SETI@home introduce Astropulse

Si allarga lo spettro di possibilità a disposizione del progetto di computing distribuito che cerca segnali di vita extraterrestre. Più segnali da analizzare, più possibilità di cogliere l'obiettivo
Si allarga lo spettro di possibilità a disposizione del progetto di computing distribuito che cerca segnali di vita extraterrestre. Più segnali da analizzare, più possibilità di cogliere l'obiettivo

Il celebre e celebrato progetto SETI@home aumenta il proprio appetito di capacità computazionale con l’installazione di un nuovo componente. Il nuovo modulo si chiama Astropulse ed è incaricato di scandagliare la nera vacuità per individuare eventuali segnali radio su uno spettro più ampio di quello tradizionalmente auscultato dall’Osservatorio di Arecibo.

pulsazioni Se normalmente il progetto SETI si “limita” a carpire segnali su uno spettro ridotto come una convenzionale radio AM o FM, dicono le FAQ su Astropulse , il nuovo algoritmo ascolterà su una banda più estesa alla caccia di “pulsazioni” di breve durata, e per farlo come sempre ricorrerà alla potenza computazionale messa a disposizione dai propri utenti.

La pagina informativa di Astropulse usa la metafora dell’ascolto del suono di un’orchestra per spiegare la differenza tra il normale funzionamento di SETI e quello di Astropulse: tradizionalmente il progetto “prova ad ascoltare quando qualcuno suona la nota A diesis”, mentre con Astropulse attivo è come se il programma provasse a individuare “un veloce battito di tamburo, o una serie di battiti”.

Scientificamente Astropulse viene definita come un’indagine astronomica alla ricerca di impulsi radio transienti nell’ordine dei microsecondi . Un segnale audio transiente, si legge su Wikipedia, rappresenta il momento di attacco non-armonico di un suono. Un segnale contenente una gran quantità di elementi non periodici, e un numero di alte frequenze maggiore di quello della parte armonica del suono. Una pulsazione infinitesimale che da il via a un segnale più esteso, il cui ascolto potrebbe (almeno nelle intenzioni dei ricercatori di SETI) offrire sorprese inaspettate.

Le pulsazioni transienti potrebbero provenire da ET così come da fenomeni astrofisici violenti o anche sconosciuti , e considerando il fatto che il suddetto ipotetico ET ha una natura ancora ignota, “sembra una buona idea quella di andare alla caccia di svariati tipi di segnali”, si legge ancora sulla pagina di presentazione di Astropulse.

Al momento è già stata individuata una micro-pulsazione (raffigurata nell’immagine qui sopra) nell’ordine di un millisecondo, che gli astronomi Duncan Lorimer e Matthew Bailes avrebbero scovato a 500 megaparsec (un miliardo di anni luce) da qui. L’origine è ignota , ma la scoperta rappresenta la prova del fatto che Astropulse funziona. Che poi riesca davvero a concretizzare l’obiettivo epocale del progetto SETI è tutta un’altra storia.

Alfonso Maruccia

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28 07 2008
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