Sicurezza e anonimato, coesistenza possibile?

Quella che è sempre apparsa come una contrapposizione insanabile potrebbe invece trovare una composizione, con conseguenze dirette sulle libertà dell'individuo. PI intervista gli autori di un volume sull'argomento


Roma – Gli assertori del principio supremo della libertà individuale e i sostenitori dello slogan: “La sicurezza prima di tutto”. Due visioni del mondo Internet che da anni si scontrano come tifosorie calcistiche: l’una e l’altra portando a proprio supporto ideologie, normative e precedenti nella storia delle telecomunicazioni. Due fazioni che animano le discussioni sul Web e nelle assisi legislative, senza che sia possibile trovare un punto di incontro.

Parte da questo duello Sicurezza e anonimato in Rete , il nuovo volume che Nyber edizioni ha mandato in edicola da poche settimane. Un testo aggiornato alla recente normativa anti-terrorismo (d.l. 144/2005, convertito con Legge 31 luglio 2005 n. 155) e affidato a da due noti esperti della materia giuridica legata al mondo delle nuove tecnologie: Andrea Maggipinto e Michele Iaselli, che si avvolgono anche dei contributi di Stefano Aterno, Giovanni Nacci e Massimiliano Redolfi. Il libro ricostruisce tutte le implicazioni giuridiche della navigazione in Internet, le possibilità a disposizione di che vuole navigare sotto anonimato e i limiti. Ma cerca di andare anche oltre, proponendo una possibile sintesi tra opposti schieramenti.

Punto Informatico ha intervistato uno degli autori, Michele Iasselli, giurista specializzato in diritto delle nuove tecnologie.

Punto Informatico: Sui temi della libertà e della sicurezza legati a Internet si è scritto molto negli ultimi anni. Che bisogni specifici puntate a soddisfare con questo libro?
Michele Iasselli: In Italia il dibattito sulle libertà individuali in Internet vede coinvolti ancora pochi e limitati gruppi di soggetti, soprattutto professionisti e appassionati appartenenti a settori specialistici. Spero che il volume possa contribuire alla crescita del dibattito, sollecitando la coscienza collettiva del nostro Paese, ancora troppo chiusa rispetto al respiro globale dei quesiti e delle problematiche sollevate dalle nuove tecnologie informatiche e telematiche.

PI: Lei parla di problemi di respiro globale, ma è pur vero che i limiti imposti dalle leggi variano da Paese a Paese
MI: Preferirei parlare di regolamentazione e non di limitazione. La legge regola un certo fenomeno, non lo limita. Vero è, purtroppo, che la “legislazione dell’emergenza”, mossa da eventi contingenti e passionali, può di fatto portare a limitazioni dei comportamenti degli individui.

PI: Le limitazioni possono arrivare anche a proibire la libertà di navigare in anonimato?
MI: Il legislatore non pone alcun generale divieto di anonimato: al contrario, se si legge il Codice per la protezione dei dati personali si vede come il principio di necessità nel trattamento si manifesti sovente in un diritto all’anonimizzazione dei propri dati.

PI: Questo è il principio generale, che tuttavia poi apre la strada a una serie di eccezioni…
MI: Sì, il vero problema è come trovare un equilibrio tra esigenze che sembrano spingere verso posizioni contrapposte. Il titolo del libro non è casuale: con Maggipinto, il cui apporto è stato fondamentale, condividiamo l’idea che sicurezza e anonimato possano convivere sul Web.

PI: A questo fate riferimento quando nel libro coniate il neologismo “Securacy”?
MI: La securacy esprime proprio questa ricerca di equilibrio. La storia delle società è connotata di periodi altalenanti e mutevoli, nei quali idee e vessilli hanno perseguito finalità e priorità differenti.
Sicurezza e privacy rappresentano oggi il terreno sul quale la società contemporanea è chiamata a confrontarsi, con tutte le sue contraddizioni. Questi punti nodali sembrano spingere verso direzioni opposte e inconciliabili, ma questo solo ad una prima e superficiale lettura. In realtà non si tratta di un’antitesi, di uno scontro, ma di un contemperamento di interessi, certamente difficile, ma necessario. sicurezza e anonimato possono trovare un punto di incontro nella “gestione delle informazioni”, la vera sfida per una società tecnologica.

a cura di Luigi dell’Olio

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  • Anonimo scrive:
    Mi voglio collegare
    Io da privato cittadino voglio potermi collegare a internet sia con il wifi, sia con adsl, sia con hdsl, sia con modem analogico, e voglio essere libero di farlo sempre e ovunque. Voglio potermi costruire una mia rete privata, interconnessa con altre reti private e pubbliche e voglio poterlo fare liberamente con una semplice dichiarazione.I politici che mettono paletti legali qui e là al solo fine di limitare la mia libertà a favore delle lobby fanno l'errore più grosso della loro vita. Io non li voto. Aspettino qualche anno e se ne accorgeranno.
    • Anonimo scrive:
      Re: Mi voglio collegare
      - Scritto da: Anonimo
      Aspettino qualche anno e se
      ne accorgeranno.Concordo, specie sulla parte dell'aspettino.
  • Anonimo scrive:
    Il telefono cellulare
    Il discorso non quadra.Qui si chiede il libero utilizzo di access point e bande di frequenza del wifi ad una potenza di 100mW anche su suolo pubblico e anche da parte dei privati.Ma non si vuole permettere nominando patentini radioamatoriali e cavilli burocratici.Ma alla fine il telefono cellulare non è un apparecchio per la radiotrasmissione di voce e dati?Perché per possedere ed usare un telefono cellulare (che viene utilizzato alla potenza di 1W a distanza ravvicinata dalla testa) non è necessario il patentino radioamatoriale, e invece è necessario per un Access Point WiFi che è castrato per legge ad 1/10 della potenza di un telefono cellulare?
    • Anonimo scrive:
      Re: Il telefono cellulare
      - Scritto da: Anonimo
      Il discorso non quadra.
      Qui si chiede il libero utilizzo di access point
      e bande di frequenza del wifi ad una potenza di
      100mW anche su suolo pubblico e anche da parte
      dei privati.
      Ma non si vuole permettere nominando patentini
      radioamatoriali e cavilli burocratici.

      Ma alla fine il telefono cellulare non è un
      apparecchio per la radiotrasmissione di voce e
      dati?

      Perché per possedere ed usare un telefono
      cellulare (che viene utilizzato alla potenza di
      1W a distanza ravvicinata dalla testa) non è
      necessario il patentino radioamatoriale, e invece
      è necessario per un Access Point WiFi che è
      castrato per legge ad 1/10 della potenza di un
      telefono cellulare?
      Perché il cellulare lo devi paragonare a una scheda di rete wifi, mentre un Access Point WiFi potente lo devi paragonare a un ripetitore per cellulari piazzato nei vari punti della città. E per piazzare quel ripetitore ci vogliono delle licenze.
  • Anonimo scrive:
    caro Villa...
    mah, che dire!sono molto perplesso; la connettività deve essere un diritto dei cittadini e non una possibilità di chissà quale provider, ed è proprio quello il punto, cioè partire dai bisogni e non dalle necessità di mercato... o almeno così dovrebbe; mentre la tendenza degli hot-spot come sono attualmente è veramente ignobile, se voglio connettermi a roma o a milano in aeroporto devo pagare non così a stoccolma o madrid per esempio; in un hotel di roma la connessione wi-fi via hot-spot mi chiedevano una fee di 22 euro per 24 ore; ecco non vorrei che tali vessazioni siano implementate dopo aver raggiunto "le zone remote"...
  • Massimo Mantellini scrive:
    Reali bisogni
    Caro Villa,solo due annotazioni al suo articolo che ovviamente esulano dalla interpretazione legale del decreto Landolfi (per la quale mi rimetto alla sua interpretazione).1 Che le risorse di banda siano limitate puo' essere (in realta' non e' vero ma per il momento lasciamo perdere): che da questo se ne deduca - come Lei fa - che l' utilizzo di questo bene debba per forza essere regolato da meccanismi commerciale, mi pare un salto logico avventato. Inutire sottolineare che in molti paesi europei e in USA la banda a 2,4 ghz (piccola o larga che sia) e' di libero utilizzo. La parola "libero" da noi continua invece a scatenare derive regolamentative francamente imbarazzanti.2 L'open spectrum e' cosa assai diversa da quello che lei crede. Metta su google le keyword "Kevin Werbach" e "Open Spectrum" e capira' in pochi istanti che da un punto di vista tecnologico oggi la banda puo' non avere piu' i limiti d'uso che si immaginavano fino a ieri. C'e' insomma spazio abbondante per tutti.Ancora una volta non esistono significativi limiti legati alla tecnologia, tutt'altro. Esistono invece cospicui e grossolani limiti culturali che ci continuano a suggerire di limitare e regolamentare piu' o meno scioccamente le nostre liberta' digitali. Attenzione quindi a citare con leggerezza "i reali bisogni dei cittadini"salutimassimo mantellini
    • Anonimo scrive:
      Re: Reali bisogni
      - Scritto da: massimo mantellini
      2 L'open spectrum e' cosa assai diversa da quello
      che lei crede. Metta su google le keyword "Kevin
      Werbach" e "Open Spectrum" e capira' in pochi
      istanti che da un punto di vista tecnologico oggi
      la banda puo' non avere piu' i limiti d'uso che
      si immaginavano fino a ieri. C'e' insomma spazio
      abbondante per tutti.L'Open Spectrum assolutamente non dice questo!Definisce solo che lo spettro e' di tutti, e che ci devono essere delle tipologie di accesso piu' democratiche per la sua occupazione, non che ci sono abbastanza frequenze per tutti, che e', invece, un annoso problema tecnologico tut'ora presente (anche se solo teorico, finora).
      • plus scrive:
        Re: Reali bisogni
        - Scritto da: Anonimo

        - Scritto da: massimo mantellini

        2 L'open spectrum e' cosa assai diversa da
        quello

        che lei crede. Metta su google le keyword "Kevin

        Werbach" e "Open Spectrum" e capira' in pochi

        istanti che da un punto di vista tecnologico
        oggi

        la banda puo' non avere piu' i limiti d'uso che

        si immaginavano fino a ieri. C'e' insomma spazio

        abbondante per tutti.

        L'Open Spectrum assolutamente non dice questo!

        Definisce solo che lo spettro e' di tutti, e che
        ci devono essere delle tipologie di accesso piu'
        democratiche per la sua occupazione, non che ci
        sono abbastanza frequenze per tutti, che e',
        invece, un annoso problema tecnologico tut'ora
        presente (anche se solo teorico, finora). Di fatto però di spettro ce n'é abbastanza per tutti. Storicamente la cosa è cominciata con le radio telegrafiche che usavano praticamente l'intero spettro delle frequenze perchè non erano selettive e solamente la società creata da Marconi poteva trasmettere sulle frequenze radio.Successivamente sono stati inventati i sintonizzatori e lo spettro è stato suddiviso in bande che sono state "affittate". Con il miglioramento dei sintonizzatori le bande si sono ristrette, inoltre si è cominciato a usare altre frequenze oltre alle onde lunghe.Oggi la suddivisione in bande dello spettro radio è ancora in vigore e per le trasmissioni analogiche non c'è altra via. Ma per le trasmissioni digitali la cosa è diversa.Quante sono le frequenze disponibili per i telefonini? quante sono le frequenze disponibili per il WiFi? Dubito forte che tutte insieme occupino una larghezza di banda comparabile a quella usato da un semplice canale televisivo, eppure quanti telefonini o computers riescono a comunicare assieme sulle stesse frequenze?La ragione è semplicemente che tecnologicamente non ci sono più reali limiti all'uso delle frequenze radio e se gli apparecchi avessero il diritto di usare tutto lo spettro potremmo fornire degli accessi radio a banda larga a ogni persona sulla terra. Ma legalmente le frequenze radio sono sempre divise in bande e sono sempre "affittate", il che permette ai soliti noti di intascarsi parecchi danari con il business associato. Senza contare che la cosa permette pure di mantenere il controllo delle reti radiotelevisive e quindi anche di quello che viene trasmesso.
        • Anonimo scrive:
          Re: Reali bisogni
          - Scritto da: plus
          La ragione è semplicemente che tecnologicamente
          non ci sono più reali limiti all'uso delle
          frequenze radio e se gli apparecchi avessero il
          diritto di usare tutto lo spettro potremmo
          fornire degli accessi radio a banda larga a ogni
          persona sulla terra.Beh, se assegnamo una frequenza per ogni persona, dubito fortemente che si possa fare, e' questo il nocciolo del problema, credo.L'Open Spectrum, del resto, parla proprio di sistemi Shared per le utenze senza licenza, cosa che appunto gia' avviene oggi, come giustamente sostenevi, con i vari operatori che di fatto *condividono* le frequenze dei loro clienti. Ma questa e' cosa ben diversa dal poter dire che *c'e' spazio per tutti*, perche' tecnicamente non e' molto difficile (se non impossibile) assegnare delle frequenze distinte ad ogni cittadino.Se il problema e' nel far decare questi usi *affittuari* delle frequenze con tutti i privilegi che ne derivano, penso si sia tutti d'accordo. Ma dire che poi "c'e' spazio per tutti", penso sia non corrispondente al vero.
          • plus scrive:
            Re: Reali bisogni
            - Scritto da: Anonimo

            - Scritto da: plus

            La ragione è semplicemente che tecnologicamente

            non ci sono più reali limiti all'uso delle

            frequenze radio e se gli apparecchi avessero il

            diritto di usare tutto lo spettro potremmo

            fornire degli accessi radio a banda larga a ogni

            persona sulla terra.

            Beh, se assegnamo una frequenza per ogni persona,
            dubito fortemente che si possa fare, e' questo il
            nocciolo del problema, credo.

            L'Open Spectrum, del resto, parla proprio di
            sistemi Shared per le utenze senza licenza, cosa
            che appunto gia' avviene oggi, come giustamente
            sostenevi, con i vari operatori che di fatto
            *condividono* le frequenze dei loro clienti. Ma
            questa e' cosa ben diversa dal poter dire che
            *c'e' spazio per tutti*, perche' tecnicamente non
            e' molto difficile (se non impossibile) assegnare
            delle frequenze distinte ad ogni cittadino.Questo se ci si limita al sistema attuale che esige che si assegni una frequenza a chiunque ne abbia bisogno (in pratica a chi paga di più). Chiaramente con quel sistema le frequenze disponibili sono limitate dalla capacità di selezione dei sintonizzatori.
            Se il problema e' nel far decare questi usi
            *affittuari* delle frequenze con tutti i
            privilegi che ne derivano, penso si sia tutti
            d'accordo. Ma dire che poi "c'e' spazio per
            tutti", penso sia non corrispondente al vero.Invece c'è proprio spazio per tutti, semplicemente che lo spettro andrebbe usato in maniera diversa.Si potrebbe paragonare l'affitto di una frequenza con il fatto che qualcuno riservasse una frequenza sonora precisa per poter parlare liberamente. Sappiamo benissimo che non funziona così, le frequese sonore sono usate da tutti contemporaneamente e riusciamo a parlarci e a capirci pure in una stanza affollata con la musica a fondo. Questo perchè ognuno di noi parla con frequenze leggermente diverse e che sono continuamente rimodulate in base alla parola che pronunciamo, all'enfasi che diamo a una o l'altra parola, al contesto del discorso e alla lingua usata, sarà molto più facile parlare in italiano in una sala affollatissima di cinesi perchè il cinese non siamo in grado di capirlo e viene semplicemente classificato come rumore dal cervello mentre l'italiano lo capiremmo perfettamente.Supponi di avere 1000 persone nella stessa stanza che parlano assieme 500 lingue diverse, tutte le coppie si capirebbero perfettamente.Chiaramente il nostro cervello ha capacità limitata e non possiamo inventarci una lingua diversa per ogni discorso. I computers invece possono e non rischiano neppure di finire alla neuro per esaurimento da stress fonico.Quindi è sufficiente che tutti i sistemi radio comunichino assieme su tutte le frequenze dello spettro usando una codifica precisa per ogni comunicazione stabilita tra due entità e si capirebbero perfettamente. I computers si occuperebbero di filtrare quello che verrebbe considerato come rumore.Semplicemente che tutte le comunicazioni avverrebbero come in una sala feste affollatissima. e non con il sistema attuale del discorso pulito su una frequenza precisa.Ovvio che sarà la morte delle comunicazioni analogiche come la radio FM, ma che importa se la si può sostituire con un sistema digitale più efficace e capace di essere usato da tutti?Questo significa che nessuno potrà più costruirsi il ricevitore al diodo perchè anche le frequenze AM sarebbero impossibili da decodificare, ma anche qui che importa? Sarebbe comunque un guadagno di libertà per tutti non essere più limitati dal numero delle riservazioni possibili.
        • Gatto Selvaggio scrive:
          Re: Reali bisogni

          Oggi la suddivisione in bande dello spettro radio
          è ancora in vigore e per le trasmissioni
          analogiche non c'è altra via. Ma per le
          trasmissioni digitali la cosa è diversa.
          La ragione è semplicemente che tecnologicamente
          non ci sono più reali limiti all'uso delle
          frequenze radio e se gli apparecchi avessero il
          diritto di usare tutto lo spettro potremmo
          fornire degli accessi radio a banda larga a ogni
          persona sulla terra. Ma legalmente le frequenze
          radio sono sempre divise in bande e sono sempre
          "affittate", il che permette ai soliti noti di
          intascarsi parecchi danari con il business
          associato. Senza contare che la cosa permette
          pure di mantenere il controllo delle reti
          radiotelevisive e quindi anche di quello che
          viene trasmesso.Intendi dire che con la trasmissione in digitale si possono usare le frequenze in modo più efficace, es. riducendo la larghezza delle bande?Com'è che avverrebbe? In base a che principio il digitale permetterebbe di farlo?È una domanda che già mi ponevo sul digitale terrestre, questa stupefacente tecnologia che ha messo un'infinità di nuovi canali televisivi a disposizione di B... ehm di tutti.
          • plus scrive:
            Re: Reali bisogni
            - Scritto da: Gatto Selvaggio

            Oggi la suddivisione in bande dello spettro
            radio

            è ancora in vigore e per le trasmissioni

            analogiche non c'è altra via. Ma per le

            trasmissioni digitali la cosa è diversa.


            La ragione è semplicemente che tecnologicamente

            non ci sono più reali limiti all'uso delle

            frequenze radio e se gli apparecchi avessero il

            diritto di usare tutto lo spettro potremmo

            fornire degli accessi radio a banda larga a ogni

            persona sulla terra. Ma legalmente le frequenze

            radio sono sempre divise in bande e sono sempre

            "affittate", il che permette ai soliti noti di

            intascarsi parecchi danari con il business

            associato. Senza contare che la cosa permette

            pure di mantenere il controllo delle reti

            radiotelevisive e quindi anche di quello che

            viene trasmesso.

            Intendi dire che con la trasmissione in digitale
            si possono usare le frequenze in modo più
            efficace, es. riducendo la larghezza delle bande?
            Com'è che avverrebbe? In base a che principio il
            digitale permetterebbe di farlo?

            È una domanda che già mi ponevo sul digitale
            terrestre, questa stupefacente tecnologia che ha
            messo un'infinità di nuovi canali televisivi a
            disposizione di B... ehm di tutti.Se mi ricordo bene con lo spread spectrum è possibile fare stare tutti sulle stesse frequenze.In pratica non hai A che comunica a 2GHz con B mentre C comunica a 2.000001GHz con D, ...Questo è un sistema vecchio di usare le bande.Se invece A usa una banda di larghezza 100MHz attorno ai 2GHz per comunicare con B e lo stesso fanno tutti gli altri, ma i loro salti di frequenza sono pseudo aleatori e comunicano tutti su frequenze simili.Il paragone è simile a quello di persone che parlano tutte assieme in una stanza. Riesci comunque a seguire i discorsi dei tuoi vicini concentrandoti su un discorso preciso, il tuo cervello filtra tutti gli altri considerandoli rumore. Ma per questo non ti sei riservato una frequenza nello spettro sonoro, il contesto del discorso e la vicinanza della persona con la quale comunichi è sufficiente. La voce si estende su uno spettro abbastanza largo e ti è sempre possibile comprendere ciò che ci si dice semplicemente perchè una lingua ha una forma ben precisa che è perfettamente riconoscibile in mezzo al rumore, questo se il rumore non è superiore a un certo valore limite (che limita il numero di persone che possono parlare tutte assieme senza impedire la comunicazione, se questo numero è superato si deve cominciare a urlare per essere ascoltati e si aumenta quindi il rumore complessivo). In realtà puoi trovare anche altri parametri.Sono queste tecniche che vengono usate nei sistemi WiFi, ci sono solo alcune frequenze disponibili e le usano tutti. Semplicemente che le stazioni si accordano in base ai codici di crittazione.La tecnica può essere ancora migliorata.Il risultato è che se con una larghezza di banda di 100MHz riesci sicuramente a far comunicare un migliaio di PC, se prendi una larghezza di banda di 1GHz potresti farne comunicare diversi milioni. (non conosco le cifre precise).Quindi supponendo di poter usare tutto lo spettro radio (che è parecchio largo) potresti tranquillamente dare connettività a tutti gli abitanti della terra, e questo per più terminali ad ognuno.Bisogna semplicemente decidersi a eliminare quel sistema obsoleto delle "frequenze riservate", lo spettro è semplicemente "di tutti".Chiaramente se un extraterrestre tentasse di decodificare quei segnali otterrebbe unicamente un rumore bianco perchè non conoscerebbe i codici necessari per distinguere una trasmissione dall'altra.Ma la tecnica esiste già, basta applicarla.
        • Anonimo scrive:
          Re: Reali bisogni
          - Scritto da: plus
          La ragione è semplicemente che tecnologicamente
          non ci sono più reali limiti all'uso delle
          frequenze radio e se gli apparecchi avessero il
          diritto di usare tutto lo spettro potremmo
          fornire degli accessi radio a banda larga a ogni
          persona sulla terra. Ma legalmente le frequenze
          radio sono sempre divise in bande e sono sempre
          "affittate", il che permette ai soliti noti di
          intascarsi parecchi danari con il business
          associato. Senza contare che la cosa permette
          pure di mantenere il controllo delle reti
          radiotelevisive e quindi anche di quello che
          viene trasmesso.Per tua informazione in Italia la maggior parte delle frequenze (in particolare UHF e SHF) è assegnata al Ministero della Difesa (ovvero sono utilizzate per scopi militari). Anche alcuni canali wi-fi (dal 9 al 13) ricadono in una gamma assegnata al Ministero della Difesa. Perchè in Italia il Wi-Max non è ancora realtà? Semplicemente perchè il Ministero della Difesa non ha rilasciato il permesso di utilizzare quelle frequenze a lui assegnate in statuto primario (se non esclusivo).Considera che sono anni che i radioamatori italiani stanno cercando di ottenere (in statuto secondario) un misero MHz e mezzo nelle porzioni 51-52 e 70-70,5 ma il Ministero della Difesa si è sempre opposto.
  • midori scrive:
    Ma perfavoooooreeee....
    Prima cosa, prendere la patente è ancora una cosa difficile (in teoria, poi nella pratica chiunque puo' trovare una raccomandazione, ma questa è una storia diversa...). Quindi pretendere che ogni nodo di un'ipotetica rete privata debba essere "patentato" castra le iniziative a priori.Seconda cosa, il radiomatatore deve seguire alcune norme abbastanza restrittive, tra le quali l'obbligo di trasmettere in chiaro (senza usare ne sistemi di cifratura ne linguaggio in codice) e di identificare tutte le comunicazioni col proprio nominativo.Da radio amatore lo dovresti sapere che hai le mani ancora piu' legate di un non radioamatore... Cmq sono d'accordo che la banda è una risorsa limitata, ma questo non è un problema perchè l'uso delle frequeze del wi-fi è già libero. Quello che non è libero è l'inteconnessione tra reti private. In pratica io posso emettere secondo la legge fino a 100mw ERP, e se con tale potenza posso far arrivare il mio segnale 5km non è un problema.Il solo problema è l'interconnessione...Purtroppo non sono un legale quindi la mia interpretazione della legge lascia il tempo che trova. Secondo me, in teoria si può fare una rete tra privati, dandone semplice avviso al ministero delle comunicazioni.In pratica, data l'impossibilità di interconnetetre la rete privata ad una rete pubblica, c'e' sempre il rischio che qualcuno lo faccia e che la rete diventi fuorilegge.
    • Virgio scrive:
      Re: Ma perfavoooooreeee....
      Non c'è alcuna impossibilità alla connessione alla rete pubblica. E' esplicitamente ammesso. Quando finirà questo strazio ? Art. 101, comma 1http://www.comunicazioni.it/it/index.php?IdPag=725C'è qualcuno tra tutti quelli che pontificano a destra e a manca che si prende la briga di leggere quale sia la normativa in vigore, oppure vogliamo continuare a blaterare sul nulla ?
  • Sparrow scrive:
    Un passo alla volta
    Mi sembra davvero che il decreto segni un importante passo in avanti contro il digital-divide.Molti miei amici NON hanno l'ADSL solo perchè abitano in zone sfavorite, servite ancora da centali Telecom vetuste ed inadatte alla banda larga, che Telecom NON upgraderà mai !Grazie al WiFi ci si augura che gli ISP e gli OLO (quelli che A PAROLE dovrebbero fare concorrenza a Telecom, investendo in infrastrutture) portino la linea ADSL a questi cittadini al più presto !Per quanto riguarda la liberalizzazione dell'uso del wifi per ogni cittadino, ciò è davvero auspicabile avvenga presto, anche senza che siano assoggettate alle procedure da 'radioamatore', però mi chiedo e chiedo ai lettori di PI:- quanti cittadini sarebbero in grado da subito, per cultura tecnica e interesse personale, di mettere su un hot spot e condividere una rete wifi ? Secondo me pochissimi. La maggior parte si appoggerebbe comunque a un ISP per avere il servizio, in quanto tecnicamente non conosce e non desidera sapere nulla o quasi.
    • midori scrive:
      Re: Un passo alla volta
      - Scritto da: Sparrow
      - quanti cittadini sarebbero in grado da subito,
      per cultura tecnica e interesse personale, di
      mettere su un hot spot e condividere una rete
      wifi ?
      Secondo me pochissimi. La maggior parte si
      appoggerebbe comunque a un ISP per avere il
      servizio, in quanto tecnicamente non conosce e
      non desidera sapere nulla o quasi.Secondo me in numero sufficiente ad aiutrare il resto dei cittadini a connettersi alla rete, se lo desiderano.Interpretando il tuo pensiero, invece, ritengo che l'unico vero problema in questo senso è che le tecnologie attuali non permetterebbero ad ogni cittadino di usare il wifi, non è una tecnologia pensata per gruppi enormi.ciau ciau midori
    • plus scrive:
      Re: Un passo alla volta
      - Scritto da: Sparrow
      Mi sembra davvero che il decreto segni un
      importante passo in avanti contro il
      digital-divide.

      Molti miei amici NON hanno l'ADSL solo perchè
      abitano in zone sfavorite, servite ancora da
      centali Telecom vetuste ed inadatte alla banda
      larga, che Telecom NON upgraderà mai !
      Grazie al WiFi ci si augura che gli ISP e gli OLO
      (quelli che A PAROLE dovrebbero fare concorrenza
      a Telecom, investendo in infrastrutture) portino
      la linea ADSL a questi cittadini al più presto !

      Per quanto riguarda la liberalizzazione dell'uso
      del wifi per ogni cittadino, ciò è davvero
      auspicabile avvenga presto, anche senza che siano
      assoggettate alle procedure da 'radioamatore',
      però mi chiedo e chiedo ai lettori di PI:
      - quanti cittadini sarebbero in grado da subito,
      per cultura tecnica e interesse personale, di
      mettere su un hot spot e condividere una rete
      wifi ?
      Secondo me pochissimi. La maggior parte si
      appoggerebbe comunque a un ISP per avere il
      servizio, in quanto tecnicamente non conosce e
      non desidera sapere nulla o quasi.Beh, con questo ragionamento vieti tutto.p.e.: perchè autorizzare la gente a fare modellismo? la maggior parte delle persone non si interessa a sapere come funziona un'aereo o un'automobile radiocomandata, quindi non c'è ragione di autorizzare il modellismo.Io invece sono di un'altra idea. è vero che la maggioranza se ne infischia del WiFi o chiederebbe comunque a un ISP di fornire il servizio. Ma c'è chi desidera mettere su la propria rete e che ha le conoscenze per farlo. Lasciatelo fare!E inoltre, se la maggioranza della gente chiederebbe comunque a un ISP, il loro lavoro non è minacciato! Se invece tutti si butteranno sulle reti private e faranno unicamente connessioni private vorrà dire che il servizio fornito dagli ISP è inutile, quindi che ragione c'è di proteggere una categoria inutile?Io penso che ci troveremo piuttosto nel primo caso.P.S.: Cos'è questa storia che senza un nick non si può più scrivere?
  • Anonimo scrive:
    Sig. Guido Villa...
    ... qualche tempo fa in televisione c'era la pubblicità di una macchina che usava come slogan la frase del fondatore della casa produttrice, riguardo alla tecnologia che diventa innovazione solo quando disponibile alle masse.A dirlo era un grande statista ed uno che, anche in barba alle leggi (parlo del Mariuana Tax Act e della Model T), faceva vera innovazione.Estrapolando nel tempo la somma WiFi+VOIP si ottiene il risultato "fine degli operatori telefonici tutti" (fissi e mobili). Nel momento in cui il trasporto della voce è effettuabile in maniera P2P, non servono più: come non serve più chi distribuisce musica e parte della vendita che si effettua nei negozi per le strade (e quindi chi trasporta, chi fa lo stoccaggio, etc).E questo è l'unico motivo per cui il WiFi è ancora vietato ed il VOIP frammentato in tanti piccoli operatori che nel tentativo di appropriarsi di una fetta della torta, rendono inutile il VOIP perchè limitato ai soli (e pochi) loro utenti.Il prodotto di composizione delle leggi oggi pressapoco afferma: per avere il telefono devi pagare 10 euro al mese a telecom e per avere internet devi pagare 20 euro/mese ad un altro operatore (di cui 10 a telecom). Conosco invece realtà dove con 5 euro al mese cadauno, 10 persone condividono da 1 anno sia la connessione internet, sia una flat telefonica. Nella stessa capitale d'Italia (ed in maniera analoga anche in tante altre città), ci sono 60 nodi wireless privati collegati tra loro. E diventeranno di più.Il discorso intriso di ottimismo che fa ricordando l'esistenza dei poveri esclusi dal digital divide (di cui ho fatto parte fino a luglio scorso), considerando i benefici che il popolo potrebbe trarre dal wifi, è un insulto al popolo italiano tutto.Se poi vogliamo considerare l'idiozia di sperperare risorse (Beppe Grillo parla di tonnellate di biscotti portate tutti gli anni in USA, quando basterebbe mandare la ricetta su un pezzettino di carta di pochi grammi) per soddisfare gli interessi di pochi (siano essi i Moratti con il monopolio del petrolio e i Berlusconi con il monopolio dei media, od una lobby su un altra) ai danni di tutti gli altri... è un'offesa ed un rischio per tutta la popolazione del mondo.Una legge che non migliora la vita ai cittadini è sbagliata, punto. Non è possibile che io sia costretto a portare un terminale da 1 Watt sul cuore o sui gioielli, 14 ore al giorno, per pagare caro un servizio che un apparato da 18 MilliWatt potrebbe darmi gratis.Ma d'altronde questa cosa noi italiani la abbiamo nel sangue: dalla costituzione che parla di diritti inalienabili ma poi li classifica in elenchi per forza di cose finiti e quindi incompleti ("tutti uguali: bianchi, neri e rossi"; ed i gialli no?)... fino alla imminente riforma elettorale proporzionale.Continuando di questo passo il Sig. Rossi dovrà cambiare testa a forza di sbatterla al muro... non sarebbe meglio cambiarla prima?OssequiRenton78
    • Anonimo scrive:
      Re: Sig. Guido Villa...
      Diciamo che è stato "regolarizzato" solo quello che serviva allo quello stesso "qualcuno" per cui fino ad ora era stato "delegalizzato".A me questo decreto fa un po' schifo perchè va sempre a vantaggio degli stessi: i cittadini, cos'avevate capito?! ;)
    • Gatto Selvaggio scrive:
      Re: Sig. Guido Villa...

      Estrapolando nel tempo la somma WiFi+VOIP si
      ottiene il risultato "fine degli operatori
      telefonici tutti" (fissi e mobili). Nel momento
      in cui il trasporto della voce è effettuabile in
      maniera P2P, non servono più: come non serve più
      chi distribuisce musica e parte della vendita che
      si effettua nei negozi per le strade (e quindi
      chi trasporta, chi fa lo stoccaggio, etc).
      E questo è l'unico motivo per cui il WiFi è
      ancora vietato ed il VOIP frammentato in tanti
      piccoli operatori che nel tentativo di
      appropriarsi di una fetta della torta, rendono
      inutile il VOIP perchè limitato ai soli (e pochi)
      loro utenti.Complimenti per la chiarezza. In poche righe hai condensato l'intero argomento.
      • Anonimo scrive:
        Re: Sig. Guido Villa...
        Se vuoi ti dico anche come finisce la storia del WiFi e del VOIP.Nel 2006 il centro-sinistra vincerà le elezioni ed il verde Fiorello Cortiana oggi capo di una qualche commissione parlamentare per la tecnologia renderà il Wifi completamente libero, dipingendo la cosa come conquista sociale quando invece è semplicemente il risultato dell'introduzione del WiMAX, che attraendo l'attenzione degli operatori grazie alle sue prestazioni (che si traducono in migliore vendibilità oltre che minori investimenti richiesti per l'infrastruttura), libererà il campo al WiFi libero ed oramai cosa comune.Nel frattempo Google avrà teso il suo ring di operatori VOIP che avranno spazzato via i poveri illusi che in questo anno sono stati gli artefici della frammentazione di cui sopra... ma dato che la gente nel frattempo avrà preso consapevolezza dei voip amichevoli come Skype, essendo protocollo propretario, sarà passata da un monopolio localizzato nello stato ad un semi-monopolio globale... Dopodichè non ho visibilità, ma direi che per la gente saranno anni duri ancora per un po', più che altro perchè le masse stanno culturalmente regredendo al punto da incrementare questa regressione recursivamente ed esponenzialmente a causa della paura injected da chi ha capito che la paura fa bene al business ma non ha capito che il business keynesiano con il PIL di Kutznets a misura del benessere non sta in piedi: le condizioni a contorno sono false.Saluti affettuosi,Renton78
  • Anonimo scrive:
    Basta articoli sul Wifi!
    State cominciando a diventare pesanti e noiosi, ogni giorno la solita minestra riscaldata sul wifi!E che diamine!
    • Anonimo scrive:
      Re: Basta articoli sul Wifi!
      sicuramente alla fine verrà la sidrome da "crazy e il tcpa" ;) cmq c'è da dire che l'argomento è importante, o meglio è importante sviscerare la vergognosa gestione di quello che, in un paese libero o quantomeno avanzato, sarebbe uno strumento formidabile di deomocrazia conoscenza e perché no, pure risparmio...ma qui si da la priorita al DTT... :@
      • Anonimo scrive:
        Re: Basta articoli sul Wifi!

        ma qui si da la priorita al DTT... :@quello per le mosche :P (come direbbe grillo)Comunque per restare in topic.Capisco che possa scocciare, però nessuno ti obbliga a leggerlo..sui giornali se c'è una notizia che ti interessa la salti..e ti vai a leggere solo la pagina sportiva.Il tema è importante, va capito e trattato con i guanti; non si può depennare tutto con noioso; anche la politica è noiosa..ma purtroppo è importante..visto che decide della vita di uno stato.La matematica è noiosa (dicono..secondo me no)..ma non esisterebbe neanche internet senza..insomma, per farla breve...un po' di:a) elasticità mentaleb) tolleranzaNon mi sembra così tragica la cosa :)
      • Anonimo scrive:
        Re: Basta articoli sul Wifi!

        [cut]
        meglio è importante sviscerare la vergognosa
        gestione di quello che, in un paese libero o
        quantomeno avanzato,
        [cut]l' Italia NON è libera!E' "parzialmente libera":http://www.freedomhouse.org/research/pressurvey.htm"Nel Rapporto della Freedom House l'Italia è collocata al 77mo posto fra i Paesi "parzialmente liberi" per quanto riguarda la libertà di stampa, dopo Bolivia e Bulgaria seguito dalla Mongolia."http://unimondo.oneworld.net/article/view/110718/1/75 :| :| :( :'( solo questo...x il resto d'accordo al 100%
    • Anonimo scrive:
      Re: Basta articoli sul Wifi!
      Non leggerli...Ad altri interessano.
    • Anonimo scrive:
      Re: Basta articoli sul Wifi!
      - Scritto da: Anonimo
      State cominciando a diventare pesanti e noiosi,
      ogni giorno la solita minestra riscaldata sul
      wifi!
      E che diamine!E' semplicemente vergognoso quello che dici!!!Il problema del WiFi e del DigitalDivide e' un problema nazionale e che coinvolge tutti, anche se tu magari hai la tua bella linea in fibra a 8 Megabit che ti arriva dentro casa. Per un paese e' importante che TUTTI possano avere accesso alla rete, non solo una parte ristretta della popolazione. E questo e' importante per l'economia, per la cultura, e l'innovazione di questo paese, e, quindi, di riflesso, lo e' anche per te, come di tutti quanti i cittadini. Il governo e' ora che capisca quanto sia importante la rete e che cominci a investire seriamente su di essa, vedendola come enorme risorsa, evitando di BUTTARE soldi pubblici con servizi demenziali, antieconomici, obsoleti e in definitiva inutli, come il DTT, e decine di altri sprechi e invereconde gestioni monopolistiche.Il futuro, poi, sara' sicuramente in prevalenza con sistemi wireless, cosi' come e' successo con la telefonia. E' solo questione di tempo.
      • Anonimo scrive:
        Re: Basta articoli sul Wifi!
        E' semplicemente vergognoso quello che dici!!!Il problema del WiFi e del DigitalDivide e' un problema nazionale e che coinvolge tutti, anche se tu magari hai la tua bella linea in fibra a 8 Megabit che ti arriva dentro casa. Per un paese e' importante che TUTTI possano avere accesso alla rete, non solo una parte ristretta della popolazione. E questo e' importante per l'economia, per la cultura, e l'innovazione di questo paese, e, quindi, di riflesso, lo e' anche per te, come di tutti quanti i cittadini. Il governo e' ora che capisca quanto sia importante la rete e che cominci a investire seriamente su di essa, vedendola come enorme risorsa, evitando di BUTTARE soldi pubblici con servizi demenziali, antieconomici, obsoleti e in definitiva inutli, come il DTT, e decine di altri sprechi e invereconde gestioni monopolistiche.Il futuro, poi, sara' sicuramente in prevalenza con sistemi wireless, cosi' come e' successo con la telefonia. E' solo questione di tempo.Ha ragione lui, che palle fate venire sempre con i soliti discorsi ripetitivi e inutili, perchè i politici che se volessero potrebbero cambiare le cose, neanche sanno che esiste sto forum .
        • Anonimo scrive:
          Re: Basta articoli sul Wifi!
          - Scritto da: Anonimo
          Ha ragione lui, che palle fate venire sempre con
          i soliti discorsi ripetitivi e inutili, perchè i
          politici che se volessero potrebbero cambiare le
          cose, neanche sanno che esiste sto forum . Ma che c'entrano i politici!!!Qui e' un problema di utenti, di far, quantomeno, conoscere il problema a quanta piu' gente possibile, e di spiegarne le cause. I giornali servono per parlare dei problemi o degli interessi della collettivita', non a parlare di quello che vuole il singolo!Se non vi interessa il WiFi, basta saltare l'articolo, non e' difficile.
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