SOPA, senatori in ritirata

I promotori del disegno di legge anti-pirateria fuggono dopo la rivolta del web. Il senatore Wyden scrive alla Rete, mentre Zuckerberg cinguetta in pubblico. Wikipedia ringrazia tutti: ma non è finita qui

Roma – Hanno ripiegato, scesi dal carro legislativo del famigerato Stop Online Piracy Act (SOPA). Poco meno di 20 senatori statunitensi sono dunque tornati sul sentiero delle libertà della Rete, ritirando il proprio supporto al disegno di legge che vorrebbe inasprire lo scontro con le varie piattaforme votate alla condivisione illecita dei contenuti made in USA .

Da Mark Kirk a Scott Brown, per finire con la nuova star repubblicana Marco Rubio. I principali promotori di SOPA hanno dunque riflettuto dopo la grande serrata del web, il rumoroso silenzio deciso da grandi protagonisti come Reddit, Google, Mozilla, Wikipedia. Lo stesso Rubio ha ora parlato di rischi eccessivi per la libertà di Internet, con un potere smisurato che verrebbe assegnato al governo federale per il controllo del web .

Ed è arrivata anche una “lettera alla Rete” firmata dal senatore democratico Ron Wyden, indirizzata a tutti coloro che hanno contribuito alla crescita del web. Una terra aperta a tutti, dove “imprenditori, pensatori e innovatori sono liberi di provare, fallire e poi provare ancora”. I disegni di legge noti come SOPA e PIPA andrebbero dunque a consegnare un vistoso potere a chi ha tanto denaro e tanti avvocati .

Denaro raccolto anche dagli attivisti per i diritti digitali, già alle prese con una petizione per fermare l’iter di SOPA al Congresso statunitense. Sono finora stati raccolti circa 1300 dollari, più del 10 per cento di quanto servirà per intraprendere attività di lobbying a Washington . Per contrastare con le stesse armi le intenzioni bellicose di associazioni come MPAA.

L’enciclopedia libera Wikipedia si gode intanto il successo ottenuto con il blackout di 24 ore nella giornata di ieri. Un nuovo messaggio di ringraziamento ha parlato di 162 milioni di utenti ora consapevoli della battaglia in corso . “Per noi non è una questione di soldi, ma di conoscenza”, si legge nel comunicato diramato. I wikipediani hanno comunque lasciato intendere che la cosa non si è certo risolta qui.

E sul campo di battaglia è finalmente sceso in prima persona anche il founder di Facebook Mark Zuckerberg, che ha sottolineato come “il mondo abbia oggi bisogno di leader politici a favore di Internet”. I vertici del sito in blu continueranno ad opporsi all’attuale testo legislativo, considerato una minaccia per la natura di Internet.

Mauro Vecchio

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