Immaginiamo di scrollare gli Short di YouTube e di imbatterci nel nostro creator preferito che parla, gesticola, e guarda dritto negli occhi. Solo che non è davvero lui. È la sua versione digitale, un avatar generato dall’intelligenza artificiale che lo impersona perfettamente… È quello che YouTube sta preparando per i prossimi mesi. E Neal Mohan, CEO della piattaforma, assicura che l’AI rimarrà uno strumento di espressione, non un sostituto.
YouTube lancia gli avatar AI per gli Short
Gli Short macinano 200 miliardi di visualizzazioni al giorno. Un numero talmente grande da convincere YouTube a investire pesantemente nel formato. E l’ultima frontiera è permettere ai creator di realizzare video usando le proprie sembianze generate dall’AI, senza dover comparire fisicamente davanti alla telecamera.
Mohan promette anche che quest’anno i creator potranno produrre giochi con un semplice comando testuale e sperimentare con la musica. Ma a che punto l’automazione diventa pigrizia? E a che punto il creator smette di creare e diventa semplicemente il gestore di un avatar digitale che fa il lavoro al posto suo?
YouTube sta costruendo un sistema che permette ai creator di clonare se stessi digitalmente, mentre contemporaneamente combatte contro chi usa deepfake per impersonare i creator senza permesso. A ottobre ha introdotto una tecnologia di rilevamento che identifica contenuti generati dall’AI che usano il volto o la voce dei creator senza autorizzazione. I creator possono richiedere la rimozione di questi contenuti.
Quindi, ricapitolando, se ci si clona da soli, va benissimo. Ma se lo fa qualcun altro, è un problema. Dal punto di vista legale e del controllo dell’immagine è corretto, ma resta comunque strano. È come se YouTube stesse dicendo: i deepfake sono cattivi, a meno che non li faccia tu di te stesso, in quel caso sono strumenti creativi.
E i nuovi strumenti per gestire l’uso della propria immagine nei contenuti generati dall’AI? Probabilmente serviranno a definire chi può usare l’avatar, come, e per quanto tempo. I creator quindi, potranno proporre le loro versioni digitali per pubblicità, collaborazioni, contenuti sponsorizzati.
L’AI slop che invade tutto
Mohan è consapevole che l’intelligenza artificiale sta generando montagne di contenuti di bassa qualità, quella roba che in gergo viene chiamata “AI slop“. Video ripetitivi, clickbait automatizzati, clip senza senso create in massa per sfruttare gli algoritmi. E YouTube, come tutte le piattaforme, sta cercando di arginare il problema.
Google sta provando a impedire che gli Short di YouTube diventino una discarica di robaccia generata automaticamente. Il problema è che YouTube sta introducendo strumenti che rendono più facile creare contenuti con l’AI, mentre cerca di filtrare i contenuti AI di bassa qualità. È un equilibrio delicato. Perché se si rende troppo semplice generare video con avatar digitali, giochi testuali e musica automatizzata, si rischia di inondare la piattaforma esattamente con quel tipo di contenuto che si sta cercando di eliminare.
I post fotografici
YouTube sta lanciando anche nuovi formati per gli Short, inclusi i post fotografici. Che sono già molto popolari su TikTok e i Reel di Instagram. Quindi YouTube sta copiando quello che fanno gli altri, sperando che funzioni anche da loro. Niente di nuovo, è la strategia standard delle piattaforme social. Chiaramente sta cercando di tenere il passo, mentre contemporaneamente punta sull’AI per differenziarsi. È una scommessa: o l’AI diventa il vantaggio competitivo che attira creator e spettatori, oppure YouTube finisce sommersa dallo stesso AI slop che sta cercando di combattere.
Alla fine, come sempre, saranno i numeri a decidere.