SpaceX e il razzo che volò due volte

La compagnia spaziale californiana raggiunge un nuovo traguardo, riutilizzando un razzo vettore già "testato" per portare un satellite in orbita. Un risultato storico, dice Musk, ma in futuro occorrerà convincere i committenti
La compagnia spaziale californiana raggiunge un nuovo traguardo, riutilizzando un razzo vettore già "testato" per portare un satellite in orbita. Un risultato storico, dice Musk, ma in futuro occorrerà convincere i committenti

La missione SES-10 ha raggiunto in pieno il suo obiettivo, vale a dire la messa in orbita di un satellite per le telecomunicazioni e il ritorno a terra – cioè in mare – di un razzo vettore già usato nel recente passato. SpaceX ha salutato l’ammaraggio/atterraggio come “una pietra miliare sulla strada della completa e rapida riusabilità”, ma le incognite da risolvere sono ancora tante.

Il primo stadio del razzo di SES-10 aveva già volato nella missione CRS-8 , e non a caso la compagnia spaziale americana ha preferito identificare il booster come “a prova di volo”; la missione è partita nella notte di giovedì dalla storica rampa di lancio LC-39A del Kennedy Space Center di NASA, in Florida, portando il proprio carico in orbita di trasferimento geostazionario (GTO) 30 minuti dopo e poi tornando indietro verso una chiatta galleggiante sull’oceano dal nome fantasioso (“Of Course I Still Love You”).


La missione è perfettamente riuscita , ora il satellite potrà fornire i suoi servizi di telecomunicazione al mercato dell’America Latina e il vettore Falcon 9 può contare al suo attivo ben due viaggi suborbitali condotti con successo. Elon Musk, fondatore (tra le altre cose) di SpaceX, ha salutato il momento come la culminazione di 15 anni di lavoro, investimenti e difficoltà superate grazie al suo team di ingegneri.


L’obiettivo dichiarato da Musk, per SES-10 ma soprattutto per le future missioni con o senza equipaggio umano, è di arrivare a gestire una vera e propria compagnia di voli di linea spaziali grazie a razzi-vettore in grado di rifornirsi e volare di nuovo entro 24 ore dalla missione precedente .

Si tratta, a conti fatti, di un obiettivo che sa di fantascienza classica ed è ancora piuttosto lontano nel futuro: al momento non si conoscono i dettagli – e soprattutto il costo – dell’operazione di “rinnovamento” messa in atto da SpaceX per consentire al Falcon 9 di volare di nuovo, mentre Musk rassicura sul fatto che la struttura principale e i motori del razzo erano in ogni caso gli stessi del viaggio precedente.

Il secondo volo del Falcon 9 ha richiesto “solo” il cambiamento dei componenti ausiliari e la ricarica di propellente, ha assicurato ancora Musk, ed è pertanto costato solo una frazione di quanto costerebbe un volo ex-novo e comunque molto meno rispetto agli standard delle spese “statali” di un colosso come NASA.

La prospettiva di un business dei razzi “a prova di volo” si fa ogni anno più reale , e un risultato importante come quello del doppio volo delle missioni CRS-8/SES-10 dovrebbe costituire un buon viatico per convincere i potenziali clienti a cavalcare i booster usati nel trasporto di preziosi payload hi-tech in orbita.

Alfonso Maruccia

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31 03 2017
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