Stephen King come Greta Garbo?

dell'Invidioso. Come un tempo si addiceva alle Dive - che maltrattavano i fan per essere amate ancora di più - King ha deciso qualche tempo fa, all'improvviso, di cessare le pubblicazioni
dell'Invidioso. Come un tempo si addiceva alle Dive - che maltrattavano i fan per essere amate ancora di più - King ha deciso qualche tempo fa, all'improvviso, di cessare le pubblicazioni

Roma – No, non stiamo parlando di Shakespeare, non stiamo discettando sulla satira di Karl Kraus né analizzando il più importante scrittore del secolo scorso, Aldo Busi. No, stiamo parlando di Stephen King, scrittore, sceneggiatore, fin troppo acclamato “maestro dell’horror” e, da qualche mese, furbacchione pluri-laureato.

King ci ha rotto i timpani per mesi e mesi sulla storia dei soldi, mentre pubblicava online a pezzi e bocconi la prima parte del suo The Plant, operazione commerciale ampiamente seguita dai media. Il motivo? Si lamentava del fatto che il numero di coloro che effettivamente versavano l’obolo di un dollaro per ogni capitolo scaricato dalla Rete fosse per molte settimane inferiore al 75 per cento del totale. Sotto quella percentuale, avvertiva stizzito dalle pagine del suo sito , il “maestro” non si sarebbe più concesso ai propri fan.

Piagnistei d’autore che hanno avuto come effetto l’acquisto in massa di quelle pagine vergate bit per bit dallo scrittore, determinato a verificare se fosse possibile fare a meno dell’editore pubblicando direttamente online. I suoi lettori planetari – e lui lo sa bene – sono pronti a tutto pur di venerare l’autore dei brividi più profondi che abbiano terremotato il loro midollo. Un pubblico che ha deciso di stare al gioco e di versare, capitolo dopo capitolo, il proprio omaggio alla divinità delle Lettere industriali.


Come un tempo si addiceva alle Dive – che maltrattavano i fan per essere amate ancora di più – King ha deciso qualche tempo fa, all’improvviso, di cessare le pubblicazioni, di chiudere il rubinetto da un giorno all’altro, di interrompere il rapporto diretto con i propri lettori Internet che gli aveva già portato una pubblicità senza precedenti. Spiegando che l’horror story “The Plant”, giunta a metà del suo svolgimento, doveva interrompersi; perché altre sfide erano sul cammino, inediti da rivedere, ville da restaurare, immaginari collettivi da ridisegnare, magari con l’aiuto del Cinema. Improvvisamente ThePlant era di troppo. Come per un’altra divina, Greta Garbo, per cui fu Hollywood a divenire di troppo.
Lasciati a secco i propri lettori, ovviamente sconcertati, nei giorni successivi sul suo sito appariva una pagina per iscriversi ad una mailing list di “avvertimento”: avrebbe mandato un messaggio qualora King avesse ripreso la pubblicazione di ThePlant. Sottilissima la superba ironia di quella pagina, dove si legge che “poiché me lo avete chiesto ho messo su una mailing list per avvertirvi”. Bontà sua.

Pochi giorni fa l’epilogo della vicenda che doveva sconquassare l’industria dell’editoria, che veniva additata come emblema della rivoluzione Internet, che portava sulle sue spalle un’ipotesi nuova di libro digitale, che annichiliva ogni intermediazione ponendo il destino dell’autore nelle mani del suo pubblico.

Un epilogo fatto di dollaroni, quando King ha comunicato che gli oboli versati dai suoi fan avevano raggiunto la notevolissima cifra di 722mila dollari, 463mila dollari al netto delle spese(?) e delle tasse. Ogni byte scritto gli ha reso mezzo dollaro.

Una rivoluzione, se si pensa che Shakespeare ai suoi tempi per racimolare qualche penny era costretto a scrivere controvoglia letteratura che ha reso noi tutti più ricchi.

King si è messo in tasca più di un miliardo di lire con mezza storia. Se ne scrive un’altra mezza potrebbe finalmente permettersi di restaurare la sua villetta aggredita dall’edera di un vecchio Creepshow di cui era protagonista. Speriamo che la prossima mezza sia la parte finale di ThePlant.

Frederick Forsyth

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09 02 2001
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