SourceForge e l'autocensura

Il celebre repository non è accessibile da alcuni stati indicati da Washington. Alle accuse di chi è stato tagliato fuori, i responsabili oppongono il rispetto delle leggi statunitensi
Il celebre repository non è accessibile da alcuni stati indicati da Washington. Alle accuse di chi è stato tagliato fuori, i responsabili oppongono il rispetto delle leggi statunitensi

Lo staff di SourceForge deve rispettare quanto deciso dallo U.S. Office of Foreign Assets Control (OFAC), estromettendo dal repository open source gli utenti che si connettono da nazioni non proprio in ottimi rapporti con il governo USA. Così viene giustificato lo stop alle connessioni da Siria, Cuba, Iran, Corea del Nord e Sudan: nazioni da cui per ora non è possibile partecipare ad uno dei maggiori palcoscenici di sviluppo online .

Il blog ArabCrunch aveva denunciato il blocco qualche giorno fa, evidenziando come un comportamento del genere non rispecchiasse poi tanto i contenuti del discorso pronunciato da Hillary Clinton dopo il confronto tra Google e Cina. L’azione operata da SourceForge violerebbe infatti due presupposti fondamentali della comunità open source , di cui si pone a baluardo.

Sul sito di Open Source Initiative vengono riportate alcune regole fondamentali sulla condivisione, tra le quali campeggiano due direttive in cui si condanna fermamente ogni forma di discriminazione circa l’accesso e la diffusione di quanto sviluppato a codice aperto.

Nel replicare a queste osservazioni, i tenutari di SourceForge si sono limitati a ribadire la propria volontà di rispettare la legge statunitense: un atto dovuto che “travalica il naturale desiderio di rendere la community open source più estesa possibile”. Norme nazionali permettendo.

Giorgio Pontico

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27 01 2010
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