Anche la Grecia ha deciso di imporre un giro di vite ai social network, introducendo il divieto di accesso fino ai 15 anni. È l’ennesimo paese europeo a scegliere di innalzare l’età minima per l’iscrizione alle piattaforme o a valutare di farlo. Prima o poi toccherà anche all’Italia, le discussioni sono già in atto da tempo, rimane solo da definire il metodo.
Social vietati fino ai 15 anni in Grecia
L’annuncio è giunto dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis con un video che più di qualcuno, tra le nuove generazioni, non esiterebbe a definire cringe. Si apre citando il meme 6-7, richiamando inevitabilmente alla memoria il Mr Burns dei Simpson che fa il giovane nell’ufficio del preside Skinner. Come dare una brutta notizia a milioni di ragazzi, edulcorandola? Ma certo, facendone una pessima imitazione.
Nel paese, l’idea di vietare ai più piccoli l’accesso a TikTok, Instagram, Facebook e alle altre piattaforme social è piuttosto popolare. Un sondaggio recente afferma che l’80% della popolazione è d’accordo con una misura di questo tipo. L’obiettivo è quello di sempre: impedire che preadolescenti e adolescenti trascorrano troppo tempo davanti allo schermo e scongiurare il rischio del contatto con contenuti potenzialmente pericolosi.
Il nodo della verifica dell’età
In Grecia, il divieto scatterà dall’1 gennaio 2027. Stando all’annuncio di Mitsotakis, è stato chiesto a gran voce soprattutto da parte dei genitori. Non è difficile immaginare che l’aver fissato così in là la scadenza sia almeno in parte legato alla necessità di implementare un sistema per la verifica dell’età che possa risultare efficace e al tempo stesso rispettoso della privacy.
È un tema delicato e che comporta alcune inevitabili implicazioni di stampo tecnico. Per quanto riguarda l’Italia, qualcuno tra gli esponenti del governo nei mesi scorsi ha proposto di utilizzare l’app IO per farlo, ma non è affatto una cosa semplice.