Spider Web, stroncato traffico di capi contraffatti

Oltre sei mesi di indagini hanno portato la Guardia di Finanza a stroncare un maxi-traffico di capi e accessori contraffatti: l'operazione Spider Web.
Oltre sei mesi di indagini hanno portato la Guardia di Finanza a stroncare un maxi-traffico di capi e accessori contraffatti: l'operazione Spider Web.

È stata battezzata Spider Web l’operazione della Guardia di Finanza che ha reso possibile smantellare un maxi-traffico di capi d’abbigliamento e accessori di lusso contraffatti. Questi alcuni dei marchi coinvolti, come si legge nel comunicato ufficiale: Gucci, Louis Vuitton, Chanel, Prada, Hermes, Givenchy, Bikkembergs, Armani, Fred Perry, Tommy Hilfiger, Moschino, Dsquared², Ralph Lauren, Burberry e Lacoste.

La GdF contro capi e accessori contraffatti

L’intervento del Nucleo di Poliza Economico-Finanziaria di Ancona è seguito a una fase di indagine durata oltre sei mesi condotta dalla Sezione Diritti di Proprietà Intellettuale e Industriale del Nucleo PEF con il coordinamento della locale Procura della Repubblica che ha preso in considerazione siti, profili social e pagine presenti su piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e YouTube. Lì erano state allestite delle vere e proprie “vetrine virtuali” attraverso le quali commercializzare i prodotti falsi.

Individuata un’impresa gestita da due coniugi della provincia di Ancona che proponeva ai negozianti l’acquisto di beni di lusso a prezzi particolarmente ridotti, da vendere poi ai clienti finali. Le transazioni avvenivano in seguito alla registrazione a un sito appositamente creato ed entrando in contatto diretto su WhatsApp.

Spider Web: l’operazione in 12 regioni d’Italia

I beni, realizzati in gran parte in Turchia, Bulgaria e Repubblica Ceca, arrivavano in Italia tramite corrieri internazionali finendo poi sugli scaffali dei negozi di 12 regioni: Marche, Lazio, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana, Calabria, Sardegna, Campania, Piemonte, Lombardia, Veneto, Abruzzo. Durante i controlli condotti eseguiti nelle città di Roma, Milano, Palermo, Torino, Bologna, Rimini, Napoli, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Nuoro e Pisa sono emersi documenti fiscali alterati per attestare una la legittima provenienza della merce.

L’attività posta in essere dimostra come tale fenomeno, di portata internazionale, comporti riflessi di tutta evidenza sul funzionamento del mercato anche con riguardo alla tutela dei consumatori la cui buona fede viene maggiormente carpita sia dagli alti livelli di fattura dei prodotti contraffatti sia dalla commercializzazione in punti vendita, che rappresentano canali apparentemente legali.

Un codice QR per ingannare gli acquirenti

Emessi provvedimenti di perquisizione e sequestro nei confronti di 30 operatori commerciali. Denunciati i 35 titolari con le accuse di attività illecita, introduzione di prodotti con segni falsi e ricettazione. Circa 15.000 i capi di vestiario recuperati per un valore complessivo stimato in oltre 4,5 milioni di euro.

Su molti di questi un QR code collocato con l’intento di trarre in inganno l’acquirente: in seguito alla scansione rimanda a un e-commerce generico e non al sito Web del marchio tramite codice univoco del prodotto.

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