Circa due mesi fa, Google ha denunciato SerpApi per la violazione del Digital Millenium Copyright Act (DCMA). L’azienda texana ha risposto alle accuse affermando che i risultati delle ricerche non sono protetti dal diritto d’autore. Ha chiesto quindi al giudice di rigettare il reclamo di Google.
Google è il più grande scraper del mondo
Secondo Google, SerpApi effettua lo scraping dei risultati del suo motore di ricerca aggirando la protezione SearchGuard. Offre ai suoi clienti (NVIDIA, Adobe, Samsung, Uber, Perplexity e altri) una Google Search API che permette la raccolta automatizzata di milioni di contenuti protetti dal diritto d’autore, senza autorizzazione e compenso. Ciò rappresenterebbe una violazione del DCMA.
SerpApi ha presentato una mozione per chiedere al giudice di rigettare il reclamo, elencando una serie di motivi. L’azienda texana afferma che Google è il più grande scraper del mondo, in quanto il suo business è interamente basato sull’indicizzazione di ogni pagina web pubblicamente accessibile su Internet. I contenuti, inclusi quelli protetti dal copyright, vengono copiati e offerti agli utenti, senza chiedere il permesso.
SerpApi sottolinea che il DMCA è una legge che protegge il copyright, non i siti web. Google non è il titolare dei diritti d’autore perché non ha creato i contenuti. Non può quindi usare il copyright per impedire l’accesso alle informazioni pubbliche. La tecnologia SearchGuard non viene quindi usata per proteggere editori e creatori di contenuti, ma solo per proteggere i profitti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie.
Il servizio fornito da SerpApi è identico a quello di Google. Viene effettuata la raccolta dei contenuti pubblici su Internet, senza aggirare nessuna protezione (crittografia, autenticazione o altre), quindi senza violare il DCMA. Secondo l’azienda texana, lo scopo di Google è proteggere il suo monopolio nel mercato dei motori di ricerca.