La giapponese SoftBank pronta a vendere ARM?

Quattro anni dopo l'acquisizione da 30 miliardi di euro il gruppo giapponese starebbe valutando la possibilità di cedere il chipmaker britannico.
Quattro anni dopo l'acquisizione da 30 miliardi di euro il gruppo giapponese starebbe valutando la possibilità di cedere il chipmaker britannico.

Sono trascorsi meno di quattro anni da quel settembre 2016 in cui SofBank ha annunciato l’acquisizione di ARM eppure il colosso nipponico sembra avere già intenzione di liberarsene. È quanto riporta oggi il Wall Street Journal citando diverse fonti rimaste anonime, ma ritenute affidabili.

SoftBank-ARM: siamo già al capolinea?

Il gruppo giapponese starebbe valutando diverse ipotesi: cessione totale, parziale o IPO. Partner dell’operazione Goldman Sachs. Al momento non sembra poter essere esclusa la possibilità che tutto si risolva in un nulla di fatto, lasciando ogni cosa com’è oggi nel caso in cui non dovesse farsi avanti alcun compratore interessato.

Una mossa che potrebbe rientrare in una manovra di più ampio respiro già discussa dai vertici di SoftBank con l’obiettivo di recuperare fino a 41 miliardi di dollari dalla vendita di alcuni asset, destinandoli poi al riacquisto delle proprie azioni. Oltre ad ARM potrebbero essere ceduto il 24% dei titoli dell’operatore statunitense T-Mobile valutati circa 20 miliardi di dollari e una quota del gigante e-commerce cinese Alibaba.

La scorsa settimana l’annuncio da parte della realtà britannica che porterà due proprie unità legate alla Internet of Things sotto il controllo di SoftBank: IoT Platform e Treasure Data. Alla decisione potrebbe contribuire la posizione di Vision Fund, fondo da oltre 100 miliardi di dollari controllato dalla giapponese che detiene il 25% del chipmaker e che di recente ha manifestato l’intenzione di trasferire la quota a SoftBank preoccupato per la mancanza di crescita da parte del chipmaker.

L’indiscrezione di oggi arriva a poche ore di distanza dalla notizia relativa all’acquisizione di Maxim Integrated da parte di Analog Devices, da alcuni analisti ritenuta in grado di spostare gli equilibri nel territorio dei semiconduttori, soprattutto per quanto concerne il mercato delle componenti destinate al settore automotive per la connettività dei veicoli alle reti 5G.

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