgendosi al target dei lettori di fantascienza, dovrebbe solo produrre opere in cui il lettore si domandi: “E se accadesse davvero?”

Marco Guasti: La letteratura può senz’altro essere adoperata per esprimere determinate posizioni e per combattere battaglie. Per certi versi la letteratura FS e i suoi scrittori, che tradizionalmente hanno gli occhi aperti e attenzione verso le cose del mondo, si prestano più di altri generi a questo scopo. Ciò che fa difetto sono purtroppo i numeri… controbilanciati però da una profondità nelle riflessioni che spesso manca al mainstream.

PI: Infine, avete qualche consiglio particolare da dare agli aspiranti autori?
Dario Borghino: Siate sempre disposti a mettervi in discussione e a dedicarvi alla scrittura con costanza, più che potete. Se avete ricevuto dei complimenti e vi sentite subito dei nuovi Clarke, probabilmente state sbagliando strada.

Gianluca Turconi: Avere molta pazienza. Per migliorarsi, per emergere, per esprimersi. Forse non tutti sono destinati a divenire autori di narrativa (fantascientifica) tuttavia chiunque può utilizzare la scrittura per condividere le proprie idee. Farlo in modo efficace vale bene qualche attesa.

Marco Guasti: leggete, leggete e leggete. E scrivete, scrivete, scrivete (e rileggete). E non arrendetevi.

a cura di Alessandro Bottoni

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

31 08 2006
Link copiato negli appunti