SCO: con Unix non c'è GPL che tenga

Si è difesa dalle critiche piovute dalla comunità open source ribadendo la validità e l'importanza delle prove raccolte contro IBM e smentendo la più diffusa tesi difensiva dei sostenitori di Linux relativa alla GPL
Si è difesa dalle critiche piovute dalla comunità open source ribadendo la validità e l'importanza delle prove raccolte contro IBM e smentendo la più diffusa tesi difensiva dei sostenitori di Linux relativa alla GPL


Lindon (USA) – Sembra non esserci fine al batti e ribatti che caratterizza lo scontro fra SCO Group, paladina del copyright di Unix, e la comunità del software libero, strenuo difensore del lavoro svolto in questi anni da Linus Torvalds e colleghi.

Di recente i sostenitori di Linux hanno potuto finalmente visionare alcune delle porzioni di codice che SCO intende presentare in tribunale come prova che IBM e altre aziende hanno violato il copyright e i contratti relativi a Unix System V copiando parti del codice di quest’ultimo nel kernel di Linux.

Noti esponenti della comunità open source, come Bruce Perens ed Eric Raymond, avevano pubblicato nelle scorse settimane alcune lettere in cui ribattevano punto per punto alle accuse di SCO e smentivano la validità delle prove mostrate al pubblico da quest’ultima. In particolare, i due celebri personaggi sostenevano che gli esempi di codice svelati da SCO sono già stati rilasciati, in passato, sotto la licenza open source BSD: questo significa, secondo Perens e Raymond, che SCO non può più rivendicarne la paternità appellandosi alle leggi sul copyright.

In altre circostanze, come nel caso della tecnologia per l’allocazione della memoria, Perens sosteneva che il codice incriminato si trova incluso solo in alcune versioni del kernel, come quelle per l’architettura IA-64 o in alcune release di test. In questo caso, dunque, SCO non avrebbe motivo di puntare l’indice su tutte le versioni di Linux comprese fra la 2.4 e l’imminente 2.6 .

Chris Sontag, senior vice president e general manager di SCOsource, ha ribattuto alle tesi di Perens e Raymond sostenendo che il codice mostrato non appartiene alle prime versioni di Unix, quelle da cui ha attinto BSD Unix, bensì ad una più recente revisione di cui l’azienda afferma di possedere il copyright dell’intero codice sorgente. Sontag ha poi sottolineato come alcune parti di codice – ad esempio quelle relative al Berkeley Packet Filter (BPF) – sono state mostrate al pubblico non a titolo di prova contro IBM o altre aziende, ma come dimostrazione del lavoro svolto dai consulenti di SCO per trovare all’interno del kernel di Linux il cosiddetto “codice offuscato”, ovvero quelle linee di programma che sono state alterate con il fine di celarne le origini.

Al contrario di quanto espresso da Perens, Sontag ha affermato che le prove svelate al pubblico da SCO non sono le migliori in suo possesso ma solo alcuni esempi, seppur a suo dire “già molto significativi”, di come il kernel di Linux “sia tutt’altro che un lavoro originale”.

Sontag ha poi voluto contrattaccare quella tesi , molto diffusa fra i sostenitori del Pinguino, che sostiene come SCO (ex Caldera), vendendo per anni una propria distribuzione Linux, abbia di fatto legittimato la pubblicazione del proprio codice sotto la licenza GPL. Si veda a tal proposito il quinto paragrafo della lettera di Eben Moglen, consigliere generale di Free Software Foundation, pubblicata recentemente da Punto Informatico.

L’avvocato di SCO afferma che nella diatriba in corso la licenza GPL non ha alcuna validità perché la sua azienda non ha mai espressamente e volontariamente autorizzato la pubblicazione del proprio codice sotto tale licenza.

“La legge statunitense e internazionale sul copyright asserisce che non è possibile assegnare inavvertitamente o accidentalmente ad un altro il proprio copyright”, ha spiegato Sontag. “La stessa GPL afferma che il legittimo proprietario del codice deve mettere una nota all’inizio del proprio lavoro tutelato dal diritto d’autore, il codice sorgente, identificandolo e affermando la propria volontà di pubblicarlo sotto la licenza GPL. Questo richiede un’azione manifesta. SCO non ha mai contribuito al codice del kernel di Linux, e non appena ci siamo accorti della violazione del copyright abbiamo sospeso la nostra distribuzione”.

Per seguire tutta la vicenda è possibile consultare l’ archivio di PI .

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27 08 2003
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