Stallman su intercettazioni e censura

Seconda parte dell'intervista rilasciata dal padre del Software Libero a Punto Informatico sui temi più caldi del momento. Parole durissime sul monitoraggio delle comunicazioni. Per cambiare le cose serve una nuova consapevolezza
Seconda parte dell'intervista rilasciata dal padre del Software Libero a Punto Informatico sui temi più caldi del momento. Parole durissime sul monitoraggio delle comunicazioni. Per cambiare le cose serve una nuova consapevolezza


Roma – L’informatica sta cambiando il nostro mondo con ritmo serratissimo mettendo in discussione spesso e volentieri libertà personali ma oscurando anche le prospettive . Per questo Punto Informatico ha voluto proporre a Richard Stallman una riflessione anche su questi temi, che compongono la seconda parte della lunga intervista del “padre” di Free Software Foundation (la prima parte è qui ).

Punto Informatico: Controllo delle comunicazioni, intercettazioni ed invasione della privacy. Ultimamente abbiamo assistito ad un’escalation globale. Cosa ne pensa?
RMS: Sulla questione delle intercettazioni servono dei rigorosissimi controlli da parte degli organi competenti. I giudici ed i magistrati devono controllare attentamente l’operato delle forze dell’ordine e le intercettazioni devono essere autorizzate solo per effettiva e comprovata utilità.

PI: Il governo degli Stati Uniti ha confessato di aver spiato i cittadini e di aver tenuto sotto controllo Internet
RMS: Negli Stati Uniti c’è una legge apposita, detta CALEA , che obbliga i fornitori d’accesso e gli operatori di telefonia a tenere sotto controllo le comunicazioni vocali. Ma solo se esistono ordini da parte della Corte Suprema. Il problema è che Bush e soci hanno calpestato i diritti civili di migliaia di cittadini, spiandoli e monitorandoli, in modo totalmente arbitrario. Tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero pensarci bene, prima di collaborare in qualsiasi modo con questo regime, questa combriccola di criminali.

PI: L’impatto della tecnologia sulla società è enorme.Quale è la sua posizione sull’intreccio attuale tra innovazione, società ed istituzioni?
RMS: L’informatica può diffondere libertà. Ma al tempo stesso può distruggerla ed aiutare i tiranni. Diffonde libertà quando i computer sono sotto il libero controllo dei cittadini. L’esatto opposto si verifica quando un manipolo di potenti controlla i computer e mette a rischio la libertà di tutti.

PI: In quale senso?
RMS: Negli anni sessanta, nessuno stava dietro ai computer. Tuttavia, qualcuno iniziava già a dire “I computer controlleranno il mondo!”. Noi programmatori ridevamo di loro, dicendo che le macchine eseguono solamente le istruzioni date dai loro programmatori. Qualcuno diceva che l’informatica avrebbe trasformato la società in una distopia degna di Orwell, una tirannia totalitaria alla “1984”.

PI: Non mi sembra che sia ancora successo
RMS: Bene, al giorno d’oggi le macchine sono programmate per fare, più o meno, ciò che la gente di allora considerava come distopico. I computer non sono tiranni, sia ben inteso, ma possono aiutare i tiranni a creare una vera dittatura. Quindi quelle persone che deridevamo, in un modo o nell’altro, avevano ragione.

PI: Come sta accadendo in Cina con il controllo totale di Internet?
RMS: La Repubblica Popolare Cinese non è proprio una dittatura totalitaria, ma ciò che sta avvenendo in Cina dimostra che si tratta indubbiamente di un governo tirannico. Un governo che non rispetta i diritti umani fondamentali, come ad esempio quello di poter criticare liberamente il proprio governo. Internet in Cina è stato un grande strumento per la democrazia, almeno fino a quando le autorità non si sono accorte di poter controllare la Rete in maniera efficace, rigorosa e precisa.

PI: Cosa pensa del recente scandalo su Google, Microsoft, Yahoo e Cisco, accusate di aver collaborato e fornito strumenti informatici al regime cinese?
RMS: Se gli Stati Uniti avessero davvero a cuore i diritti umani, potrei aspettarmi che Washington faccia qualcosa e proibisca a queste aziende di cooperare con la censura di Pechino.

PI: Come icona del Movimento per il Software Libero, accetterebbe contributi provenienti dal governo cinese, a patto che questi siano in linea coi parametri della FSF ? Sarebbe da considerarsi etico?
RMS: Sì, perché no? I governi non sono mai totalmente cattivi ed il loro grado di bontà dipende dalle azioni che fanno: se il governo Cinese decidesse di incoraggiare la produzione di software libero, non sarebbe proprio un male. Perché ogni contributo alla causa del software libero è un piccolo contributo per la libertà di tutto il mondo.

PI: Si improvvisi futurologo, anche se lei è uno scienziato ed un informatico. Cosa potrebbe accadere nei prossimi 10 anni, nel mondo, almeno dal punto di vista tecnologico?
RMS: Non ho certo una palla di cristallo e non sono davvero in grado di azzardare previsioni. Non sono in grado perché dipende tutto dagli utenti: sono in gioco le nostre libertà e non si sa chi sarà il vincitore.
Vincerà la libertà? Spero solo che gli utenti possano combattere con noi per questo importantissimo risultato.

a cura di Tommaso Lombardi

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14 02 2006
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