Se il Garante chiama a raccolta

di Luddist - L'Autorità per la privacy vede ridursi i fondi a disposizione e reagisce cercando la partecipazione popolare alla propria nuova indagine su consumi e tutele. Basterà a salvaguardarne l'autonomia?
di Luddist - L'Autorità per la privacy vede ridursi i fondi a disposizione e reagisce cercando la partecipazione popolare alla propria nuova indagine su consumi e tutele. Basterà a salvaguardarne l'autonomia?


Roma – Lo abbiamo visto come baluardo di una questione tanto essenziale quanto trascurata, la privacy, e ne abbiamo seguito da vicino le vicende, anche quando non eravamo d’accordo. Ora il Garante, assediato da un esecutivo sempre più polemico con le sue scelte , cerca la via della partecipazione popolare.

Se la maggioranza in Finanziaria ha deciso di ridurre ulteriormente le risorse a disposizione dell’Autorità garante per la privacy, questa all’inizio del nuovo anno sembra voler dimostrare di essere più vitale che mai. Dovrebbe essere una buona notizia per tutti noi, almeno per chi tra noi si preoccupa della riservatezza e della tutela dei propri dati personali. Ma, conoscendo la tradizionale sobrietà dell’Authority, questa ritrovata dinamicità suona davvero come un campanello d’allarme.

Sto parlando, come sanno i più informati, della consultazione pubblica avviata dal Garante il 31 dicembre, il giorno in cui la maggioranza sapeva di aver portato a casa la Finanziaria dopo lunghi mesi di dibattiti, il giorno in cui era ormai acclarato che le casse delle Authority venivano ulteriormente prosciugate. La consultazione vuole coinvolgere tutti i cittadini interessati attorno a quattro strumenti-servizi di grande diffusione: le carte fedeltà o tessere di fidelizzazione, la televisione satellitare e quella interattiva (sat e digitale terrestre), gli RFID e i videotelefonini.

“Il Garante – si legge in un comunicato – invita associazioni di utenti e consumatori, operatori nei settori interessati e singoli cittadini a far pervenire, nel quadro della consultazione, osservazioni, informazioni e commenti utili in merito ai quattro temi”.

Una grande partecipazione democratica all’analisi di questi strumenti è una buona idea e rappresenta per certi versi una grossa novità nella tutela dei diritti dei cittadini. Tutto bello dunque. Ma non dimentichiamoci che il Garante sugli RFID ne ha già dette molte e sull’uso dei cellulari di nuova generazione si è espresso più volte , in entrambi i casi non per fermare la tecnologia ma per mettere a fuoco quali sono, nelle diverse applicazioni, i diritti da tutelare. Su due dei quattro punti della consultazione, dunque, opinioni e orientamenti sono già stati espressi e rimangono tuttora validi. Averli rimessi in gioco più che una richiesta di intervento al pubblico sembra un modo per dare maggiore visibilità alla consultazione. Ed è di certo utile che la consultazione venga fatta online (vedi il sito del Garante ).

Sarà in ogni caso interessante capire, grazie al Garante, quali sono le tendenze prevalenti tra gli utenti italiani rispetto alla televisione digitale oppure sapere come vivono la pervasiva diffusione delle tesserine di supermercati, dei noleggiatori e via dicendo. Ma sarà ancora più interessante capire se una non del tutto inedita specie di partecipazione popolare alle scelte dell’Autorità potrà bastare a mettere il Garante al riparo da un sostanziale ridimensionamento di cui ancora non si parla ufficialmente ma che nei corridoi del Palazzo viene già dato per certo.

Luddist

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