Senatore scrutina la RIAA

Norm Coleman vuole conoscere le richieste inviate ai provider dalle major del disco. A suo parere la RIAA sta seguendo una linea troppo dura. Le major rispondono: la legge lo consente


Washington (USA) – Si potrebbe presto aprire un altro fronte di dibattito di notevole importanza nella grande crociata contro gli utenti del peer-to-peer inaugurata dalle major del disco riunite nell’associazione americana RIAA. Norm Coleman è infatti un influente senatore che presiede il comitato permanente di sorveglianza del Senato USA e ritiene che la RIAA stia usando una mano troppo dura sugli utenti del P2P.

Coleman ha dunque chiesto ai discografici di fornirgli una copia di tutte le richieste ufficiali, circa un migliaio fino a questo momento, che la RIAA stessa ha trasmesso ai provider americani per farsi consegnare i nomi di utenti internet. Come noto, infatti, RIAA sostiene di avere monitorato in questi mesi i network del file sharing e di aver individuato numerosi “username” di utenti implicati in attività illegali. E quegli utenti intende perseguire in tribunale.

RIAA si è anche detta pronta a chiedere danni che possono arrivare a 150mila dollari per ogni singolo brano posto in condivisione da quegli utenti americani che saranno trascinati davanti al giudice. Una posizione che, secondo Coleman, è eccessiva: l’azione del senatore potrebbe aprire un dibattito in Senato sulla questione.

Da parte loro le major hanno già risposto a Coleman non solo per assicurare che verranno trasmesse le copie delle richieste ma anche per ribadire che tutto quanto viene fatto dalle major è reso possibile dalla legislazione vigente (in particolare dal Digital Millennium Copyright Act) e dalle sentenze fin qui emesse dai tribunali statunitensi.

Sull’argomento vedi anche:
P2P – File sharing

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