Sull'editoria la protesta riprende quota

In una nota l'associazione dei provider Assoprovider critica duramente la nuova legge. I radicali lanciano un sito di informazione che viola la legge. I giornali all'estero se ne occupano sempre più. Pesante il silenzio del Governo
In una nota l'associazione dei provider Assoprovider critica duramente la nuova legge. I radicali lanciano un sito di informazione che viola la legge. I giornali all'estero se ne occupano sempre più. Pesante il silenzio del Governo


Roma – Cosa impedisce al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’editoria, Vannino Chiti, e a tutti coloro che hanno voluto e sostenuto la legge sull’editoria di promuovere un atto pubblico, un documento di interpretazione ufficiale della nuova legge? C’è da chiederselo, visto che le loro posizioni sono rimaste immutate nonostante la polemica che la ferma protesta di migliaia di siti italiani è riuscita a suscitare.

Fino a questo momento i promotori della legge sembrano impermeabili alle provocazioni di chi, come la Lista Bonino, mette in piedi iniziative editoriali online in contrasto con la normativa in questione. Impermeabili allo stupore che traspare dai pochi articoli che, tra l’ironico e lo scandalizzato, stanno apparendo sulla stampa internazionale. Impermeabili persino al richiamo durissimo proveniente dall’Associazione dei provider italiani, l’AIIP, che non ha risparmiato critiche alla legge.

Nessun segno di reazione, inoltre, alle dichiarazioni degli esperti legali che in queste settimane hanno criticato la legge e le sue ambiguità. L’unico segno di vita fin qui giunto, peraltro denso di contraddizioni, è una generale minimizzazione del problema che, a due settimane dalle elezioni, esprime tutto quello che i promotori della legge sono oggi in grado di produrre, impegnati come sono nella campagna elettorale…

Ieri è arrivata una nuova importante “scomunica” per la nuova legge sull’editoria, quella di Assoprovider, l’associazione dei piccoli provider Internet, pionieri della Rete italiana, secondo cui “non è chiara l’intenzione del legislatore, non è chiara la legge in sé, non sono chiari i metodi d’attuazione, non sono neppure chiare le precisazioni che gli attori del provvedimento sono stati costretti a pubblicare sui giornali. Siamo all’oscurantismo? Si vuole mettere il bavaglio alla Rete?”

“Assoprovider – si legge nella nota – condivide le preoccupazioni di tutta la comunità Internet italiana relativamente alle nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali. La normativa recentemente entrata in vigore, la legge 7 Marzo 2001, n. 62, interviene in modo non chiaro in un settore già di per sé incerto, che non sentiva certo l’esigenza di un intervento tanto inopportuno”.

Intanto la Lista Bonino ha dato vita a Disobbedisco , giornale che si autodefinisce “Settimanale telematico di NON ISCRITTI all’ordine dei giornalisti”. Il direttore responsabile è Matteo Mecacci, candidato radicale a Firenze nel collegio in cui si presenta anche Vannino Chiti. Nell’editoriale di “lancio” di Disobbedisco, si legge, tra l’altro, che “la legge sull’editoria che è stata approvata recentemente in esecuzione di quanto ordinato congiuntamente dagli editori e dal sindacato dei giornalisti, è lo specchio fedele del sistema informativo italiano che allunga ora i suoi tentacoli anche sulla rete”.

I radicali hanno peraltro già presentato una interrogazione alla Commissione Europea nella quale si afferma: “Agitando l’osso dei contributi e dell’assistenzialismo pubblico, l’obiettivo chiaro è quello di assoggettare l’informazione on line alle stesse regole stataliste, antiliberali e corporative che già limitano fortemente la libertà di stampa sui supporti tradizionali”.

Della libertà di informazione in Italia, già critica prima del varo della legge sull’editoria, si stanno occupando in questi giorni anche alcuni giornali esteri.


Ieri Liberation, il prestigioso quotidiano francese, titolava : “Polemiche in Italia per l’informazione online”. Sottotitolo: “Una nuova legge sottopone le pubblicazioni multimediali alle leggi della carta stampata”. In quella sede vengono riprese le dichiarazioni tra loro in contraddizione di Chiti e di Franco Abruzzo, presidente dell’ordine dei giornalisti lombardo. Si dà inoltre conto della richiesta di un documento ufficiale di interpretazione e della dura presa di posizione dell’AIIP contro la legge.

Per bocca di Stefano Lamborghini, segretario dell’Associazione, l’AIIP aveva dichiarato a Liberation: “La legge sull’editoria rivela da una lato un problema di comprensione delle nuove tecnologie con la volontà di applicare le regole della carta stampata ad Internet e dall’altro il tentativo degli editori italiani di difendere i propri privilegi anche se vanno contro la libertà di espressione”.

Sempre ieri sull’autorevole National Review americana, è apparso un articolo dal titolo “Orwell in Italia”. Un pezzo dove si ironizza sulla portata fascistoide della legge sulla stampa e sulle pericolose contraddizioni contenute nella legge sull’editoria.

Il magazine tedesco Telopolis qualche giorno fa a sua volta pubblicava un articolo dal titolo emblematico: “L’Italia rinuncia alla libertà di opinione?”. Nel pezzo viene attaccata l’istituzione Ordine dei giornalisti e si ironizza sulla definizione di “prodotto editoriale”. Vengono anche riportate le dichiarazioni di Chiti e si sottolinea come un documento interpretativo ufficiale ancora non sia stato emesso…

Della questione si era occupato l’11 aprile anche l’International Herald Tribune che rendeva nota la petizione sottoscritta già da molte migliaia di utenti Internet italiani e delle diverse posizioni in campo.

Una notizia, quella della mobilitazione, che non ha invece trovato spazio sulla maggioranza dei giornali cartacei italiani in queste settimane né su alcuni siti di grande richiamo (cfr: La mobilitazione silenziata ). Un “silenzio” che ha senz’altro contribuito a rallentare la corsa della petizione sottoscritta, fino a questo momento, da quasi 40mila utenti italiani, un risultato clamoroso che ha il grande merito di non aver permesso a questa legge ambigua e censoria di passare sotto silenzio ma che ancora non ha provocato neanche un documento interpretativo ufficiale.

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26 04 2001
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