Software libero, contestato Stanca

Tre associazioni impegnate nella promozione dell'open source se la prendono con la cosiddetta Legge Stanca, che non sarebbe rispondente alle valutazioni e indicazioni date dal ministro alla vigilia della sua approvazione
Tre associazioni impegnate nella promozione dell'open source se la prendono con la cosiddetta Legge Stanca, che non sarebbe rispondente alle valutazioni e indicazioni date dal ministro alla vigilia della sua approvazione


Roma – Pubblichiamo il testo della nota dal titolo “L’importanza di chiamarsi Open Source – Una raccomandazione frivola per pubblici funzionari seri” trasmessa ieri da tre gruppi da tempo impegnati nella promozione del software libero

A valle della recente pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Direttiva Stanca, denominata “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni”, l’Associazione Software Libero, la Free Software Foundation Europe ed il Secolo della Rete esprimono, attraverso una serie di riflessioni, le loro preoccupazioni.

Si osserva che lo scenario legislativo europeo e le iniziative a carattere locale non trovano un’adeguata risposta nel testo della direttiva, che smentisce le indicazioni e le valutazioni esposte dallo stesso Ministro Lucio Stanca nel comunicato stampa apparso del 24 Ottobre scorso sul sito del Ministero .

Infatti risultano contrarie a qualunque considerazione di merito – sia essa politica, tecnica od economica – operazioni che tendono ad alienare il criterio di modificabilità del sorgente ed eliminare l’indicazione che sollecitava le amministrazioni ad assicurarsi contrattualmente la disponibilità del codice sorgente nei casi in cui il fornitore non fosse più in grado di fornire supporto.

Inoltre, laddove la Direttiva indica come da preferirsi le soluzioni che rendano i sistemi informatici indipendenti da un unico fornitore, favorendo quindi le soluzioni basate su software libero che come è noto non costringono ad approvvigionarsi da uno specifico fornitore, vengono introdotti specifici criteri di esclusione proprio per tali soluzioni, lasciando ampi spazi per deroghe ed elusioni.

Infine si osserva che la funzionalità di esportazione dei documenti in formati aperti, indicata come un elemento di privilegio, era stata riconosciuta dalla Commissione istituita dallo stesso Ministro come una necessità, per la quale gli esperti selezionati dal Ministero avevano auspicato norme prescrittive.

Associazione Software Libero
Free Software Foundation Europe
Il Secolo Della Rete

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02 03 2004
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