SCO azzanna due utenti di Linux

Passando dalle parole ai fatti, SCO denuncia i primi due utenti commerciali di Linux, due colossi del settore automobilistico. E il boss di SCO avverte tutti gli altri: questo è soltanto è l'inizio


Lindo (USA) – Il can che abbaia… questa volta ha morso. Dopo averlo minacciato più volte, e aver lanciato, lo scorso novembre, un ultimatum di 90 giorni , ieri SCO Group ha deciso di intentare le prime due cause contro altrettanti utenti commerciali di Linux : il più grande rivenditore americano di accessori e ricambi per auto, AutoZone , e il famoso gruppo automobilistico DaimlerChrysler .

L’accusa lanciata nei confronti di AutoZone è di ” violazione del copyright su UNIX “, mentre la motivazione è “l’utilizzo di versioni del sistema operativo Linux che contengono codice, strutture, sequenza e/o organizzazione appartenenti al sistema operativo UNIX System V di proprietà di SCO”.

La causa, intentata presso la corte distrettuale del Nevada, chiede l’emanazione di un decreto ingiuntivo che impedisca ad AutoZone l'”ulteriore uso o copia di qualsiasi porzione di materiale di proprietà di SCO” e un risarcimento danni per un ammontare che verrà definito da SCO in sede giudiziale.

AutoZone, che ha sede a Memphis, in Tennessee, possiede circa 3.000 punti vendita sparsi in tutti gli Stati Uniti e in Messico. L’azienda, che oltre ad accessori e parti di ricambio vende anche software diagnostici per le auto, è quotata nella borsa di New York e genera un fatturato annuo intorno ai 4,5 miliardi di dollari . AutoZone è stata cliente di SCO fino al 2002, dopodiché ha migrato la propria infrastruttura informatica verso le soluzioni Linux di Red Hat e IBM, due aziende con cui ha intessuto rapporti commerciali molto stretti.

La denuncia che SCO ha presentato contro DaimlerChrysler, annunciata a distanza di poche ore dalla prima, ha motivazioni meno chiare di quella precedente. L’azienda ha fatto sapere di aver denunciato il gruppo automobilistico al tribunale della contea di Oakland, nello stato del Michigan, per ” violazione dell?accordo di licenza relativo a UNIX”. La motivazione è che DaimlerChrysler “ha violato l?articolo 2.05 del Software Agreement (accordo per l?uso del software) siglato con SCO rifiutandosi di fornire la certificazione di conformità con quanto previsto in quell?accordo”. Nella causa SCO chiede che il colosso venga diffidato dal violare ancora il contratto, che venga emanato un decreto ingiuntivo perché DaimlerChrysler ponga rimedio agli effetti delle passate violazioni del Software Agreement, e che venga infine stabilito un risarcimento dei danni per un ammontare da determinarsi in sede giudiziaria.

A differenza della causa intentata contro AutoZone, incentrata sulla violazione di copyright, quella contro DaimlerChrysler si basa su capi d’accusa di natura puramente contrattuale. La ragione, secondo alcuni, andrebbe ricercata nel fatto che DaimlerChrysler, a differenza di AutoZone, è ancora cliente di SCO. La violazione del contratto si riferisce invece al fatto che, essendo DaimlerChrysler fra i maggiori utilizzatori di Linux , avrebbe dovuto comunicare la sua “violazione” a SCO e acquistare da quest’ultima la relativa licenza d’uso. Come AutoZone, anche il colosso automobilistico intrattiene fitti rapporti commerciali con IBM.

DaimlerChrysler, il cui quartier generale è a Stuttgart, in Germania, è una multinazionale con sedi in USA e Giappone che possiede marchi come Mercedes-Benz, Smart, Jeep e Maybach. Nel 2002 il gruppo, che ha 365.000 dipendenti, ha fatturato quasi 150 miliardi di euro .


In risposta alle due nuove cause di SCO, l’Open Source Development Labs (OSDL) ha confermato la propria intenzione di aiutare le due aziende coinvolte ed eventuali futuri bersagli di SCO attraverso il proprio fondo per la difesa legale , costituito lo scorso gennaio con l’aiuto di colossi come Intel e IBM. L’iniziativa dell’OSDL era stata preceduta da un programma d’indennizzo lanciato da HP e seguita da un programma simile di Red Hat.

Proprio negli scorsi giorni SCO ha rivelato per la prima volta il nome di un’azienda, EV1Servers.Net, che ha stipulato un contratto di licenza per l’uso di Linux . EV1Servers.Net è una divisione di Everyones Internet, uno dei principali Internet service provider americani. In base ai termini dell?accordo, SCO fornirà a EV1Servers.Net una forma di licenza che consente l’utilizzo della proprietà intellettuale (IP) di SCO per l’uso della versione binaria del kernel di Linux nei server gestiti da EV1Servers.Net.

SCO afferma che EV1Servers.Net “si aggiunge alle altre aziende Fortune 1000 che hanno già sottoscritto con SCO l?accordo di licenza IP da noi proposto a partire dall?agosto 2003”.

“L?accordo con SCO elimina ogni incertezza”, ha dichiarato Robert Marsh, CEO di Everyones Internet. “I nostri utenti attuali e futuri vengono rassicurati sul fatto che i loro siti web e dati risiedono su una piattaforma conforme rispetto alla SCO IP. Questo accordo dimostra il nostro impegno nel fornire ai clienti soluzioni stabili e a lungo termine sulle quali poter contare per la loro crescita”.

“Il patrimonio più importante di qualsiasi azienda di software è la proprietà intellettuale”, ha invece affermato Darl McBride, presidente e CEO di SCO. “Centinaia di milioni di dollari sono stati investiti per fare del nostro software UNIX il sistema operativo che è oggi. Per questo motivo, siamo molto soddisfatti che anche altre aziende, come EV1Servers.Net, riconoscano i nostri investimenti e l?importanza della nostra proprietà intellettuale”.

SCO ha affermato che le proprie licenze sono perpetue e che, nel caso dovesse perdere la causa contro Novell o IBM, non risarcirà i soldi ai propri licenziatari di Linux.

Di recente SCO ha aperto un servizio on-line per la vendita delle sue licenze Linux e, a partire dal 5 gennaio scorso, ha esteso il suo nuovo programma di licensing a tutto il mondo, Europa inclusa.

Nella giornata di ieri SCO ha pubblicato anche i risultati del primo trimestre fiscale del 2004: il fatturato ammonta a 11,4 milioni dollari (nello stesso periodo dello scorso anno era stato di 13,5 milioni), mentre è stata registrata una perdita netta di 2,25 milioni (l’anno prima era stata di 724.000 dollari). Nell’intero esercizio del 2003 SCO aveva invece guadagnato, grazie soprattutto alla sua divisione SCOsource, 5,3 milioni di dollari. In tale occasione McBride aveva affermato che “la nostra fiducia di aumentare il fatturato legato all’iniziativa SCOsource non è mai stata così forte”.

“Nel prossimo trimestre – ha detto ieri McBride – continueremo ad espandere la nostra iniziativa SCOsource con una crescente campagna per difendere le nostre proprietà intellettuali. In seno a questa campagna continueremo a querelare e a negoziare con gli utenti finali (di Linux)”.

Il boss di SCO da dunque avvertito che la battaglia legale in corso contro gli utenti commerciali di Linux è appena cominciata .

“Non prevedo che SCO intenti centinaia e centinaia di cause come ha fatto la RIAA, – ha detto ancora McBride – ma sicuramente ce ne saranno altre oltre a queste due”.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    Re: Le microonde non sono pericolose
    guarda che la febbre non c'entra nulla con il riscaldamento di un tessuto ... infatti la febbre e' prodotta da un'attivita' di tutto l'organismo (acc. cardiaca, respiro, attivita' cellulare, etc..) in cui una maggiore irrorazione sanguigna rende il tutto "normale". Altra cosa e' innalzare la temperatura dall'esterno senza che l'organismo possa reagire positivamente.Per favore, non sparate in un senso o nell'altro,sentenze sui campi elettromagnetici ... sono cose molto delicate e complesse e "LA VERITA'" ancora ce la dobbiamo sudare.
  • Anonimo scrive:
    Le microonde non sono pericolose
    Infatti i forni sono schermati, ed i problemi e denuncie varie (alcune conclusesi con indennizzi) per i cellulari sono balle....Forse fanno menon male dei raggi X e sopratutto non generano scorie (la cosa comunque non è male) ma dire che non sono dannose per i tessuti (visto il surriscaldamento che provocano --
    aumento dei tumori) mi sembra eccessivo
    • Anonimo scrive:
      Re: Le microonde non sono pericolose
      okimmagino che siano ovviamente microonde diverse da quelle dei forni no?mi sembra ovvio
      • avvelenato scrive:
        Re: Le microonde non sono pericolose
        - Scritto da: Anonimo
        ok
        immagino che siano ovviamente microonde
        diverse da quelle dei forni no?
        mi sembra ovviosono identiche grossomodo nella frequenza.(i microonde sono definiti grossomodo come le onde elettromagnetiche con frequenza tra 1khz e 1000ghz)Ovviamente la potenza di emissione è decisamente inferiore. Il riscaldamento che provocheranno sarà insignificante, come già lo è quello provocato dal cellulare (se usato con moderazione)
        • Anonimo scrive:
          Re: Le microonde non sono pericolose

          sono identiche grossomodo nella frequenza.
          (i microonde sono definiti grossomodo come
          le onde elettromagnetiche con frequenza tra
          1khz e 1000ghz)

          Ovviamente la potenza di emissione è
          decisamente inferiore. Il riscaldamento che
          provocheranno sarà insignificante,
          come già lo è quello provocato
          dal cellulare (se usato con moderazione)Grazie per la spiegazionenon che mi senta molto tranquillo ;)
    • avvelenato scrive:
      Re: Le microonde non sono pericolose
      - Scritto da: Anonimo
      Infatti i forni sono schermati, ed i
      problemi e denuncie varie (alcune conclusesi
      con indennizzi) per i cellulari sono
      balle....

      Forse fanno menon male dei raggi X e
      sopratutto non generano scorie (la cosa
      comunque non è male) ma dire che non
      sono dannose per i tessuti (visto il
      surriscaldamento che provocano --

      aumento dei tumori) mi sembra eccessivoovviamente -presumo- si tratti di microonde a intensità così bassa da rendere assolutamente "trascurabile" l'effetto di incremento della temperatura. Non credere che un aumento locale di qualche decimo di grado possa avere chissà quali effetti... non siamo così delicati, altrimenti non esisterebbero esseri umani che possano essere scampati da una semplice febbre.
Chiudi i commenti